sabato 21 dicembre 2013

SAVAGES: Istinto selvaggio e sentimenti primordiali!


SAVAGES “Silence Yourself” (Matador Records/Pop Noire, 2013) - www.savagesband.com

Tracklist
01. Shut Up (guarda&ascolta)
02. I Am Here (guarda&ascolta)
03. City's Full
04. Strife
05. Waiting For A Sign (guarda&ascolta)
06. Dead Nature
07. She Will (guarda&ascolta)
08. No Face
09. Hit Me
10. Husbands
11. Marshal Dear (guarda&ascolta)


La storia inizia circa sul finire degli anni ’70 quando un ragazzo di nome Ian, appassionato di poesia e di musica rock, ha l'occasione di mostrarsi al pubblico di Manchester con la sua band: i Joy Division. La storia finisce nel maggio del 1980 quando il giovane Ian, ventiquattro anni appena, chiude il suo patto con il mondo impiccandosi nell'abitazione della natia Macclesfield, Cheshire, UK, inconsapevole di rappresentare da lì in avanti l'iconografia del post-punk, di aver gettato le fondamenta dell'intero movimento dark e d'incarnare il prototipo del dramma esistenziale post-moderno. Va bene, l’abbiamo presa un po’ alla larga, ma qualcuno potrebbe facilmente prendere spunto da questa storia per spiegare chi siano le Savages. Intanto arrivano da Londra e sono una band interamente femminile! C’è una voce androgina, quella di Jehnny Beth, c’è una chitarra corrosiva che è quella di Gemma Thompson e ci sono delle ritmiche di basso e batteria grazie a Ayse Hassan e Fay Milton. Ma non solo il suono avvicina la band di queste quattro londinesi ai quattro di Manchester. Ciò che rende appassionato e indissolubile il legame tra le compositrici di “Silence Yourself” e gli “sconfitti” di “Unknown Pleasures” è l'istinto, quel sentimento primordiale del compiere un'azione senza la necessità di elaborarla o di concepirla. E in effetti le Savages, con questo lavoro d’esordio non vogliono recapitarci qualcosa che già non sia in nostro possesso; loro pretendono di trasmettere l’unione tra la fisicità strumentale e la cruda emotività delle parole, prendendo a schiaffi i sentimentalismi scontati e suggerendo l’opportunità di starsene zitti, una volta ogni tanto. Le 4 Savages sono donne che vogliono fare le donne. Portatrici di un femminismo coscientemente femminile, non giocano a fare i maschietti agli strumenti, rimanendo fedeli alla sensibilità e alla forza che le contraddistingue. “Silence Yourself” è un disco muscolare e diretto, istintivo, che mozza il fiato come un pugno nella bocca dello stomaco, ma che in alcuni momenti accarezza con delicatezza le nostre teste, come a voler mostrare che una botta, seppur violenta, è necessaria per apprezzare il mondo che ci circonda, nitido, diretto, esente da quelle falsità strumentali che conducono invece alla Violenza vera, quella con la “V” maiuscola (http://www.ondarock.it/recensioni/2013_savages_silenceyourself.htm).
Sono un gruppo onesto le Savages e lo ammettono subito che in “Silence Yourself” non c’è nulla che musicalmente non si sia già visto e sentito. L’essenzialità della copertina in “black & white”, i ritmi sincopati alla Wire, distorsioni e sassofoni no-wave, un gran basso e una batteria primitivi e trascinanti che per impeto ricordano gli exploit delle prime Slits, l’urgenza di un cantato che unisce l’intensità e il piglio di Patti Smith e momenti à la Siouxsie & The Banshees. Queste ragazze però credono in quello che dicono, ci credono e molto. Un particolare non da poco, che le differenzia da tante altre colleghe. Senza indugi, senza fronzoli, badano alla sostanza, pretendono di essere ascoltate. E quando parlano d’amore lo fanno con insofferenza. Niente cuoricini e bigliettini di San Valentino, dunque. Il mondo che descrivono in “Silence Yourself”, un mondo in cui bisogna solo sorridere nonostante tutto, pedalare in silenzio e lottare per strappare agli altri un posto al sole, non le soddisfa neanche un po’. Tanto che sembra ne vogliano fare il funerale. “Silence Yourself” è il loro modo di ribellarsi, di mostrare il dito medio e dire che no, non hanno intenzione di stare zitte e incassare. Non sono ciniche, non rincorrono le mode Jehnny, Ayse, Fay ed Emma. La loro indignazione, il loro fervore, lo stupore per quanto poco si sia evoluta la razza umana sono sentimenti autentici. Ed è soprattutto questo a restare impresso nella memoria, quando l’album finisce. Magari le Savages non riusciranno nell’ambizioso progetto che hanno detto di voler perseguire: cambiare il modo in cui molte persone vivono i rapporti personali e affettivi, il proprio lavoro, attraverso la musica. Chissà, forse sono perfino un po’ ingenue a pensare di poterlo fare. Ma hanno tutta l’intenzione di volerci provare, di impegnarsi fino in fondo per raggiungere l’obiettivo. E di questo gli và dato atto e merito. Non solo convinte, ma anche convincenti (http://www.indieforbunnies.com/2013/05/10/savages-silence-yourself/).
“RADI@zioni/N.R.G.” è un programma ideato da Camillo Fasulo e realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Gabriella Trastevere, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.


sabato 14 dicembre 2013

THE NATIONAL - Luminosamente oscuri!


THE NATIONAL “Trouble Will Find Me” (4AD, 2013) – www.americanmary.com

Tracklist:
01. I Should Live in Salt (guarda&ascolta: http://youtu.be/JK-EF9fAHIY)
02. Demons (guarda&ascolta: http://youtu.be/N527oBKIPMc)
03. Don’t Swallow the Cap (guarda&ascolta: http://youtu.be/gb6xroOHNKs)
04. Fireproof
05. Sea of Love
06. Heavenfaced
07. This Is the Last Time
08. Graceless (guarda&ascolta: http://youtu.be/Jpz_gUyImhw)
09. Slipped
10. I Need My Girl
11. Humiliation
12. Pink Rabbits (guarda&ascolta: http://youtu.be/7UcUBmlcrZc)
13. Hard to Find


Il successo anche dal punto di vista dei numeri del precedente album (“High Violet”) non ha scalfito la classe e l’urgenza espressiva di Berninger e soci. Il cantante, abbandonate da un paio d’anni le bionde alla nicotina nel taschino della memoria, sfoggia un timbro mai così pulito e fragili linee vocali di bellezza mai così cristallina, anche se alcuni, probabilmente, preferiranno il Matt più sporco di qualche anno fa.
Allargando la visuale, pensando a tutto l’album e al lavoro di tutti i membri, rimane quell’impressione, come nel recente passato, di un tentativo di ammodernamento e crescita che fa pensare ad un movimento “laterale”, nel senso che non vi sono grandi rivoluzioni del sound della band, ma si rinviene un’attitudine che mira sempre di più alla cura del piccolo dettaglio e, al contempo, alla ripulitura delle strutture, a favore di azzeccate scelte di stampo ancora più minimalista, che però in realtà nascondono, probabilmente, un enorme lavoro di rifinitura. Ordunque, The National, pur riconoscibilissimi, danno l’idea di aver creato qualcosa di nuovamente necessario, un ulteriore capitolo senza il quale forse non li avremmo mai davvero compresi fino in fondo. Sono canzoni che hanno tutta l’aria di essere rimaste intrappolate nel tempo. Come se fossero sempre esistite. Più che mai liberatorie, grazie soprattutto a certi finali di splendore epico che fanno accrescere quella sensazione sempre più pulsante di trovarsi di fronte a un insospettato vero e proprio passo in avanti, cosa che non è del tutto chiara durante i primi ascolti. Ma un album dei The National è pur sempre una scoperta. È come una amica che conosci da sempre ma che, piano piano, apprezzi sempre di più, fino ad innamorartene perdutamente e, … come dire?… è un po’ come dimenticare te stesso per trovare un amore che pareva ormai perduto… e, paradossalmente, ritrovare te stesso!
Tutto il disco, comunque, si attesta su livelli altissimi, dall’iniziale, accorata “I Should Live In Salt”, alla martellante-con-dolcezza “Don’t Swallow The Cap”, fino alle ballads una più maledettamente triste, tenera e bella dell’altra (“Slipped”, “Pink Rabbits” e “Hard To Find”), ed è tutto dire! Cresce inesorabilmente ascolto dopo ascolto questo “Trouble Will Find Me”, fino a contribuire a comporre un’opera che – non ce lo saremmo mai aspettato dopo tre bellissimi album consecutivi – appare di nuovo incantevole. L’ennesima prova di generosità di una band figlia di un tempo arido e avido. (www.indieforbunnies.com/2013/05/20/the-national-trouble-will-find-me/)
Volendo ripensare un attimo al percorso fin qui seguito dai The National: “Boxer” rimarrà il disco che ha delineato il loro suono e ha fatto far loro il salto di qualità, anche in termini di copie vendute. Ma, per qualità, “Trouble Will Find Me” si pone solo poco al di sotto di quel capolavoro. Più ricercato e maturo di “Alligator”, più compiuto di “High Violet”, il disco riconferma a livelli altissimi una band che non avrebbe comunque nulla da dimostrare. E lo fa utilizzando le armi di sempre, ma con una sensibilità nuova, meno combattiva e più magnetica, più intima, continuando sulla strada tracciata dall'album precedente (che è “High Violet”), ma guadagnando in intensità. In definitiva The National si prendono pochissimi rischi, auto-celebrano la propria maturità artistica e citano spesso se stessi, ma con una classe che è data, oggi, a pochissimi. Nulla in più di quello che vorresti ascoltare. Uno dei dischi dell'anno! (www.indie-rock.it/recensioni_look.php?=1608)

“RADI@zioni/N.R.G.” è un programma ideato da Camillo Fasulo e realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Gabriella Trastevere, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.


sabato 7 dicembre 2013

SEBADOH: Indie rock come ormai se ne sente davvero poco in giro!

SEBADOH "Defend Yourself" (Joyful Noise, 2013) www.sebadoh.com

Tracklist:
01. I will (guarda&ascolta: http://youtu.be/UBWWL0nh9kI)
02. Love you here
03. Beat
04. Defend yr self
05. Oxygen
06. Once
07. Inquiries
08. State of mine
09.
Final days (guarda&ascolta: http://youtu.be/I_2IRcTTPNI)
10. Can’t depend
11.
Let it out (guarda&ascolta: http://youtu.be/ULvxmRc3PiM)
12. Listen (guarda&ascolta: http://youtu.be/kc3nDOeOrgc)
13. Separate


I Sebadoh sono uno dei tanti progetti di Lou Barlow, probabilmente il più celebre dopo i Dinosaur Jr. (con J. Mascis). Una creatura seminale, ispirata e prolifica come poche (sono ben 9 gli album licenziati tra il 1989 e il ’99) che però lo stesso Barlow ha lasciato riposare per la bellezza di quasi 15 anni: l’ultimo lavoro in studio, l’omonimo “The Sebadoh”, risale infatti al lontano 1999. Un periodo di pausa interrotto prima nel 2007 con la ripresa ufficiale dell’attività live, poi nel 2012 con un EP (“Secret Ep”) ed infine oggi con l’uscita di questo nuovo “Defend Yourself”. 13 nuovi brani che segnano il ritorno effettivo di una delle band più significative della scena indie-rock / lo-fi al pari dei Pavement di Stephen Malkmus, dei Superchunk e dei Guided by Voices. Un disco nato proprio grazie ai live che hanno permesso ai membri della band di far coincidere nuovamente le proprie agende, trovando così il tempo di tornare in studio per confezionare un lavoro che pare non risentire affatto del (tanto) tempo ormai passato. La lingua parlata è sempre quella dell’indie rock, della melodia e delle distorsioni di categoria “do it yourself”: in altre parole una garanzia! (www.rockol.it/vetrina-8393/sebadoh-defend-yourself)
Immaginate di scartare un regalo che aspettavate da tempo. Immaginate che tutti i suoni ormai lasciati nel dimenticatoio dei prolifici primi anni ’90 del migliore ed originale indie vengano ri-assemblati in un unico oggetto e donati al suo affezionato - e forse anche un po’ ormai arreso - pubblico, per far magicamente rivivere il suono grezzo del più autentico lo-fi. “Defend Yourselfemoziona nuovamente come un tempo. “Difendi te stesso”: i Sebadoh, forse semi-inconsciamente (come da loro dichiarato in recenti interviste) hanno realizzato che la loro vera reunion è avvenuta dopo aver riascoltato il tutto a disco terminato; si sono resi conto che quei suoni erano inaspettatamente vicinissimi a quelli di inizi carriera, avevano difeso da ogni deviazione se stessi e l’estetica che li aveva fatti nascere, quasi tanti anni non fossero mai passati ed il tempo si fosse congelato. Ma questo album non è per niente scontato, non annoia e, anzi, sorprende. Un regalo scartato che si è rivelato piacevolissimo (http://www.distorsioni.net/canali/dischi/defend-yourself).
Bene, alla voce “reunion riuscite con il buco”, reunion di vecchie glorie dei ’90, possiamo ufficialmente aggiungere anche quella dei Sebadoh, che i più penserebbero al traino di quella dei Dinosaur Jr. e invece no, perché Lou Barlow e Jason Loewenstein non hanno mai smesso, neppure a distanza, di lavorare insieme. Ma non è stata la rimpatriata celebrativa del 2007 con la testa matta Eric Gaffney (per la riproposizione dal vivo diBubble And Scrape”) ad accendere la miccia per questo “Defend Yourself”, quanto la stretta frequentazione di Jason con il batterista Bob D’Amico nel corso di quell’altra incredibile avventura chiamata Fiery Furnaces. Oh mamma, direte voi, una rifondazione art-pop-prog-psych sotto l’influsso dei terribili fratelli Friedberger? Macché: per quanto suoni banale dirlo queste canzoni sono Sebadoh 100%. Il sound è sporco il giusto. Lo stile è riconoscibile all’istante eppure l’effetto nostalgia stavolta, pur essendoci inevitabilmente, viene sovrastato da qualcos’altro. Qualcosa che ci piacerebbe chiamare maturità, ascoltando l’inizialeI Willo “Let It Out”, la quasi morbida “Listene soprattutto la cavalcata “Final Days”; ma spendere quella parola - maturità - sarebbe un’altra ovvia banalità, meglio dire che questo è esattamente il disco che ci si aspettava dai Sebadoh nel 2013. Ovvero un disco di indie rock come ormai se ne sentono davvero pochi in giro! (http://sentireascoltare.com/recensioni/sebadoh-defend-yourself/).
“RADI@zioni/N.R.G.” è un programma ideato da Camillo Fasulo e realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Gabriella Trastevere, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.




domenica 1 dicembre 2013

FATES WARNING - L’oscurità vista in una nuova luce!


FATES WARNING “Darkness In A Different Light” (Inside Out, 2013) – www.fateswarning.com

Tracklist:
01. One Thousand Fires (guarda&ascolta: http://youtu.be/uapH3PTmSZk)
02. Firefly (guarda&ascolta: http://youtu.be/ReoQw9ua9_Y)
03. Desire
04. Falling
05. I Am (guarda&ascolta: http://youtu.be/bvzjBnsDy2Q)
06. Lighthouse
07. Into the Black
08. Kneel and Obey
09. O’Chloroform
10. And Yet it Moves (guarda&ascolta: http://youtu.be/1WiIUQ4X-i4)





… dove eravamo rimasti? Era il 2004, ben 9 anni fa, quando i Fates Warning pubblicarono la loro decima e, fino ad allora, ultima fatica: quel “FWX” dignitoso ma non indimenticabile, soprattutto se paragonato ai suoi ingombranti predecessori. La band del Connecticut, autentica antesignana del movimento progressive-metal (ancor prima di altri più affermati mostri sacri quali Queensrÿche e Dream Theater), sembrava avesse perduto l’ispirazione tanto da far dubitare sul reale prosieguo dell’attività. Ma molto è accaduto da allora! (www.ondarock.it/recensioni/2013_fateswarning_darknessinadifferentlight.htm). 
In questo lungo periodo i membri della formazione americana non sono affatto rimasti inattivi. Si sono dedicati a vari progetti (O.S.I., Armored Saint e Redemption tra gli altri) e in tempi più recenti hanno iniziato a far circolare sempre più insistenti le voci relative ad un possibile nuovo lavoro in studio, fino all’annuncio che un album intitolato “Darkness In A Different Light” avrebbe visto la luce negli ultimi mesi del 2013. E così è stato! In realtà un assaggio delle capacità della nuova formazione dei Fates Warning, con Bobby Jarzombek dietro le pelli al posto di Mark Zonder ed il ritorno dello storico chitarrista Frank Aresti, lo si era già avuto con “Sympathetic Resonance”, pubblicato soltanto un paio di anni fa sotto il nome Arch/Matheos, ma che in realtà vedeva una formazione identica a quella dei Fates Warning ad eccezione di John Arch dietro al microfono, al posto di Ray Alder.
La caratteristica più evidente di “Darkness In A Different Light” è un sound pesante e serrato, che si discosta dallo stile tipico dei Fates Warning anche più di quanto non lo avessero già fatto le ultime uscite in studio. Già nell’opener “One Thousand Fires” la band dimostra di essere in una fase di notevole ispirazione chiarendo, fin da subito, che gli intenti sono seri e sinceri. Se nel singolo “Firefly” flirtano con melodie ammiccanti in cui riecheggiano fugacemente i fasti del loro glorioso passato, “I Am” unisce linee vocali a passaggi che sembrano essere presi in prestito dai Tool, mentre “Desire” presenta uno dei ritornelli più coinvolgenti e convincenti mai scritti dal gruppo. Un approccio più “glaciale” emerge invece, con prepotenza, soprattutto nella tetra “Lighthouse” e nei riff di “Kneel And Obey”, scandita da un ipnotico drumming. Ed è proprio la prestazione di Jarzombek uno dei punti di forza di “Darkness In A Different Light”: il batterista detta i tempi con una pulizia ed una sicurezza impressionante senza mai invadere la scena, come anche gli altri membri del resto. Alder non sovrasta mai lo sfondo musicale, mentre le due asce, Matheos e Aresti, danno sfogo al loro gusto e alla loro creatività principalmente nel riffing, concedendosi solo sporadicamente a qualche breve assolo. Questa peculiarità emerge prepotentemente nel gigante posto in chiusura, “And Yet It Moves” che racchiude in 14 minuti tutto quello che i Fates Warning hanno rappresentato (e ancora rappresentano) per il progressive. Insomma, si tratta di un capolavoro da scoprire che difficilmente lascerà indifferente chi li ha amati. Del resto chi li conosce è cosciente del fatto che il gruppo americano è una garanzia in termini di qualità: “Darkness In A Different Light” ne è un’ulteriore prova, rivelandosi essere un album solido e convincente fin dal primo ascolto. Un acquisto consigliato per tutti gli amanti del genere. Ci auguriamo che non occorrano altri 9 anni per ascoltare del nuovo materiale siglato Fates Warning! (www.truemetal.it/cont/articolo/darkness-in-a-different-light/65338/1.html).
“RADI@zioni/N.R.G.” è un programma ideato da Camillo Fasulo e realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Gabriella Trastevere, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.

DISCLAIMER

1) Questo blog, a carattere puramente amatoriale, non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità, in base alla disponibilità del materiale inviatomi e/o auto-fornito.

2) Questo blog non ha richiesto contributi pubblici e non ha fini di lucro. Pertanto, non può essere considerato, in alcun modo, un prodotto editoriale
ai sensi della legge 07.03.2001, n. 62.
Ad oggi questo blog non presenta alcuna sponsorizzazione o affiliazione pubblicitaria, dunque al momento è da ritenersi un’opera totalmente no profit.

3)Copyright:
Alcune delle immagini contenute in questo blog sono prese in buona fede dal web. Se tuttavia dovessero sorgere dei problemi di carattere "autorizzativo" è sufficiente comunicarlo e tali immagini saranno rimosse.
E’ permesso citare parti tratte dal blog esclusivamente a condizione che si riporti un link con scritto:
Tratto da: www.camillofasulo.blogspot.com (con link attivo, cioè cliccabile alla pagina/foto).
Se contenuti o immagini violano diritti di terze parti saranno immediatamente rimossi dopo segnalazione.
Tutti i contenuti sono originali, salvo i casi in cui è espressamente indicata altra fonte.

4) Responsabilità:

Data la natura esclusivamente amatoriale del sito, non vi è alcuna forma di garanzia sull’esattezza e la completezza delle informazioni riportate, tuttavia si cercherà sempre di verificare i fatti riportati e si resta a completa disposizione per correzioni e rettifiche.

Potrà essere richiesta la rimozione totale o parziale del materiale ritenuto inappropriato e/o una eventuale rettifica inviando una e-mail a cfasulo@libero.it oppure a radiazioni@ciccioriccio.it.

Tutto il materiale presente nel blog (testi e immagini) è pubblicato a solo scopo divulgativo, senza fini di lucro (lo conferma la mancanza di link-pubblicità commerciale).

5) Queste condizioni sono soggette a modifica, senza alcuna forma ben definita di preavviso, vi invitiamo dunque a verificarne i contenuti con una certa frequenza.