sabato 15 dicembre 2012

GRAVEYARD: hard rock, blues, stoner e psichedelia... Una ricetta classica, quasi infallibile!

RADI@zioni / Disco Hot N° 25:
GRAVEYARD “Lights Out” (2012)

… Arrivano dalla Svezia. Sono alla loro terza uscita con un lavoro che non si distanzia dagli album precedenti. Propongono un hard rock con forti venature blues, stoner e psichedeliche… Una ricetta classica, quasi infallibile…
… Disco vario e divertente, diciamo con scarsa originalità, con poche innovazioni ma la qualità delle canzoni presentate è di una validità sconcertante. Un disco suonato da quattro hippies fuori tempo massimo, tanto da essere in grado di dettare le regole ai tanti giovani che si avvicinano al genere.
… “Lights Out” ha sonorità perfette per muoversi al ritmo del rock’n’roll in un piccolo club, magari con una buona birra a portata di mano… Solo 35 minuti di vero sound graffiante! Disco di consacrazione per gli svedesi Graveyard!
(Carmine Tateo)

Tracce consigliate:
AN INDUSTRY OF MURDER (ascolta: http://youtu.be/B5dO17rULEg)
SLOW MOTION COUNTDOWN (ascolta: http://youtu.be/fTG1r_rREkg)
THE SUITS, THE LAW & THE UNIFORM (ascolta: http://youtu.be/US80kcUhV4I)


sabato 8 dicembre 2012

KAMELOT: un’ottima ripartenza dopo lo shock dell'addio di Roy Khan!


KAMELOT “Silverthorn” (SPV/Steamhammer, 2012) – www.kamelot.com

Tracklist:
01. Manus Dei
02. Sacrimony (Angel of Afterlife) (ascolta: http://youtu.be/LvWT-7l6vJU)

03. Ashes To Ashes
04.
Torn (ascolta: http://youtu.be/SGJ8XE9euPU)
05. Song For Jolee (ascolta: http://youtu.be/HsFNAda4Pcw)
06. Veritas (ascolta: http://youtu.be/ntK72VmtwFI)

07. My Confession
08. Silverthorn
09. Falling Like The Fahrenheit
10. Solitaire
11. Prodigal Son
12. Continuum

Sicuramente la curiosità suscitata dalla decima uscita dei Kamelot, era molto alta. L’abbandono, alquanto inaspettato, dell’ex singer Roy Khan, vera figura iconica della band, rappresentava infatti un forte punto di incertezza sul futuro dei Nostri. “Silverthorn” si presenta come un’opera che riabbraccia il passato, mantiene i contatti con la storia recente del gruppo, e ci presenta al contempo delle lievi modifiche al songwriting, adesso più tendente a soluzioni complesse, oscure ma sempre eleganti. Un ritorno che vede in definitiva i Kamelot a testa alta, e non piegati sotto il peso dell’assenza di una figura così ingombrante come quella di Roy Khan (http://metalitalia.com/album/kamelot-silverthorn).
I Kamelot, con “Silverthorn”, decidono di affidarsi nuovamente ad un concept, esperimento non nuovo per la band della Florida (basti ricordare il bellissimo “The Black Halo” del 2005). Tra i maggiori esponenti del power symphonic metal, hanno in passato offerto prove davvero degne di attenzione ed in qualche caso esaltanti. Personalmente, li reputo tra i gruppi più importanti del genere per le qualità espresse e soprattutto per la rara capacità di riuscire a non annoiare pur mantenendosi fedeli al loro genere. Il combo, tutt’ora capitanato dal chitarrista Thomas Youngblood, è riuscito nel tempo a superare alcune defezioni e cambiamenti di formazione, rispondendo sempre con dischi di ottimo livello. Non fa eccezione neppure quest’ultima uscita che registra l’abbandono del cantante norvegese Roy Khan al cui posto oggi si trova Tommy Karevik, giovane singer svedese. Il cambiamento pare sia avvenuto nel migliore dei modi. Da ciò che si evince, Karevik mostra doti importanti e denota da subito buona personalità. Dunque non c’è molto da aggiungere proprio perché di innovativo all’interno del progetto c’è davvero poco ma, paradossalmente, questa è proprio la sua forza (http://agesofrock.wordpress.com/2012/10/24/kamelot-silverthorn-2012/).
I Kamelot ripartono praticamente da dove li avevamo lasciati. Il precedente album da studio, “Poetry for the poisoned”, risale al 2010. Il loro sound denso di elementi sinfonici e sfumature gotiche è ancora del tutto intatto, e si arricchisce solo qua e là di quelle influenze progressive e melodiche probabilmente portate dal nuovo arrivato, e per questo piuttosto simili ad alcuni passaggi della sua precedente band, i Seventh Wonder. Detto questo, il nuovo cantante (ma già lo sapevamo!) è un vero talento e riesce con estrema maestria a non far rimpiangere più di tanto il suo predecessore. Thomas Youngblood come sempre macìna riff di chitarra con precisione e originalità, combinando l'aggressività e rapidità del power metal con lo spirito più attento ai suoni e alla melodia del genere sinfonico, mentre Oliver Palotai, alle tastiere, dà sfumature importanti ai differenti brani affiancandosi al basso di Sean Tibbetts e alla batteria di Casey Grillo. Niente da dire sulla produzione e sul songwriting di questo concept album, entrambi maiuscoli, ma se si vuole trovare una pecca a questo disco, ecco, occorre ammettere che la band ha osato poco, rimanendo troppo ancorata al suo stile piuttosto che virare verso i nuovi orizzonti che uno spirito talentuoso e musicalmente irrequieto come quello di Karevik potevano fornire. In parole povere: un’ottima ripartenza dopo lo shock dell'addio di Khan! Il plot è ambientato nell’800 intorno alla vicenda di una ragazza (Jolee) che muore tra le braccia dei suoi fratelli gemelli. Appartiene ad una famiglia benestante protagonista di eventi drammatici riconducibili a tradimenti e segreti. Sono presenti anche ospiti di rilievo come Elize Ryd, voce degli Amaranthe, il tastierista e dj produttore Miro, la mezzosoprano Amanda Somerville ed il nostro Luca Turilli dei Rhapsody. (http://www.rock-metal-essence.com/2012/10/kamelot-silverthorn-recensione.html)
Se siete fans dei Kamelot, state ben tranquilli, questo è un disco di alto livello… ed anche se non lo siete, “Silverthorn” potrebbe essere comunque un buon punto di partenza per avvicinarsi a questa magnifica band!
“RADI@zioni” è un programma curato da Camillo Fasulo, Marco Greco, Antonio Marra e Angelo De Luca, realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Rino De Cesare, Angelo Olive, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì e venerdì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.


JEFF THE BROTHERHOOD: JEFF THE BROTHERHOOD... un colpo dalle prospettive ambiziose!


RADI@zioni / Disco Hot N° 24:
JEFF THE BROTHERHOOD “Hypnotic Nights” (2012)
Ci sono canzoni che già fin dal primo ascolto ti entrano in testa e non le dimentichi facilmente… ma non è il caso di “Hypnotic Nights”, il nuovo album di Jeff The Brotherhood…
Perché??? Perché “Hypnotic Nights” è disco facile ma allo stesso tempo difficile da assimilare. Ha bisogno di più ascolti per fare centro! Potremmo definirlo “grunge” per via delle chitarre grattugiate e per l’enfasi vocale un po’ stridula, ma anche pop o alternative-pop per i ritornelli mai scontati.
Un po’ “retrò”, un po’ “modern”, la band inglese piazza un colpo dalle prospettive ambiziose. Occorre solo aspettare il prossimo lavoro per decidere se ci sono o ci fanno…
(Carmine Tateo)
Tracce consigliate:


sabato 1 dicembre 2012

THE NOMADS: Lezioni di puro rock'n'roll!

THE NOMADS “Solna” (Devils Jukebox Records, 2012) – www.thenomads.se

Tracklist:
01 – Miles Away (ascolta: http://youtu.be/c_86mxxg5Wk)
02 – Hangman’s Walk (ascolta: http://youtu.be/FOKA6CUBGFk)
03 – The Bad Times Will Do Me Good (ascolta: http://youtu.be/xvjNOLZRh0E)
04 – You Won’t Break My Heart
05 – Can’t Go Back (ascolta: http://youtu.be/5zOixza-24g)
06 – 20.000 Miles
07 – American Slang
08 – Make Up My Mind
09 – Trying Too Hard
10 – Up, Down Or Sideways (ascolta: http://youtu.be/JTcojTQs5Gg)
11 – The Bells

A più di trent’anni dall’esordio (nel loro primo periodo suonavano covers di oscuri brani garage anche difficili da riconoscere) e ad una dozzina dall’ultimo lavoro in studio, tornano i padri del garage rock scandinavo, The Nomads, che negli anni successivi alla loro affermazione troveranno anche degni eredi in formazioni quali, ad esempio, Hellacopters, Gluecifer e un po’ anche The Hives, come anche estimatori in gentaglia del calibro di Ross The Boss e Handsome Dick Manitoba dei proto-metallari americani Dictators e Chris Bailey dei punkettoni australiani The Saints, giusto per sottolineare ancora una volta l’influenza e l’enorme importanza esercitata su intere generazioni di rockers brutti, sporchi e cattivi, proprio come loro! Un ritorno quasi a sorpresa, quindi, per questo immarcescibile combo di Stoccolma, dal sobborgo di Solna per la precisione, da cui prende il titolo anche il loro nuovo album. “Solna” è stato pubblicato nella scorsa primavera, per la verità, ma mi è sembrato doveroso poterlo recuperare per sottoporlo all’attenzione di chi se lo fosse lasciato colpevolmente sfuggire. (http://www.nerdsattack.net/?p=37086)
Eccolo qua il nuovo album degli immortali Nomads! “Solna” è il suo titolo! Un signor disco, un album che si inserisce perfettamente nella discografia dei nostri, mostrando i denti con raffiche di rock'n'roll punk (Miles Away), ruvidi hard garage rock dilaniati dal fuzz (Hangman's Walk), e aprendo l'anima con ballatone garage-psych (The Bad Times Will Do Me Good). Se non vi basta, fatevi stendere dal pop-punk della ramonesiana “American Slang”, rilassatevi con il garage pop di estrazione 60s di “Make Up My Mind” e fatevi trasportare dai riffoni hard di “Up, Down Or Sideways”. Ci sono anche pezzi meno riusciti e più stanchi (“You Won't Break My Heart”, “20.000 Miles”), ma provate voi a fare un album così con più di trent'anni di carriera sul groppone! (http://loudnotes.blogspot.it/2012/10/the-nomads-solna-devils-jukebox-records.html)
The Nomads: autentici sopravvissuti a tutto, ma proprio tutto il rock’n’roll ma hanno ancora un passo da primi della classe, e scusate se è poco! La sfiga dei Nomads è che nessuno ha creduto in loro fino in fondo, altrimenti oggi farebbero sfoggio della loro “classicità” dall’alto dell’Olimpo degli dei del rock. Godiamoci “Solna”, allora, e ringraziamo il cielo perché The Nomads non hanno ancora mollato. Non puoi aspettarti altro da gente come loro, perché puoi anche avere il miglior manager del mondo, ma se non hai talento… prima o poi cambi mestiere… e i Nomads dopo trent’anni di battaglie sono ancora qui a tenere lezioni di puro rock’n’roll… vorrà pur dire qualcosa, no? (Mario Ruggeri – cit. da “Rumore” #246-247/Agosto 2012)


“RADI@zioni” è un programma curato da Camillo Fasulo, Marco Greco, Antonio Marra e Angelo De Luca, realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Rino De Cesare, Angelo Olive, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì e venerdì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.


GRAVELROAD: Una "nuova" ondata di "vecchio" blues

RADI@zioni / Disco Hot N° 23:
GRAVELROAD “Psychedelta” (2012)
Può capitare che ogni tanto si torni indietro nel tempo, o almeno così pare… Ogni tanto si sente il bisogno di andare a riscoprire le radici della musica che oggi più amiamo…
Per chi ama il blues, profondamente, questo è un disco di puro blues… questo è un vero gruppo blues! La band è di Seattle, città che nel corso degli anni ci ha consegnato storiche pagine musicali, tracce indelebili per la storia della musica che più amiamo. Beh, forse è un po’ troppo presto per inserire i Gravelroad tra i grandi del rock, ma questa band è, seriamente, innamorata persa di quello che fa. Dopo il loro primo lavoro,uscito nel 2008, quest’anno hanno realizzato “Psychedelta”, qualitativamente sullo stesso livello del precedente. Sound duro e turgido che ripropone “vecchie” sonorità blues e… non aggiungerei altro… parla la musica dei Gravelroad…
(Carmine Tateo)

Tracce consigliate:
NOBODY GETS ME DOWN (http://youtu.be/32wydKDqCdU)
KEEP ON MOVIN’ (http://youtu.be/rlTIHKFifOY)


sabato 24 novembre 2012

DEAD CAN DANCE: la magnifica "resurrezione"

DEAD CAN DANCE “Anastasis” (Pias, 2012) - www.deadcandance.com

Tracklist:
1. Children Of The Sun (ascolta: http://youtu.be/7PSZb76cTcE)
2. Anabasis
3.
Agape
4. Amnesia (ascolta: http://youtu.be/_iuukyjCz74)
5. Kiko
6. Opium (ascolta: http://youtu.be/zReWPjreJzI)
7. Return Of The She-King
8. All In Good Time (ascolta: http://youtu.be/AF_bBhDnjZs)


Sedici anni di silenzio discografico, per un gruppo “pop”, equivalevano, un tempo, a un esilio senza ritorno. Non oggi, che l'assenza prolungata è diventata un plusvalore su cui giocarsi il ritorno sulle scene trasformandolo in “evento”. Tanto più se si tratta di un marchio esoterico come quello dei Dead Can Dance, già di per sé estraneo alle logiche della musica di consumo e dello sfruttamento intensivo. Certo, DCD non sono più avventurosi e inquietanti come ai tempi dei primissimi dischi per la 4AD, ma la loro proposta continua ad essere un magnete irresistibile per le nostre orecchie (http://www.rockol.it/recensione-4967/Dead-Can-Dance-ANASTASIS).
La prima domanda che sorge spontanea alla notizia di una reunion è inevitabilmente legata alle motivazioni originate da tale decisione. Di reunion, in questi anni, ne abbiamo viste tante: molte accolte con il piacere di un “bentornati”, altre capaci di partorire nuovi tasselli da aggiungere a trascorsi importanti; ma una considerevole parte di queste ha finito col produrre lavori di gran lunga inferiori alle attese. Brendan Perry e Lisa Gerrard di grandi cose ne hanno fatte tante. Con le loro voci e con la loro eterna ricerca, Dead Can Dance hanno saputo scrivere alcune fra le pagine più suggestive e innovative della musica tutta, distanziandosi con originalità da qualsiasi etichetta, pescando da un passato arcano, mescolando le radici con la sperimentazione, agganciandosi qua e là a tendenze più o meno definite, ma mantenendosi sempre ben saldi ad un marchio di fabbrica esclusivo. Tre quarti di quella che oggi suole classificarsi sotto l'etichetta di dark-wave deve buona parte della sua ispirazione ai due, che, dopo la separazione, nei rispettivi percorsi solisti hanno adattato la potenza evocativa della loro musica all'immagine: quella dei film (per la Gerrard) ma anche quella dell'intimo cantautorato e della pura suggestione (nel caso di Brendan Perry).
Oggi, a sedici anni dal bistrattato ma non certo pessimo “Spiritchaser” - epitaffio che segnò una deriva prettamente etnica - le due metà si ricongiungono, ed ecco tornare a brillare il marchio Dead Can Dance. Riprendendo il discorso precedente, è lecito domandarsi cosa potesse avere di nuovo da dire un duo il cui percorso pareva essere, definitivamente, un cerchio perfetto. Per rispondere, poteva essere sufficiente l'indizio di “Amnesia”, assaggio regalatoci dal duo anticipando di un mese l’uscita del nuovo disco. L'ugola di Perry, intatta e ancor più profonda, guida alla scoperta del nuovo universo sonoro prettamente “mediterraneo”, come suggerito anche dall'omaggio all'Antica Grecia del titolo: “Anastasis”.
E così i Dead Can Dance sono tornati e la loro “resurrezione” (questa la traduzione di “Anastasis” dal greco titolo dell'album) non poteva, davvero, essere più lucente di così. “Anastasis” è disco legato strettamente ai loro trascorsi ma mai autoreferenziale, l'album maturo di un duo il cui suono trae le sue coordinate da stili senza tempo, tanto quanto pare esserlo la loro musica. (http://www.ondarock.it/recensioni/2012_deadcandance_anastasis.htm). Come la flora presente nell’artwork di copertina, hanno delle radici profonde ma contemporaneamente cercano di arrivare al sole riuscendo a rinascere per l’ennesima volta. Proprio come l’anastasi greca e la resurrezione come forma di riscatto dai dolori della vita materiale (http://www.impattosonoro.it/2012/08/20/recensioni/dead-can-dance-anastasis/). Una gran sorpresa, ben oltre le più rosee aspettative, Uno tra i prodotti migliori di questo 2012. Giù il cappello!
“RADI@zioni” è un programma curato da Camillo Fasulo, Marco Greco, Antonio Marra e Angelo De Luca, realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Rino De Cesare, Angelo Olive, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì e venerdì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.


MENOMENA: l'esame è superato!


RADI@zioni / Disco Hot N° 22:
MENOMENA “Moms” (2012)

Giunti al traguardo del quinto disco e ormai ridotti da trio a duo i Menomena sembrano aver trovato il loop giusto. Tra echi di Blur (pur se rimasticati), canzoni di stampo pop e a tratti sperimentali, l’album scorre comunque piacevolmente.
La band di Portland si fa apprezzare per le linee di basso poderose, gli assoli di chitarra, le incursioni di sax e le improvvise variazioni che fanno che li avvicinano all’art-rock. “Moms” è un disco da gustare poco per volta… un disco dove i Menomena ci danno prova di tutto il loro talento compositivo. L’esame è superato!
(Carmine Tateo)

Tracce consigliate:
PLUMAGE (ascolta: http://youtu.be/aSvs7tBqDVA)
CAPSULE (ascolta: http://youtu.be/n_wo_M_oSLI)
PIQUE (ascolta: http://youtu.be/8kXBmvHJrJs)


sabato 17 novembre 2012

ELBOW "Dead In The Boot": tu chiamale, se vuoi, b-sides!

ELBOW “Dead In The Boot” (Fiction, 2012) – www.elbow.co.uk

Tracklist:
1 ‘Whisper Grass’ - (‘Fallen Angel’ – V2 single release)
2 ‘Lucky With Disease’ – (‘Newborn’ – V2 single release)
3 ‘Lay Down Your Cross’ - (‘Not A Job’ – V2 CD Single)
4 ‘The Long War Shuffle’ - (‘Leaders Of The Free World’ – V2 CD Single)
5 ‘Every Bit The Little Girl’ - (‘One Day Like This’ – Fiction 7″ single)
6 ‘Love Blown Down’ - (‘Fugitive Motel’ – V2 CD Single)
7 ‘None One’ - (‘Newborn’ – Uglyman CD EP) (ascolta: http://youtu.be/tJRNt5wuzOQ)
8 ‘Lullaby’ - (‘One Day Like This’ – Fiction CD Single)
9 ‘McGreggor’ - (‘Forget Myself’ – V2 7″ single)
10 ‘Buffalo Ghosts’ - (‘Open Arms’ – Fiction 10″ Single) (ascolta: http://youtu.be/BLj7vywMPb0)
11 ‘Waving From Windows’ - (‘Grace Under Pressure’ – V2 CD Single) (ascolta: http://youtu.be/Qw-vl_Vz-ds)
12 ‘Snowball’ - (From ‘Help – A Day In The Life’ – Warchild album release) (ascolta: http://youtu.be/LpCw3RGdlKE)
13 ‘Gentle As’ - (‘Leaders Of The Free World’ – V2 7″ single)

Il “nuovo” lavoro discografico degli Elbow, il cui titolo è “Dead In The Boot”, non è esattamente un disco di inediti in senso stretto, bensì una raccolta di 13 brani rimasti, per un motivo o per un altro, a margine della discografia della band inglese. Attenzione, però, perché questi presunti “scarti” sono stati ri-arrangiati e trattati “come se facessero parte di un nuovo album”: questo fanno intendere Guy Garvey e soci nel comunicato stampa che accompagna il disco, il cui acquisto è disponibile nei consueti formati Cd, doppio vinile o digital download (http://store.universal-music.co.uk/restofworld/artist/elbow/icat/elbow). Per i fans degli Elbow su Facebook c’è stata, nelle scorse settimane, una ulteriore sorpresa: Guy si è divertito a commentare ogni brano di questo disco, che è accompagnato da un teaser video, tramite i ricordi legati alla genesi piuttosto che alla registrazione dello stesso (http://www.shiverwebzine.com/2012/08/28/elbow-tu-chiamale-se-vuoi-b-sides/).
“Dead In The Boot” raccoglie, quindi, 13 rari brani degli Elbow originariamente pubblicati su CD singoli, 7” ed EP in vinile. È un’uscita che traccia una storia “alternativa” della band dagli inizi, partendo da “None One” (dall’EP “Newborn” del 2000), sino a “Buffalo Ghosts”, inedito inserito nella limited edition in vinile 10” del singolo “Open Arms” pubblicato nello scorso aprile di quest’anno (http://www.discoclub65.it/prossime-uscite-menuright-79/4903-elbow-dead-in-the-boot.html).
Accompagnando l’uscita di questo album, Guy Garvey, voce degli Elbow, ha dichiarato: “Abbiamo sempre amato le B-sides e nessuna di esse è da considerarsi uno scarto. Hanno tutte uno spazio differente e generalmente sono nate in tempi diversi dopo l’uscita di ogni album, quando i componenti della band erano più rilassati e liberi di comporre senza l’assillo di dover rispettare tempi e impegni intrapresi. Alcune di queste canzoni sono le nostre preferite in assoluto. Era importante per noi che questa collezione diventasse un album vero e proprio. Forse a qualche fan sembrerà che ci siano delle omissioni, ma assicuriamo che non è proprio così. Queste sono canzoni perfettamente legate tra loro”. Ecco spiegato, in sintesi, “Dead In the Boot”, compilation che non sfigura affatto di fronte a nessuna delle uscite ufficiali della band di Manchester. Ci si ritrova tutta la scrittura articolata di Garvey e soci (“Whisper Grass”, “Every Bit The Little Girl”, “Snowball”, la meravigliosa “Buffalo Ghosts” etc.): un suono colto e solenne, tra Talk Talk, post rock, Robert Wyatt, Radiohead e primissimi Genesis. Consigliatissimo non solo ai fans degli Elbow (Rossano Lo Mele, RUMORE #250 – Novembre 2012).
… Si diceva poco più su che “le canzoni raccolte in questa uscita sono state descritte dalla stessa band come tra le loro preferite in assoluto”. È facile capirne il perché: trattasi di materiale quasi sempre all’altezza di quello più noto, nella scrittura come nelle idee messe in campo. E, visto che stiamo trattando di una delle più significative e interessanti formazioni britanniche degli ultimi tre lustri, è dire molto! Una testimonianza tra le più concrete, sia del tentativo di Guy Garvey e soci di ampliare i confini del pop-rock chitarristico, sia dei buoni risultati ottenuti (Aurelio Pasini, MUCCHIO #699, Ottobre 2012).
“RADI@zioni” è un programma curato da Camillo Fasulo, Marco Greco, Antonio Marra e Angelo De Luca, realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Rino De Cesare, Angelo Olive, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì e venerdì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.


mercoledì 7 novembre 2012

BLOC PARTY: Voglia di rimettersi in gioco!

RADI@zioni / Disco Hot N° 21:
BLOC PARTY “Four” (2012)
Sono passati ben sette anni da quando i Bloc Party irruppero sulla scena musicale inglese ed internazionale. Era infatti il 2005 quando uscì “Silent Alarm” che imperversò per lungo tempo in tutti i club (quelli di un certo tipo s’intende) e nelle radio trendy. Da lì in poi, con i successivi lavori hanno cambiato più volte faccia con una velocità quasi disarmante passando dallo scoppiettante prologo ad un declinante epilogo fatto di pastrocchi sentimentaloni e di vuoti sperimentalismi elettronici, incluso l’album da solista del cantante Kele Okereke. Visto il prolungato silenzio (il precedente studio album targato Bloc Party, “Intimacy”, risale al 2008, non dimentichiamolo!) molti li avevano ormai dati per spacciati… Poi, lo scorso 20 agosto, ecco l’annuncio che aspettavamo: i Bloc Party tornano con un nuovo album, il 4° della loro discografia… si intitola semplicemente “Four”!
Kele e soci hanno saputo farsi perdonare le brutte figure delle predenti uscite e dopo ben due passi falsi sono stati capaci di inanellare una serie di nuovi brani contraddistinti da continue variazioni di tempo, chitarre indie, ritmi ballerini e ritornelli catchy… ed è subito Inghilterra! È per tutte queste ragioni che “Four” può dirsi un buon album in cui “voglia di rimettersi in gioco e qualità del prodotto” si legano benissimo dando nuovamente vigore ad una delle migliori band inglesi dei nostri giorni. Non siamo ai livelli dell’esordio “Silent Alarm”, non tutto brilla in “Four”, ma comunque noi diciamo “bentornati Bloc Party”! A questo punto a voi il verdetto finale…
(Carmine Tateo)

Tracce consigliate:
OCTOPUS (ascolta: http://youtu.be/TkeUFRK4i7w)
DAY FOUR (ascolta: http://youtu.be/Nzn8V0j3HQE)
COLISEUM (ascolta: http://youtu.be/HWTFHcT4zwo)


sabato 3 novembre 2012

TESTAMENT: non sono una promessa non mantenuta, sono soltanto una meravigliosa ma purtroppo ignoratissima realtà!

TESTAMENT “Dark Roots Of Earth” (Nuclear Blast, 2012) – www.testamentlegions.com

Tracklist:
1. Rise Up (ascolta: www.youtube.com/watch?v=LYpetFYWD8w)
2. Native Blood
3. Dark Roots Of Earth (ascolta: www.youtube.com/watch?v=qwdkmxDLFak)
4.
True American Hate (ascolta: www.youtube.com/watch?v=WAkpZ8ZENIs&feature=relmfu)
5. A Day In The Death
6. Cold Embrace
7. Man Kills Mankind
8. Throne Of Thorns (ascolta: www.youtube.com/watch?v=q4rRKmcmeZw&feature=relmfu)
9. Last Stand For Independence

Quattro lunghi anni sono passati dall’uscita di “The Formation Of Damnation”, l’album del ritorno sulle scene dei Testament in formazione quasi originale, con il reintegro del figliol prodigo Alex Skolnick e di Greg Christian, dopo circa nove anni dal precedente “The Gathering”. Una gestazione, allora, quasi interminabile e piuttosto snervante, che in parte si è ripetuta anche per il decimo full-length del combo statunitense, “Dark Roots Of Earth”: disco annunciato già dallo scorso anno e più volte rimandato (http://www.truemetal.it/reviews.php?op=albumreview&id=10903).
Senza dubbio i Testament sono una delle band più amate del classic thrash, forse solo un gradino sotto i più grandi e un nuovo album dopo ben quattro anni d’attesa è forse l’unica proposta musicale in grado di ravvivare l’attenzione del pubblico metal in un’annata tutto sommato abbastanza apatica. Presentato attraverso una lunga trafila promozionale, “Dark Roots Of Earth” è ora disponibile anche nel formato cd fisico nei negozi e dopo tanto penare poter ascoltare l’album intero ha quasi un effetto liberatorio. Il primo elemento a colpire è, senza discussione, la qualità straordinaria della produzione: pulita e martellante. In esso sarà possibile ritrovare tutti quegli elementi che rendono un disco thrash moderno e completo, fatto però conservando le caratteristiche tipiche della band e un fondo di orecchiabilità che non guasta mai. Come dire… un centro pieno! (http://www.metallus.it/recensioni/dark-roots-of-earth/).
Nelle nove tracce, tutte egregiamente arrangiate, troverete sia il caratteristico thrash degli esordi che parti semi-melodiche, ma anche frazioni death/groove: un caleidoscopio sonoro nel complesso gradevole. La prestazione dei singoli musicisti, poi, è da brividi, in particolare da applausi quella del corpulento Chuck Billy che ha dovuto dare fondo a tutte le sue doti canore passando dal growl di matrice death ad uno stile più melodico e malinconico e, soprattutto, è da incorniciare la micidiale prova alle pelli di Gene Hoglan (già con i Testament in passato) chiamato a sostituire il convalescente Paul Bostaph. “Dark Roots Of Earth”, dotato di un artwork molto bello curato da Eliran Kantor, è una delle release migliori uscite quest’anno in campo thrash, complice anche l’ottimo lavoro in sede di produzione svolto da Andy Sneap. Non presenta canzoni trascendentali (secondo me le migliori restano “Rise Up” e soprattutto “True American Hate”), ma si fa apprezzare dall’inizio alla fine (elemento non trascurabile se considero la noia che a tratti mi assale ascoltando gli ultimi lavori dei Megadeth o dei Fear Factory) (http://www.metallized.it/recensione.php?id=7467).
I Testament sono da sempre un oggetto di culto e una band che in fondo ha sbagliato poco, in maniera meno clamorosa rispetto ad altri celebri colleghi. Però in alcune fasi della carriera, sembrava una band che avesse realizzato un album d’esordio gigantesco e che non si fosse più ripetuta a quei livelli. Soprattutto nel periodo tra “Souls of Black” e “The Ritual”, albums tutto sommato di livello medio/scarso, con i quali il gruppo cercò di rinnovare la propria proposta e nello stesso tempo di aumentare la base dei fan. Non funzionò per niente e la risalita fu lenta e difficile, soprattutto in quegli anni dove la “flanella” ed il Death Metal lasciavano pochissimo spazio ad altro. Dopo l’esperimento di “Demonic”, la rinascita avvenne con un disco troppo bello per essere vero, suonato da una formazione da sogno: “The Gathering”. La malattia di Chuck Billy fermò di nuovo il processo di rinascita ma fortunatamente, dopo la guarigione del gigantesco cantante, il gruppo tornò in studio con una formazione stabile, praticamente quella degli esordi, con in più il micidiale Paul Bostaph alla batteria. Nuovo discone, ma di nuovo guai per la line-up con Bostaph fermo a causa di un infortunio. E passano altri quattro anni, ma finalmente ci siamo, “Dark Roots of Earth” è il disco che scioglie ogni dubbio: i Testament non sono una promessa non mantenuta, sono una meravigliosa ma purtroppo ignoratissima realtà! Un album da acquistare ed adorare senza dubbio alcuno, per uno dei gruppi che meglio ha saputo imparare dai propri errori. Insomma, bentornati, Testament! (http://rudeawakemetal.wordpress.com/2012/07/30/testament-dark-roots-of-earth/).
“RADI@zioni” è un programma curato da Camillo Fasulo, Marco Greco, Antonio Marra e Angelo De Luca, realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Rino De Cesare, Angelo Olive, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì e venerdì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.


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