sabato 16 marzo 2013

PALMA VIOLETS: chitarre garage, linee vocali sporche, charleston aperti e tappeti di organo... è il nuovo brit rock che avanza?

RADI@zioni / Disco Hot N° 04: PALMA VIOLETS "180” (2013)
 
… Le cronache musicali inglesi ci raccontano di numerosi gruppi arrivati al successo in modo rapido ed improvviso, ma la band in questione ha veramente bruciato le tappe. Visti dal vivo ad un loro party-concerto da un emissario della casa discografica Rough Trade (per intenderci quella degli Smiths, dei Libertines e degli Strokes) hanno avuto immediatamente la possibilità di incidere il loro primo singolo, “Best Of Friends” giudicato, tra l’altro, come il migliore dello scorso 2012. Da lì è iniziata la scalata al successo e la pubblicazione del 1° album avvenuta il 25 febbraio scorso.

Londinesi e sbarbatelli, hanno pensato di chiamare l’album “180” (one hundred eighty) come lo stabile situato nella periferia della loro città, dove erano soliti fare party a sorpresa. Suonano un indie-rock sporcato di garage e con qualche influsso psichedelico.

I Palma Violets danno aria alla scena alternative londinese che era un po’ in fase di stallo. Meteora o realtà?

(Carmine Tateo)

Tracce consigliate:

BEST OF FRIENDS (ascolta/guarda http://youtu.be/poFXWUTEs1k)

STEP UP FOR THE COOL CATS (ascolta/guarda http://youtu.be/TGaT7aCgsTA)

LAST OF THE SUMMER WINE (ascolta/guarda http://youtu.be/gGSUl0RbK5Q)

 

sabato 9 marzo 2013

EELS: quella scintilla di eternità in fondo al cuore che può rendere la vita una meravigliosa, gloriosa avventura!

RADI@zioni / Disco Hot N° 03: EELS "Wonderful, Glorious" (2013)

Sono passati ormai circa 4 anni dal precedente album, e Mr. Everett ha finalmente deciso di far uscire il 10° capitolo per la sua band.
“Wonderful, Glorious” è l’inconfondibile costante della musica targata EELS… Attenzione, però! Una cosa è certa: quest’ultimo lavoro è contagioso. Le melodie (come spesso accade quando parliamo di questa band) si insinuano vigliaccamente sotto la cute dell’ascoltatore. Rock’n’roll pieno di groove ed elettricità, a volte più colorato di blues, altre volte di piccole gocce di psichedelia.
Nell’alternarsi di danze sgangherate e parentesi sognanti, la voce di Marc Oliver Everett è magica e sofferta come sempre.
“Wonderful, Glorious” è un disco che fa amare ancor di più questa band, sicuramente già fin d’ora nella nostra top ten 2013.
p.s.: segnaliamo la limited edition con un bonus disc contenente altre 13 tracce (5 inediti + 8 live).
(Carmine Tateo)


Tracce consigliate:
- BOMBS AWAY (guarda/ascolta: http://youtu.be/_2vc5iie5RM);
- PEACH BLOSSOM (guarda/ascolta: http://youtu.be/_vS_By_ZZ0g);
- YOUR MAMA WARNED YOU (guarda/ascolta: http://youtu.be/6pvIQdtMMkY).

sabato 2 marzo 2013

SACRI CUORI “Rosario” - La nostalgia di un luogo in cui non sei mai stato! La possibile colonna sonora per il prossimo western di Tarantino!

SACRI CUORI “Rosario” (Decor Records/Interbang Records, 2012) – www.sacricuori.com

Tracklist:
01. Silver Dollar (guarda/ascolta: http://youtu.be/S2Sb6QizW4k)
02. Fortuna
03. Quattro Passi
04. Out Of Grace
05. Sipario! (guarda/ascolta: http://youtu.be/rgjuZoVjXEg)
06. Garrett, West
07. Where We Left
08. Teresita
09. Garrett, East
10. El Conte
11. Sundown Rosa
12. Lee-Show
13. Lido (guarda/ascolta: http://youtu.be/dPVIzps6Sx8)
14. El Gone
15. Sei (guarda/ascolta: http://youtu.be/CFq_31StIp4)
16. Non Tornerò
17. Steamer (guarda/ascolta: http://youtu.be/x_YbAqgMZGo)
18. Lido (alt. take)
19. Teresita (alt. Take)


Sacri Cuori è una sigla che cela le personalità di Antonio Gramentieri (chitarre), Francesco Checco Giampaoli (basso), Christian Ravaglioli (tastiere e fiati) e Diego Sapignoli (batteria), più altri collaboratori estemporanei. Da qualche mese stanno facendo molto rumore grazie al loro secondo album, “Rosario”, registrato con uno stuolo di ospiti da sogno. Ora, non vorremmo farli passare per “la versione italiana dei Calexico”, nonostante propongano un disco principalmente strumentale, nonostante la capacità evocativa di questi brani conservi lo stesso taglio cinematografico della band di Burns & Convertino, nonostante il medesimo amore per le melodie di frontiera e il suono del deserto. Gramentieri e soci sono evidentemente nati masticando roots-music e film di Quentin Tarantino (che tranquillamente avrebbe potuto usare anche brani come “El Gone” o “El Conte” per commentare la sua ultima fatica “Django”), ma “Rosario” si spinge oltre, in un orizzonte sconfinato che persino gli stessi Calexico ultimamente sembra facciano fatica a vedere, e cioè in una concezione nuova di musica a 360 gradi, dove le definizioni e gli steccati stilistici svaniscono in arditi mix culturali e dove gli elementi americani convivono perfettamente con quelli europei, dove la musica dei circhi balcanici viene portata in Romagna attraverso danze gioiose o tristi passeggiate da mare in inverno. Album da ascoltare preferibilmente sollecitati da un degno contraltare visivo (un tramonto, un quadro, una strada, il vostro partner, scegliete voi…). Non “italiani che fanno gli americani” e nemmeno “italiani che vanno in America”, ma musicisti di un mondo musicale che sta diventando sempre più vasto, dove nulla più si può inventare, ma c'è ancora tanto da incontrare, scoprire, conoscere e interiorizzare (http://ennegi.blogspot.it/2013/02/sacri-cuori-rosario.html).
In questo nuovo splendido album è evidente l’ulteriore crescita di questa band. Band che meriterebbe maggiore considerazione anche in Italia perché è sicuramente una delle più belle realtà italiane ed anche una delle poche che si muova ed operi a livello internazionale con grandi riconoscimenti. I Sacri Cuori sono infatti la backing band in sala di registrazione e dal vivo, attraverso centinaia di concerti negli Stati Uniti e in Europa, di importanti artisti come, tra gli altri, Richard Buckner, Robyn Hitchcock, Steve Wynn, Woody Jackson, Hugo Race e Dan Stuart (ex Green on Red), mentre nel loro primo disco avevano come ospiti John Convertino e Jakob Valenzuela dei Calexico e Howe Gelb dei Giant Sand. “Rosario” è stato registrato a Richmond (Virginia) e a Hollywood (California) e vede la partecipazione tra gli altri di John Convertino (Calexico), Marc Ribot, David Hidalgo, Woody Jackson, Jim Keltner e Isobel Campbell (già con Belle & Sebastian e con il Mark Lanegan solista) che è anche autrice delle liriche e presta la sua bella voce nelle uniche due tracce cantate del disco. Si perché questo è un disco essenzialmente strumentale, un genere che sta ritornando con diversi validi gruppi, dopo i grandi fasti degli anni ’60. È sicuramente un gran bel disco di una grande band. Se ancora non li conoscete dovreste assolutamente scoprirli, ne rimarrete affascinati (http://www.mescalina.it/musica/recensioni/sacri-cuori-rosario). 
Nel loro suono si trova il folk, il blues e la psichedelia, visioni cinematografiche e ambientali. “Rosario” racconta la Romagna delle origini che si specchia nell’America dei confini, l’Adriatico nel Pacifico, Rimini in Venice Beach. Una musica che ritrova anche le suggestioni letterarie dell’italo-americano John Fante, le allucinazioni di David Lynch, il Messico immaginato dalla fisarmonica di Castellina/Pasi. Una musica dagli ascolti colti ma dall’anima popolare, che affronta senza remore la propria italianità, la sfida della melodia, e che cerca l’avanguardia nella sintesi delle influenze più che nel gesto ad effetto (http://apriliaeventi.blogspot.it/2013/02/sacri-cuori-sepofah-quartet-circolo.html).

A cura di: Camillo “RADI@zioni” Fasulo

“RADI@zioni/N.R.G.” è un programma ideato da Camillo Fasulo e realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Gabriella Trastevere, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi. 


giovedì 21 febbraio 2013

YO LA TENGO – Un'elegante lezione di rock alternativo americano

YO LA TENGO “Fade” (Matador Records, 2013) – http://yolatengo.com/

Tracklist:
01. Ohm (ascolta: http://youtu.be/BauiMlA0VVo)
02.
Is that enough
03. Well you better (ascolta: http://www.youtube.com/watch?v=_57ZtsuzQj4&feature=share&list=PLUm14RyqutJMxJDyrNkfJ2p9bZhgLEzg5)
04. Paddle forward
05. Stupid things (ascolta: http://www.youtube.com/watch?v=KzsTz5trFjA&feature=share&list=PLUm14RyqutJMxJDyrNkfJ2p9bZhgLEzg5)
06. I’ll be around
07. Cornelia and Jane
08. Two trains
09.
The point of it
10.
Before we run (ascolta: http://www.youtube.com/watch?v=ICFj0K7N6Lk&feature=share&list=PLUm14RyqutJMxJDyrNkfJ2p9bZhgLEzg5)

Indipendenti praticamente per definizione, alternativi, psichedelici, noise; i Velvet Underground e la melodia da una parte, i Sonic Youth, i feedback, il cosiddetto “rumore” dall’altra: questi gli Yo La Tengo fino ad oggi, e aggiungerei anche con un “discreto” successo. Nascere nel 1984 significa avere oggi ventinove anni, diciamo oramai compiuti, e se è vero che nel mondo del rock vale la regola canina “un anno ne vale sette”, fate voi i conti. In un’interessante intervista pubblicata sul “Mucchio” di gennaio, si legge di un Ira Kaplan preso ad ammettere candidamente la propria “stupidità” nel non aver mai avuto “… l’idea geniale di sciogliere il gruppo per poi riformarlo”. Ironia a parte, comunque molto intelligente, se gli Yo La Tengo ad un certo punto si fossero sciolti per poi riformarsi probabilmente oggi non avremmo un disco come “Fade” tra le mani. Forse tra qualche anno o probabilmente mai! (http://www.rockol.it/recensione-5095/Yo-La-Tengo-FADE)
I protagonisti di questa storia sono i coniugi Ira Kaplan (voce, chitarra) e Georgia Hubley (voce, batteria) più James McNew al basso. I tre cavalieri del sottobosco indie a stelle e strisce inaugurano il 2013 sfornando il tredicesimo album. Dopo tanti anni, e tanti lavori, è chiaro che Yo La Tengo sia considerato un nome intoccabile della scena alternativa mondiale, fra i più longevi attualmente in circolazione. La principale differenza fra “Fade” e i dischi più recenti del trio è l’evidente sforzo di sintetizzare i tratti strumentali, evitando di dilungarsi inutilmente o virare verso percorsi troppo tortuosi. Ulteriore divergenza è data dal minore apporto delle chitarre, in favore di atmosfere sovente più rarefatte ed arrangiamenti che mal celano desideri di grandezza, con gli archi che in un paio di occasioni tendono a prendere il sopravvento.
Come spesso accade dalle parti degli Yo La Tengo, le due tracce più lunghe sono posizionate alle estremità dell’album. “Ohm” è il perfetto trait d’union con la fine del precedente “Popular Songs”, l’ “instant classic” che tutti si augurano di trovare in ogni loro nuovo lavoro; “Before We Run” rappresenta invece il congedo appassionato e viscerale, l’epilogo di un percorso di dieci tracce che per metà rappresentano la sintesi di quanto fatto sinora dalla band e per metà lancia il trio del New Jersey nella costruzione di quadretti bucolici rilassati e armonici. Prodotto dall’esperto John McEntire, che oltre ad essere un affermato producer è noto nell’ambiente come drummer di Tortoise, Red Krayola e The Sea And Cake, “Fade” è stato registrato presso i Soma Studios di Chicago. Chi si affretterà a prenotare la deluxe edition potrà godere di un sette pollici bonus con dentro due piacevolissime cover: “I Saw The Light” di Todd Rundgren e “Move To California” dei Times New Viking. La versione in vinile assicura anche un esclusivo coupon utile per scaricare una jam di ulteriori undici minuti (http://www.ondarock.it/recensioni/2013_yolatengo_fade.htm).
Il suono della band di Hoboken, New Jersey, resta inconfondibile dall’esordio ai giorni nostri, sebbene i nostri tre abbiano provato a diversificare il proprio repertorio con una ricerca musicale che continua tuttora e che dà i migliori risultati nel confronto live. È lì che vedi l’abilità nello scambiarsi gli strumenti, nel mettersi alla prova, nel volere essere ricercati con un pezzo strumentale di mezz’ora di puro rumore e passare poi ad una canzone pop dal ritornello facile (http://www.rockisland.it/news-22934/recensione-yo-la-tengo-fade-2013/).
Purtroppo il tour promozionale di “Fade” prevede una sola data in Italia, programmata per il prossimo marzo al “Limelight” di Milano. Se vi trovaste in zona, vi consiglierei di non perdere la visione di un pezzo di storia musicale contemporanea, il quale nel 2013 conferma, assieme a Wilco, Walkabouts e pochissimi altri, di avere il passaporto per viaggiare su quella nuvola che ospita i grandi protagonisti del moderno american rock, scrutando tutti dall’alto ad anni luce di distanza (http://www.ondarock.it/recensioni/2013_yolatengo_fade.htm).
Da questo link sarà possibile ascoltare l’intero album “Fade” degli YO LA TENGO: http://www.youtube.com/watch?v=N5Fbw7dy8_U&list=PLUm14RyqutJMxJDyrNkfJ2p9bZhgLEzg5
“RADI@zioni/N.R.G.” è un programma ideato da Camillo Fasulo e realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Gabriella Trastevere, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.


venerdì 15 febbraio 2013

VALENTINA GRAVILI - In viaggio alla ricerca di nuove, intriganti sfumature cromatiche ed emozionali!

VALENTINA GRAVILI “Arriviamo Tardi Ovunque” (Carbon Cook Records, 2013) www.valentinagravili.comwww.carboncookrecords.com

Tracklist:
1.Il Finimondo (ascolta: http://youtu.be/sAYv2bij8sU)
2.Arriviamo Tardi Ovunque (ascolta: http://youtu.be/Uv_hQaGI4H4)
3.Pare Che Fuori Pioverà (ascolta: http://youtu.be/HKrxt3o1iv4)
4.Guerriglia D'Oriente (mentre fuori il sole insorge)
5.La Mappa Dei Punti Deboli Del Mondo
6.La Saggezza è Roba Per Giovani (ascolta: http://youtu.be/RSWiA04M0Uc)
7.Cruda
8.Mosca Cieca
9.Domenica Mattina (ascolta: http://youtu.be/8WAxtEIFEuU)

Terzo album per Valentina Gravili, cantautrice brindisina, ma romana d'adozione. Enfant prodige del cantautorato italiano ai tempi dell'esordio “Alle Ragazze Nulla Accade A Caso” premiato con il “Premio Ciampi” come miglior debutto nel 2001, e poi confermatasi con il successivo “La Balena Nel Tamigi”, premio “MEI” come miglior autoproduzione nel 2011. Con “Arriviamo Tardi Ovunque”, Valentina compie un ulteriore salto di qualità e, grazie alla sapiente mano di Max Baldassare alla produzione, abbandona il pop-psichedelico del precedente album, per abbracciare un sound più selvaggio e sensuale, arrivando a realizzare un disco pregevole, che ci riconsegna una cantautrice ruvida, poetica, sensuale, nel pieno della sua maturità artistica (http://www.kdcobain.it/tutte-le-recensioni/423-valentina-gravili--arriviamo-tardi-ovunque-recensione-.html).
"La paura degli esseri umani è paura di essere umani", cantano i Marta sui Tubi. Concetto che deve essere ben chiaro anche a Valentina Gravili, cantautrice pugliese DOC, di quelle che cantano in italiano, come gli italiani, alla fine, sanno fare meglio di tutti. Lo fa poi come gli italiani che non hanno bisogno di mezzucci o facili riferimenti esterni per apparire quello che poi non sono. Un italico essere umano che non si nasconde, si mostra, anzi, in modo fiero, probabilmente perché consapevole della marcia in più che ha in dotazione.
A vederla penseresti a PJ Harvey, a sentirla a Nada, ma quando l'ascolti, tutto è meno immediato, scontato e semplice. Sound ricercato e a tratti d'avanguardia, con ricorrenti rimandi al folk, al country americano, alla nostra tradizione meridionale, con variabili e varianti di fiati jazz, giochi elettronici, tamburi tribali e riff di chitarre blues. Testi mai banali, interpretati con il piglio e la sfacciataggine di chi non ha paura di riaffermare la desueta convinzione che c'è dell'arte nello scrivere i testi delle canzoni (http://asoulvibration.blogspot.it/2013/02/album-della-settimana-valentina-gravili.html).
La saggezza è roba per giovani, recita ironicamente Valentina in uno dei brani contenuti in questo suo terzo disco lungo. E così pensa bene di mollare il pop d'autore del precedente “La balena nel Tamigi” per buttarsi a capofitto in un immaginario decisamente più rock (http://www.sentireascoltare.com/recensione/11085/valentina-gravili-arriviamo-tardi-ovunque.html). “Arriviamo Tardi Ovunque” è comunque un disco che difficilmente si può classificare sotto una determinata etichetta, talmente vario e multiforme è lo spettro di influenze che ci vengono presentate (http://www.spaziorock.it/recensione.php?id=1000120913). I testi, tutti scritti dalla Gravili (tranne “Domenica mattina” pregevole canzone co-firmata da Vincenzo Assante), sono semplici e reali, parlano di tutti noi, di problemi della vita quotidiana (dalle polveri sottili dell’Ilva di Taranto all’infinita costruzione della Salerno-Reggio Calabria, oppure di Cosenza afflitta dai roghi estivi). In ogni brano poi c’è una ricchezza di strumenti impressionante che rende ancora più originale ogni singola composizione del disco, basti solo pensare che Valentina, in alcune tracce, suona chitarra acustica, chitarra elettrica, synth, percussioni e autoharp. Gran bel disco questo, senza ombra di dubbio da ascoltare attentamente! (http://www.sound36.com/valentina-gravili-arriviamo-tardi-ovunque/). La nostra Valentina distilla canzoni che hanno una marcia in più rispetto alla consuetudine, una forte presenza “femmina” che fa coerenza e suono incantevole: nulla accade a caso, nulla viene gettato. Una bella (ri)scoperta che, lungo il suo tragitto, si è modificata, come una ventata improvvisa, rimanendo però saldamente ancorata alle proprie alte qualità. Piacciono i fiori slegati e vermigli? Allora è consigliatissimo al 1000%. (http://www.rockambula.com/valentina-gravili-arriviamo-tardi-ovunque/).
A questo link sarà possibile ascoltare l’intero album “Arriviamo Tardi Ovunque” di Valentina Gravili: http://youtu.be/i6MjacZl9L0.-
“RADI@zioni/N.R.G.” è un programma ideato da Camillo Fasulo e realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Gabriella Trastevere, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.


venerdì 8 febbraio 2013

LE SINGE BLANC: un felice ma necessario disturbo della quiete pubblica a base di sonorità mutanti!

LE SINGE BLANC “Aoûtat” (Musica per Organi Caldi, 2013) - www.lesingeblanc.org - www.musicaperorganicaldi.it

Tracklist:

01. Gru (ascolta: http://youtu.be/XkCr2XOP6nY)
02. Ema Stuper
03. Mic Mac
04. Monorone
05. Buhns
06. Moignon
07. Cheuby
08. Druine
09. Pampa
10. Sana

Molto attivi sulla scena indipendente internazionale e praticamente in giro fin dal 2000, i Le Singe Blanc, trio formato da Vincent (basso), Thomas (basso) e Kévin (batteria) son considerati il combo più elettrizzante mai uscito dalla cittadina di Metz, situata all’estremo nord francese. A suon di “regressive rock” (è l’antitesi del “progressive rock”!) hanno battuto tutti i bar e gli squat della Francia prima di cominciare a girare per Europa, Cina e, di recente, anche negli USA, superando i 400 concerti in poco più di dieci anni di attività e collezionando, tra album ufficiali, split e progetti collaterali, un nutrito numero di uscite discografiche. “Aoûtat” è l’ultimissimo album dei Le Singe Blanc, edito anche in Italia grazie alla indie-label tarantina Musica per Organi Caldi di Giorgio Maniglia, in pratica un viaggio sonico articolato in 10 capitoli di controllata follia post-rock, scarna, minimale, ma dannatamente ispirata!
“Aoûtat” (si legge “utà”): termine francese traducibile nella nostra lingua come “larva di acaro”…
Ascoltare lavori come “Aoûtat” ti fa prendere perfettamente coscienza della qualità delle droghe che circolano in Francia in questo momento storico. Opinioni personali a parte, devo ammettere che la scena underground francese goda di ottima salute e continua a sorprendere. Le Singe Blanc si mostrano tenaci difensori di una “Bastiglia” assaltata da noi violenti detrattori italioti sempre alla ricerca di una falla per infangare il loro tricolore. Il cocktail musicale del trio è anomalo, ma allo stesso molto semplice: prendete un terzo di funky, un terzo di math e un terzo di noise, aggiungete una spruzzatina di ritmiche tribali, miscelate per bene e il gioco è fatto! Il risultato è un miscuglio esplosivo dove riescono a convivere i deliri e virtuosismi di basso che fanno pensare a Les Claypool dei Primus, alla follia di Mike Patton e dei Mr. Bungle, nonché al primitivismo punk-noise di Arrington de Dionyso e degli Old Time Relijun… in una parola: fantastico! Sfiancante ed allucinato, “Aoûtat” è un'esperienza sonora che funziona sia a basso che ad altissimo volume, sia sotto effetto di mescalina che giocando a scacchi. Le composizioni si muovono fra continui e fantasiosi incastri ritmici e armonici, duetti dei due bassi, improvvise dissonanze e la semi-demenza schizofrenica delle voci che si esibiscono spesso in una sorta di botta e risposta emettendo versi (non credo si possa parlare di testi e neanche di parole), uno in una specie di growl da orco (sarà forse lo yeti a cui il nome “la scimmia bianca” si riferisce?) e l'altro in un falsetto quasi bambinesco. Ecco, i Le Singe Blanc sono un delirio, sono divertenti e ti fanno venire voglia di muoverti e ballare! Ascoltate il loro disco e poi fatemi sapere se riuscite a tenere ferme le gambe o se non vi ritroverete, senza rendervene conto, a tenere il tempo battendo la mano su qualunque cosa vi capiti a tiro. Nel frattempo prestate orecchio a questo fantastico “Aoûtat”: arma assolutamente non convenzionale, non destinata ad annientare le masse, ma solo quei pochi che si possono ancora permettere di cavalcare cavalli imbizzarriti nella Pampa senza chiedersi perché e per quanto tempo ancora, mentre i ritmi accelerano e l’aria si fa sempre più rarefatta. Respirate e continuate ad ascoltare. Scoprirete un grande gruppo che sguazza felice nel mare vorticoso dell'underground!
Non ringrazierò mai abbastanza Giorgio “Musica per Organi Caldi” Maniglia per avermi fatto conoscere la musica di questo terzetto francese: folle e originale!
Da questo link sarà possibile ascoltare l’intero album “Aoûtat” dei Le Singe Blanc: http://lesingeblanc.bandcamp.com/album/ao-tat-3
“RADI@zioni/N.R.G.” è un programma ideato da Camillo Fasulo e realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Gabriella Trastevere, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.



THE EVENS: una versione intimista e minimalista dei FUGAZI

RADI@zioni / Disco Hot N° 02:
THE EVENS “The Odds” (2012)
… The Evens è il progetto a cui Ian MacKaye si è dedicato dopo aver messo in pausa indefinita i leggendari Fugazi. Ma c’è da aggiungere che proprio gli stessi The Evens sono un po’ una versione intimista e minimalista degli stessi Fugazi…
… Ian MacKaye, cinquanta anni ormai suonati, è chitarrista, bassista, cantante, fonico ed anche autentico maniaco del controllo. The Evens, più che una band,sono un duo a conduzione familiare. L’altra metà è la moglie Amy Farina, cantante che si occupa anche dei ritmi. “The Odds” è il 3° disco per la coppia. Nasce dopo una pausa dovuta alla nascita del loro primogenito.
… “The Odds” è un disco tipicamente indie-rock, delicato, ritmato… Mai eccessivo… Spesso fatto di pause e di puntuali silenzi proprio a causa della poca strumentazione utilizzata. Le voci che si incastrano e si compensano danno vita a brani orecchiabili e coinvolgenti. Insomma, l’avrete capito: “The Odds” è una piccola ma sfuggente perla!
(Carmine Tateo)

Tracce consigliate:
Warble factor (ascolta: youtu.be/JtnZVWqhLpM);
Sooner or later (ascolta: youtu.be/ob2kxnCnw2k);
Broken finger (ascolta: youtu.be/UmDXLRRZw8M).


giovedì 31 gennaio 2013

DEFTONES: La capacità compositiva incontra l'ispirazione, gli apparati uditivi ringraziano e le sinapsi si arrendono!

DEFTONES “Koi No Yokan” (Reprise, 2012) – www.deftones.com

Tracklist:
01. Swerve City (ascolta: http://youtu.be/GQ3w2s3UxO4)
02. Romantic Dreams
03. Leathers (ascolta: http://youtu.be/b64NDpsaqVo)
04. Poltergeist
05. Entombed
06. Graphic Nature
07. Tempest (ascolta: http://youtu.be/GIgNBxNvAJg)
08. Gauze
09. Rosemary (ascolta: http://youtu.be/Ygit-mbBtAU)
10. Goon Squad
11. What Happened to You?

“Koi No Yokan” è un’espressione giapponese che tradotta in inglese sarebbe “Love’s premonition”… “La premonizione dell’amore”, diremmo nella nostra lingua. È questo il titolo della settima prova in studio dei Deftones, band statunitense che parte dal nu-metal per sviluppare un proprio ambizioso universo sonoro.
Dopo un ascolto attento e, tenuto conto anche dei supposti passi falsi degli anni immediatamente precedenti, sgombrato il campo da facili letture e semplicistiche logiche dettate dalle mode contemporanee, per la gioia dei fans che hanno saputo aspettare, possiamo dire che qualcosa in casa Deftones si è mossa. Chino Moreno e soci sono oggi più che degnamente rappresentati da “Koi No Yokan”, un album che conserva tutte le classiche prerogative del loro sound, ma a sua volta le amplifica verso contestualizzazioni che lasciano intravedere nuovi margini di novità e sviluppo. Iniziate quindi a farvene una ragione, comunque la vogliate mettere, la rinascita dei Deftones potrebbe partire proprio da qui. (http://www.ondarock.it/recensioni/2012_deftones_koinoyokan.htm)
Avevamo lasciato i Deftones due anni fa dopo l'uscita del fortunato “Diamond Eyes” che quasi a sorpresa ha riportato la band di Sacramento sulla cresta dell'onda facendogli vivere una sorta di seconda giovinezza artistica. Grazie a quell'album che rappresentava una perfetta fusione tra “Around The Fur” e “White Pony” i nostri riconquistarono pubblico e critica dopo il mezzo passo falso fatto con “Saturday Night Wrist”. Dopo un tale successo le scelte erano due: o campare di rendita sfornando album fotocopia non dovendo dimostrare più niente a nessuno o rimettersi in gioco nuovamente alla soglia dei quarant'anni. Per nostra fortuna i Deftones non hanno mai amato cullarsi sui propri successi e così sul finire del 2012 è arrivata l'opera numero sette, "Koi No Yokan", un album forse meno diretto del suo predecessore, ma sicuramente più variegato, melodico ed incline alla sperimentazione. Una sorta di step in avanti quindi, un secondo tentativo di maturazione dopo quello un po' incompreso di “Saturday Night Wrist” e questa volta la strada intrapresa sembra essere quella giusta. (http://www.groovebox.it/testorece.asp?Titolo=1356)
“Koi No Yokan” è un disco mosso da forze universali quali l’amore e la rabbia, l’angoscia e la redenzione, bilanciate perfettamente in un equilibrio che solo una band al top della maturazione è in grado di gestire. La conferma di un sound a quanto pare inesauribile, inimitabile. I Deftones sono tornati per impartirci l'ennesima lezione. I pezzi sono molto diversi l’uno dall’altro, non più pesanti o più lenti, ma più dinamici. Vanno in tante direzioni diverse. E, cosa ancora più importante, è un disco dei Deftones in tutto e per tutto. Pensare che una band sia in grado di tirare fuori un buon settimo disco riuscendo a esplorare ancora un sound che sembra apparentemente non cambiare quasi mai, è fantascienza per chiunque. Per chiunque tranne che per i Deftones: loro questo sound l’hanno inventato, fatto crescere, rivoltato da cima fondo. E sono gli unici che riescano ancora a padroneggiarlo, non dimentichiamolo. Sanno chi sono e sanno dove vogliono andare, senza farsi troppe domande. (http://www.rockol.it/recensione-5044/Deftones-KOI-NO-YOKAN)
La capacità compositiva incontra l'ispirazione, gli apparati uditivi ringraziano e le sinapsi si arrendono: non si può far altro che dar ascolto al cuore e innamorarsi inesorabilmente di “Koi No Yokan”. È solo questione di tempo. (http://www.spaziorock.it/recensione.php?id=100012060)
“RADI@zioni/N.R.G.” è un programma ideato da Camillo Fasulo e realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Rino De Cesare, Angelo Olive, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.


PETER BUCK: il 1° a ripartire dopo la fine dei R.E.M.


RADI@zioni / Disco Hot N° 01:
PETER BUCK “Peter Buck” (2012)
Registrato completamente in analogico e pubblicato in sole duemila copie, per di più solo in vinile, Peter Buck, chitarrista degli ormai disciolti R.E.M. sforna il suo primo lavoro da solista.
Un anno dopo la cessata attività della più celebre e celebrata band di Athens (Georgia / Stati Uniti d’America) ecco che ricompare, a modo suo, Mr. Buck… e lo fa con un disco carico di blues e di tanto garage-rock’n’roll.
Che dei tre R.E.M. fosse il più attivo già lo sapevamo. Non era difficile immaginare che potesse essere proprio lui il primo a farsi risentire in giro con del nuovo materiale.
Nota a margine: questo album era stato concepito da Peter Buck quando, costretto ad un riposo forzato a causa di un infortunio alla spalla, stava già elaborando un progetto per una band parallela ai R.E.M., ma poi è stato deciso diversamente a dimostrazione che il nostro, per nulla scoraggiato dalla fine del sodalizio con Stipe e Mills, non sarebbe rimasto inattivo per molto.
Nelle canzoni presenti in questa raccolta si sentono inevitabili echi “remiani”, e questo rappresenta già un punto a suo favore. Per farla breve… se questo è l’aperitivo di una probabile carriera da solista per Peter Buck… ben venga il resto del pranzo!
(Carmine Tateo)


Tracce consigliate:

- 10 Million BC (ascolta: http://youtu.be/I89X5dMV-Kc
- I’m Alive (ascolta: http://youtu.be/XF_hfKaymLg
- Hard Old World (ascolta: http://youtu.be/byS8HbvS_gU
- Vaso Loco (ascolta:  http://youtu.be/naH8ZOHGnHU)



giovedì 24 gennaio 2013

NEUROSIS... il suono dell'apocalisse!


NEUROSIS “Honor Found In Decay” (Neurot Recordings, 2012) - http://www.neurosis.com

Coerenza, professionalità, continuità qualitativa e ricerca sonora! Chi conosce i californiani Neurosis sa come queste parole possano rappresentare alla perfezione la loro carriera. Un miracolo musicale la cui line-up è rimasta invariata da più di vent’anni e che ha completamente cambiato buona parte della musica estrema, generando da zero un suono e influenzando un’intera generazione di nuovi gruppi venuti fuori dopo di loro.
Il suono dell’apocalisse… perché questo sono e sempre saranno i Neurosis. Un’apocalisse interiore che accompagna l’essere umano quando ogni principio morale e sociale viene meno, che viene descritta dalle note di ogni loro brano e che viene sbattuta in faccia senza troppi fronzoli, in maniera diretta, come nella migliore tradizione hard-core. I Neurosis sono e saranno sempre un gruppo al di fuori delle mode e del tempo, un’entità musicale che continuerà ad influenzare e ad emozionare chiunque riesca ad addentrarsi completamente nel loro sound. (http://www.impattosonoro.it/2012/12/11/recensioni/neurosis-honour-found-in-decay/)
A distanza di cinque anni da “Given to the Rising” (2007), i Neurosis sono tornati in studio per rilasciare “Honor Found In Decay”, decimo album della loro carriera, che recupera le sonorità più introspettive, vicine per affinità a quelle di “Times of Grace” del 1999. Ma com’è possibile mantenere l’onore in tempo di decadenza, quando tutto sembra crollare a pezzi e le persone mostrano il loro vero volto? Com’è possibile, in una America che sprofonda nella povertà e nel degrado, recuperare la forza e la dignità di un riscatto? È questo, in fondo, il senso di “Honor Found in Decay”. (http://www.distorsioni.net/canali/dischi/honor-found-in-decay)
Quella che si respira in quest ultimo lavoro è un’atmosfera generale che, per una volta, non è l’angoscia metafisica di una stella al collasso. Qui le stelle ci sono, eccome, e brillano meravigliose in una “storm of light” (in una tempesta di luce) tanto per parafrasare gli stessi Neurosis. L’altra tempesta, quella a base di fuoco e tuoni, è invece affidata all’impresa di demolizione Kelly & Roeder rispettivamente voce e batteria: sono loro i monarchi assoluti di “Honor Found In Decay”. Difficile, se non impossibile, batterli sul loro stesso campo. Scott Kelly riversa l’esperienza maturata tra progetti solisti e collaborazioni artistiche (coi Mastodon, tanto per dirne una) nel songwriting che caratterizza tutta l’opera, mentre le contaminazioni folk si fanno sentire con tanto di drumming da scossa tellurica, urla disumane e riffing cingolato…, tanto per essere chiari.
Alcuni li criticano dicendo: “Neurosis… sempre uguali a sé stessi”! Io risponderei: “E meno male”!!! (http://www.surfcorner.it/2013/01/11/neurosis-honor-found-in-decay/)
Prodotto, ancora una volta, da Steve Albini, il suono dei nostri appare meno spesso e più controllato, apparentemente, ma ancor più distruttivo e disturbante per la sua morsa cerebrale, straniante e multiforme.
Si può sicuramente perdonare qualche brano di mestiere, per il semplice fatto che quei tre-quattro capolavori presenti valgono, da soli, l'acquisto dell'album ad occhi chiusi ed anche perché sono ben poca cosa in una discografia votata all'eccellenza e a volte vicinissima alla perfezione. Magnifici ed inarrivabili, come sempre. (http://www.metallized.it/recensione.php?id=7923)
“RADI@zioni/N.R.G.” è un programma curato da Camillo Fasulo realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Rino De Cesare, Angelo Olive, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.


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