domenica 21 aprile 2013

VOIVOD... gli alieni esistono! “Target Earth”: obiettivo centrato, missione compiuta!


VOIVOD “Target Earth” (Century Media, 2013) – www.voivod.com

Tracklist:
01. Target Earth (guarda/ascolta: http://youtu.be/jGVMuZkK5jU)
02. Kluskap O' Kom (guarda/ascolta: http://youtu.be/jSuyJokh9Lg)
03. Empathy For The Enemy (guarda/ascolta: http://youtu.be/b3Mz8HPJS4o)
04. Mechanical Mind (guarda/ascolta: http://youtu.be/8KVXu-OXpR8)
05. Warchaic
06. Resistance
07. Kaleidos
08. Corps Etranger
09.
Artefact
10. Defiance

Con un inquietante soldato alieno in copertina, tornano i geniali canadesi Voivod, teste di serie del metallo più avanguardistico e open-minded da ormai tre decadi. Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia dai tempi del seminale debutto thrash “War And Pain” (1984), ma a causa di svariate sventure personali e artistiche la band non ha mai potuto raccogliere quanto giustamente meritato. Ciò nonostante, Michel “Away” Langevin e soci non hanno mai mollato, mostrando una sincera e incrollabile determinazione a portare avanti la loro personalissima creatura musicale, attraverso una serie invidiabile di album-capolavoro, sempre eterogenei e innovativi. Sotto molti punti di vista il nuovo “Target Earth” è proprio un collettore, una ricapitolazione delle varie esperienze/influenze/sonorità indagate dai Voivod in carriera, caratterizzandosi da subito come un fondamentale tassello di sintesi, dopo le due più recenti uscite, dignitose ma probabilmente non essenziali e memorabili, come “Katorz” (2006) e “Infini” (2009). Le ragioni di questo positivo e sensibile salto di qualità stanno innanzitutto nella rinnovata line-up. “Target Earth” è infatti il primo album composto da Away e dal vocalist Snake (il primo membro storico a rientrare in formazione) assieme al vecchio bassista Jean-Yves “Blacky” Thériault, dapprima sostituito dall’ex Metallica Jason Newsted), ma soprattutto col nuovo chitarrista Daniel “Chewy” Mongrain di scuola techno-death (già con Martyr, ex-Cryptopsy, ex-Gorguts), chiamato a sostituire il compianto Denis “Piggy” D’Amour, scomparso nel 2005. Mongrain, le cui impressionanti capacità sono già state testate e promosse nel corso degli ultimi, trionfali tour, si dimostra perfettamente a suo agio anche in sede di composizione, garantendo una necessaria continuità stilistica. L’oscuro ma ormai familiare universo fantascientifico dei Voivod, contemporaneamente strano e ironico, risplende in questi solchi con l’esplosiva potenza di una supernova, catapultandoci in una dimensione spazio/tempo di puro entusiasmo musicale. “Target Earth”: obiettivo centrato, missione compiuta! (www.outsidersmusica.it/recensione/Musica/voivod-target-earth)
Sono passati ormai tre decenni dalla nascita dei Voivod, ad inizio anni Ottanta… Eppure sembra ieri che, dopo un paio di album di caotico metal-punk-thrash per psicolabili violenti, questi metallari canadesi si inventavano un sound – e forse anche un genere che loro solamente praticano e suonano – davvero nuovo, originale e inimitabile: il techno-thrash! Ebbene, cari metallari e derivati, i Voivod ce l’hanno fatta. “Target Earth” suona come un omaggio incredibilmente fedele e filologico al songwriting e al sound del fu “Piggy” D’Amour, consegnandoci una band ispiratissima, in forma e soprattutto fedele alla propria natura. Il feeling generale ricorda da vicino lavori ormai leggendari della loro discografia, come “Dimension Hatröss” (1988) e “Nothingface” (1989) tra dissonanze, brani spigolosi, divagazioni deraglianti, animo prog e quel senso di pericolo imminente che da sempre rende speciali i migliori dischi dei Voivod (www.rockol.it/recensione-5112/Voivod-TARGET-EARTH).
Con “Target Earth” i Voivod non solo hanno centrato l’obiettivo, ma si sono spinti di nuovo oltre, mettendosi nuovamente in gioco e rileggendo il sound che essi stessi hanno creato. Ancora una volta, a trent’anni di distanza dal loro debutto, i Voivod sono tornati per ricordare al mondo intero la loro natura di extraterrestri, perché una band così non può che essere di un altro pianeta. Gli alieni esistono, eccome!
Non ci sono dubbi! Con “Target Earth” siamo di fronte alla più insperata e irreale delle resurrezioni: un disco stracarico di idee, non un filler che sia uno in quasi un’ora di musica. Lineare negli intenti, complesso nella struttura, “Target Earth” è l’album che ci si aspetta dai Voivod. Disco favoloso, senza se e senza ma! Già disco dell’anno, per quanto mi riguarda! (metalskunk.com/2013/02/19/doppia-recensione-voivod-target-earth-century-media).
“RADI@zioni/N.R.G.” è un programma ideato da Camillo Fasulo e realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Gabriella Trastevere, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.


sabato 6 aprile 2013

ANIMAL COLLECTIVE: sfondi coloratissimi e temperature torride in un calderone infuocatissimo a base di allucinogeni, peperoncino e spezie piccanti in gran quantità!


ANIMAL COLLECTIVE “Centipede Hz” (Domino, 2012) – www.radio.myanimalhome.net

Tracklist:
01. Moonjock (guarda/ascolta: http://youtu.be/K5mCI9Ik6_I)
02. Today's Supernatural (guarda/ascolta: http://youtu.be/QznD8KTXRi4)
03. Rosie Oh
04. Applesauce (guarda/ascolta: http://youtu.be/ln_Ag7vk5X4)
05. Wide Eyed
06. Father Time
07. New Town Burnout
08. Monkey Riches (guarda/ascolta: http://youtu.be/KZSes7RVZzE)
09. Mercury Man
09. Pulleys
10. Amanita

In un panorama sonoro in cui il loop e il plagio rappresentano la principale fonte di ispirazione per la maggior parte delle bands di qualunque estrazione culturale siano, il combo formato da Avey Tare, Panda Bear, Geologist ed il rientrato Deakin, costituisce indubbiamente una piacevolissima eccezione. Nati come progetto altamente underground della stralunata scena statunitense, gli Animal Collective si sono imposti a livello internazionale come punto di riferimento di un suono contemporaneo, ricco di suggestioni e soprattutto fuori dagli schemi. E proprio con “Centipede Hz”, pubblicato nello scorso autunno, il quartetto torna con un nuovo lavoro dopo ben 3 anni, dato che l’eccellente e celebratissima prova di “Merriweather Post Pavilion” usciva nel 2009. Il nuovo album segna la decima release sulla lunga distanza e, sebbene ricalchi gli stilemi ormai noti del gruppo, possiede una organica coesione interna che dona stabilità formale e sinergia musicale. Il disco si rivela infatti un concept album basato su segnali radio provenienti dal passato, trasmissioni ormai perse nello spazio siderale e musica originaria di un altro pianeta. Un immaginario assolutamente assimilabile al DNA degli Animal Collective, che hanno da sempre inteso le loro performances live e la loro attività in studio come strumento di destabilizzazione e ipnosi, appassionata vitalità e gusto per l’inaudito. “Centipede Hz” conferma la straordinaria esuberanza di un gruppo destinato a segnare un’epoca (Michele Casella – Rockerilla #385 / Sett. 2012).
Ma veniamo nello specifico: “Centipede Hz”, quarto album della “maturità” degli Animal Collective, che da “Feels” in poi hanno iniziato a prendere vera coscienza delle loro potenzialità e a rilasciare solo album di grande spessore, non è né un punto di arrivo della loro carriera, né tantomeno una ripartenza. È, molto semplicemente, una nuova fase e come tale dovrebbe essere presa… oppure lasciata! Ma perché lasciarla quando il suo frutto è il miglior disco degli ultimi 3 anni e, quindi, ora come ora, il miglior disco degli anni ’10? Non è una profezia, è solo una (personalissima, quindi da prendere come tale) lettura del presente musicale: un presente fatto di revivalismo e di cancellazione di confine tra l’indie e il mainstream. Gli Animal Collective SONO l’inventiva e somigliano solo a un’altra band: agli Animal Collective. E 12 anni di carriera non li dimostrano, tantomeno 9 album. 10 pezzi davvero uno meglio dell’altro. Identificare il migliore è un semplice fatto soggettivo. Quello che è evidente è solo una grande coerenza e la capacità di sfornare ancora un album-capolavoro (http://deerwaves.com/recensioni/album/animal-collective-centipede-hz).
Peyote come se piovesse. Come sempre, anzi più di sempre. Messico, Africa subsahariana, o comunque posti caldissimi. "Centipede Hz" è un calderone infuocatissimo, peperoncino e spezie piccanti in gran quantità. In mezzo ci sono gli Animal Collective che ti aspetti… Ma anche no! Pensi a "Merriweather Post Pavilion" e dici pop allo stato puro, come mai era stato per loro. Dove vada a parare questo nuovo disco è poco chiaro, forse pure a loro. Nel senso che non raccoglie affatto l'eredità del predecessore, casomai ne rielabora alcune intuizioni, (ri)portando però in gioco tutto ciò che l'universo della band di New York ha sempre rappresentato. Quindi: casino organizzato (?), sovrapposizioni, drum machine, coretti, scie spezzate. Immergendo il tutto in una trance che sa di Africa, di bonghi martellanti. Una specie di prog (dis)organizzato in salsa pop, ma c'è anche profumo di spazio e di spezie in ogni singolo pezzo. Un ritorno al free-folk, insomma, come già era stato per "Here Comes The Indian" e pure per il bellissimo "Sung Tongs". È un disco che viaggia a ritmi forsennati, forse come non mai nella loro carriera. Non c'è pausa di sorta e "Centipede Hz" emerge, nuovamente e dopo diversi anni nella loro carriera, non come un album di canzoni, ma come flusso, come magma feroce. È una schizofrenia degna dei migliori Flaming Lips. Suoni grumosi e impastatissimi vengono lanciati in ogni direzione. In fondo, al Collettivo non si chiedeva altro. La loro è la solita psichedelia che non muore mai, che vive degli spunti e di sfondi sempre coloratissimi (http://www.ondarock.it/recensioni/2012_animalcollective_centipedehz.htm).
Ascolta in streaming l’intero album con un video per ogni pezzo: http://radio.myanimalhome.net/
“RADI@zioni/N.R.G.” è un programma ideato da Camillo Fasulo e realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Gabriella Trastevere, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.


Si scrive ATOMS FOR PEACE… ma si legge Thom Yorke o Radiohead?… ma è “Amok” o “I am o.k.”?


RADI@zioni / Disco Hot N° 06:
ATOMS FOR PEACE “Amok” (2013)
… Apprezzato e super salutato con entusiasmo da tutti i critici musicali è da pochissimo tempo in circolazione il nuovo disco di Thom Yorke, leader e cantante dei Radiohead, anche se sopra la copertina di “Amok” si legge che il nome della band è Atoms For Peace. Gli Atoms For Peace nascono in realtà nel 2009 come super gruppo. Oltre a Thom Yorke ne fanno parte Flea dei Red Hot Chili Peppers al basso, Nigel Godrich (storico produttore della band di Oxford, nonché regista e videoartista) all’elettronica, il brasiliano Mauro Refosco alle percussioni e Joey Waronker, già turnista nei REM, alla batteria. Un’elite di musicisti insomma, e tutti al servizio di Mister Yorke.
… “Amok” è un lavoro che vive di chiaro-scuri, espone un’elettronica minimale e frastagliata, sintesi di instant-wave, etno, soul e spasmi funky. Il risultato, va detto, non procura molte sorprese, ma al di là delle inevitabili soggettive valutazioni, presenta quei tipici umori che il suo autore ha già ampiamente sviscerato con la band madre… al punto che oggi rischia, come minimo, di suonare monotono o, peggio, retorico. Non ci è dato sapere se l’avventura Atoms For Peace avrà un seguito. Per accertarcene consigliamo di non perdere i loro live e pertanto segnaliamo le due date italiane previste a Roma e a Milano rispettivamente il 16 e 17 luglio prossimi.
(Carmine Tateo)
Tracce consigliate:
BEFORE YOUR VERY EYES (ascolta&guarda: http://youtu.be/1ACcIUSyxQk)
DEFAULT (ascolta&guarda: http://youtu.be/o90VsOopAws)
AMOK (ascolta&guarda: http://youtu.be/TCts6YVSX-c)


NEW ORDER: un più che dignitoso canto delle… sirene… Ma non chiamateli "scarti"!


RADI@zioni / Disco Hot N° 05:
NEW ORDER “Lost Sirens” (2013)
… A lungo rimandato e posticipato per diversi anni, a causa delle più o meno note dispute legali tra Peter Hook (bassista) e Bernard Sumner (cantante-chitarrista), ha finalmente visto la luce poco più di due mesi fa “Lost Sirens”, l’album ormai postumo dei New Order contenente materiale risalente alle sessions di “Waiting For The Sirens” del 2005. “Lost Sirens” contiene 8 canzoni per poco meno di 40 minuti di musica… praticamente il testamento dei New Order.
… Molte chitarre e del pop leggero… ottima musica e belle melodie… nulla di troppo originale, tutto sommato… si sente che sono delle out-takes. “Lost Sirens” rappresenta un più che dignitoso canto del cigno per i New Order… ma guai a definirlo “scarto”. È un vero peccato averli persi.
(Carmine Tateo)
Tracce consigliate:
I’LL STAY WITH YOU (guarda&ascolta: http://youtu.be/qAMNZMCTkZ0)
SUGARCANE (guarda&ascolta: http://youtu.be/4nM4o5-g_z8)
SHAKE IT UP (guarda&ascolta: http://youtu.be/bGm0hGlQIeg)


sabato 16 marzo 2013

PALMA VIOLETS: chitarre garage, linee vocali sporche, charleston aperti e tappeti di organo... è il nuovo brit rock che avanza?

RADI@zioni / Disco Hot N° 04: PALMA VIOLETS "180” (2013)
 
… Le cronache musicali inglesi ci raccontano di numerosi gruppi arrivati al successo in modo rapido ed improvviso, ma la band in questione ha veramente bruciato le tappe. Visti dal vivo ad un loro party-concerto da un emissario della casa discografica Rough Trade (per intenderci quella degli Smiths, dei Libertines e degli Strokes) hanno avuto immediatamente la possibilità di incidere il loro primo singolo, “Best Of Friends” giudicato, tra l’altro, come il migliore dello scorso 2012. Da lì è iniziata la scalata al successo e la pubblicazione del 1° album avvenuta il 25 febbraio scorso.

Londinesi e sbarbatelli, hanno pensato di chiamare l’album “180” (one hundred eighty) come lo stabile situato nella periferia della loro città, dove erano soliti fare party a sorpresa. Suonano un indie-rock sporcato di garage e con qualche influsso psichedelico.

I Palma Violets danno aria alla scena alternative londinese che era un po’ in fase di stallo. Meteora o realtà?

(Carmine Tateo)

Tracce consigliate:

BEST OF FRIENDS (ascolta/guarda http://youtu.be/poFXWUTEs1k)

STEP UP FOR THE COOL CATS (ascolta/guarda http://youtu.be/TGaT7aCgsTA)

LAST OF THE SUMMER WINE (ascolta/guarda http://youtu.be/gGSUl0RbK5Q)

 

sabato 9 marzo 2013

EELS: quella scintilla di eternità in fondo al cuore che può rendere la vita una meravigliosa, gloriosa avventura!

RADI@zioni / Disco Hot N° 03: EELS "Wonderful, Glorious" (2013)

Sono passati ormai circa 4 anni dal precedente album, e Mr. Everett ha finalmente deciso di far uscire il 10° capitolo per la sua band.
“Wonderful, Glorious” è l’inconfondibile costante della musica targata EELS… Attenzione, però! Una cosa è certa: quest’ultimo lavoro è contagioso. Le melodie (come spesso accade quando parliamo di questa band) si insinuano vigliaccamente sotto la cute dell’ascoltatore. Rock’n’roll pieno di groove ed elettricità, a volte più colorato di blues, altre volte di piccole gocce di psichedelia.
Nell’alternarsi di danze sgangherate e parentesi sognanti, la voce di Marc Oliver Everett è magica e sofferta come sempre.
“Wonderful, Glorious” è un disco che fa amare ancor di più questa band, sicuramente già fin d’ora nella nostra top ten 2013.
p.s.: segnaliamo la limited edition con un bonus disc contenente altre 13 tracce (5 inediti + 8 live).
(Carmine Tateo)


Tracce consigliate:
- BOMBS AWAY (guarda/ascolta: http://youtu.be/_2vc5iie5RM);
- PEACH BLOSSOM (guarda/ascolta: http://youtu.be/_vS_By_ZZ0g);
- YOUR MAMA WARNED YOU (guarda/ascolta: http://youtu.be/6pvIQdtMMkY).

sabato 2 marzo 2013

SACRI CUORI “Rosario” - La nostalgia di un luogo in cui non sei mai stato! La possibile colonna sonora per il prossimo western di Tarantino!

SACRI CUORI “Rosario” (Decor Records/Interbang Records, 2012) – www.sacricuori.com

Tracklist:
01. Silver Dollar (guarda/ascolta: http://youtu.be/S2Sb6QizW4k)
02. Fortuna
03. Quattro Passi
04. Out Of Grace
05. Sipario! (guarda/ascolta: http://youtu.be/rgjuZoVjXEg)
06. Garrett, West
07. Where We Left
08. Teresita
09. Garrett, East
10. El Conte
11. Sundown Rosa
12. Lee-Show
13. Lido (guarda/ascolta: http://youtu.be/dPVIzps6Sx8)
14. El Gone
15. Sei (guarda/ascolta: http://youtu.be/CFq_31StIp4)
16. Non Tornerò
17. Steamer (guarda/ascolta: http://youtu.be/x_YbAqgMZGo)
18. Lido (alt. take)
19. Teresita (alt. Take)


Sacri Cuori è una sigla che cela le personalità di Antonio Gramentieri (chitarre), Francesco Checco Giampaoli (basso), Christian Ravaglioli (tastiere e fiati) e Diego Sapignoli (batteria), più altri collaboratori estemporanei. Da qualche mese stanno facendo molto rumore grazie al loro secondo album, “Rosario”, registrato con uno stuolo di ospiti da sogno. Ora, non vorremmo farli passare per “la versione italiana dei Calexico”, nonostante propongano un disco principalmente strumentale, nonostante la capacità evocativa di questi brani conservi lo stesso taglio cinematografico della band di Burns & Convertino, nonostante il medesimo amore per le melodie di frontiera e il suono del deserto. Gramentieri e soci sono evidentemente nati masticando roots-music e film di Quentin Tarantino (che tranquillamente avrebbe potuto usare anche brani come “El Gone” o “El Conte” per commentare la sua ultima fatica “Django”), ma “Rosario” si spinge oltre, in un orizzonte sconfinato che persino gli stessi Calexico ultimamente sembra facciano fatica a vedere, e cioè in una concezione nuova di musica a 360 gradi, dove le definizioni e gli steccati stilistici svaniscono in arditi mix culturali e dove gli elementi americani convivono perfettamente con quelli europei, dove la musica dei circhi balcanici viene portata in Romagna attraverso danze gioiose o tristi passeggiate da mare in inverno. Album da ascoltare preferibilmente sollecitati da un degno contraltare visivo (un tramonto, un quadro, una strada, il vostro partner, scegliete voi…). Non “italiani che fanno gli americani” e nemmeno “italiani che vanno in America”, ma musicisti di un mondo musicale che sta diventando sempre più vasto, dove nulla più si può inventare, ma c'è ancora tanto da incontrare, scoprire, conoscere e interiorizzare (http://ennegi.blogspot.it/2013/02/sacri-cuori-rosario.html).
In questo nuovo splendido album è evidente l’ulteriore crescita di questa band. Band che meriterebbe maggiore considerazione anche in Italia perché è sicuramente una delle più belle realtà italiane ed anche una delle poche che si muova ed operi a livello internazionale con grandi riconoscimenti. I Sacri Cuori sono infatti la backing band in sala di registrazione e dal vivo, attraverso centinaia di concerti negli Stati Uniti e in Europa, di importanti artisti come, tra gli altri, Richard Buckner, Robyn Hitchcock, Steve Wynn, Woody Jackson, Hugo Race e Dan Stuart (ex Green on Red), mentre nel loro primo disco avevano come ospiti John Convertino e Jakob Valenzuela dei Calexico e Howe Gelb dei Giant Sand. “Rosario” è stato registrato a Richmond (Virginia) e a Hollywood (California) e vede la partecipazione tra gli altri di John Convertino (Calexico), Marc Ribot, David Hidalgo, Woody Jackson, Jim Keltner e Isobel Campbell (già con Belle & Sebastian e con il Mark Lanegan solista) che è anche autrice delle liriche e presta la sua bella voce nelle uniche due tracce cantate del disco. Si perché questo è un disco essenzialmente strumentale, un genere che sta ritornando con diversi validi gruppi, dopo i grandi fasti degli anni ’60. È sicuramente un gran bel disco di una grande band. Se ancora non li conoscete dovreste assolutamente scoprirli, ne rimarrete affascinati (http://www.mescalina.it/musica/recensioni/sacri-cuori-rosario). 
Nel loro suono si trova il folk, il blues e la psichedelia, visioni cinematografiche e ambientali. “Rosario” racconta la Romagna delle origini che si specchia nell’America dei confini, l’Adriatico nel Pacifico, Rimini in Venice Beach. Una musica che ritrova anche le suggestioni letterarie dell’italo-americano John Fante, le allucinazioni di David Lynch, il Messico immaginato dalla fisarmonica di Castellina/Pasi. Una musica dagli ascolti colti ma dall’anima popolare, che affronta senza remore la propria italianità, la sfida della melodia, e che cerca l’avanguardia nella sintesi delle influenze più che nel gesto ad effetto (http://apriliaeventi.blogspot.it/2013/02/sacri-cuori-sepofah-quartet-circolo.html).

A cura di: Camillo “RADI@zioni” Fasulo

“RADI@zioni/N.R.G.” è un programma ideato da Camillo Fasulo e realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Gabriella Trastevere, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi. 


giovedì 21 febbraio 2013

YO LA TENGO – Un'elegante lezione di rock alternativo americano

YO LA TENGO “Fade” (Matador Records, 2013) – http://yolatengo.com/

Tracklist:
01. Ohm (ascolta: http://youtu.be/BauiMlA0VVo)
02.
Is that enough
03. Well you better (ascolta: http://www.youtube.com/watch?v=_57ZtsuzQj4&feature=share&list=PLUm14RyqutJMxJDyrNkfJ2p9bZhgLEzg5)
04. Paddle forward
05. Stupid things (ascolta: http://www.youtube.com/watch?v=KzsTz5trFjA&feature=share&list=PLUm14RyqutJMxJDyrNkfJ2p9bZhgLEzg5)
06. I’ll be around
07. Cornelia and Jane
08. Two trains
09.
The point of it
10.
Before we run (ascolta: http://www.youtube.com/watch?v=ICFj0K7N6Lk&feature=share&list=PLUm14RyqutJMxJDyrNkfJ2p9bZhgLEzg5)

Indipendenti praticamente per definizione, alternativi, psichedelici, noise; i Velvet Underground e la melodia da una parte, i Sonic Youth, i feedback, il cosiddetto “rumore” dall’altra: questi gli Yo La Tengo fino ad oggi, e aggiungerei anche con un “discreto” successo. Nascere nel 1984 significa avere oggi ventinove anni, diciamo oramai compiuti, e se è vero che nel mondo del rock vale la regola canina “un anno ne vale sette”, fate voi i conti. In un’interessante intervista pubblicata sul “Mucchio” di gennaio, si legge di un Ira Kaplan preso ad ammettere candidamente la propria “stupidità” nel non aver mai avuto “… l’idea geniale di sciogliere il gruppo per poi riformarlo”. Ironia a parte, comunque molto intelligente, se gli Yo La Tengo ad un certo punto si fossero sciolti per poi riformarsi probabilmente oggi non avremmo un disco come “Fade” tra le mani. Forse tra qualche anno o probabilmente mai! (http://www.rockol.it/recensione-5095/Yo-La-Tengo-FADE)
I protagonisti di questa storia sono i coniugi Ira Kaplan (voce, chitarra) e Georgia Hubley (voce, batteria) più James McNew al basso. I tre cavalieri del sottobosco indie a stelle e strisce inaugurano il 2013 sfornando il tredicesimo album. Dopo tanti anni, e tanti lavori, è chiaro che Yo La Tengo sia considerato un nome intoccabile della scena alternativa mondiale, fra i più longevi attualmente in circolazione. La principale differenza fra “Fade” e i dischi più recenti del trio è l’evidente sforzo di sintetizzare i tratti strumentali, evitando di dilungarsi inutilmente o virare verso percorsi troppo tortuosi. Ulteriore divergenza è data dal minore apporto delle chitarre, in favore di atmosfere sovente più rarefatte ed arrangiamenti che mal celano desideri di grandezza, con gli archi che in un paio di occasioni tendono a prendere il sopravvento.
Come spesso accade dalle parti degli Yo La Tengo, le due tracce più lunghe sono posizionate alle estremità dell’album. “Ohm” è il perfetto trait d’union con la fine del precedente “Popular Songs”, l’ “instant classic” che tutti si augurano di trovare in ogni loro nuovo lavoro; “Before We Run” rappresenta invece il congedo appassionato e viscerale, l’epilogo di un percorso di dieci tracce che per metà rappresentano la sintesi di quanto fatto sinora dalla band e per metà lancia il trio del New Jersey nella costruzione di quadretti bucolici rilassati e armonici. Prodotto dall’esperto John McEntire, che oltre ad essere un affermato producer è noto nell’ambiente come drummer di Tortoise, Red Krayola e The Sea And Cake, “Fade” è stato registrato presso i Soma Studios di Chicago. Chi si affretterà a prenotare la deluxe edition potrà godere di un sette pollici bonus con dentro due piacevolissime cover: “I Saw The Light” di Todd Rundgren e “Move To California” dei Times New Viking. La versione in vinile assicura anche un esclusivo coupon utile per scaricare una jam di ulteriori undici minuti (http://www.ondarock.it/recensioni/2013_yolatengo_fade.htm).
Il suono della band di Hoboken, New Jersey, resta inconfondibile dall’esordio ai giorni nostri, sebbene i nostri tre abbiano provato a diversificare il proprio repertorio con una ricerca musicale che continua tuttora e che dà i migliori risultati nel confronto live. È lì che vedi l’abilità nello scambiarsi gli strumenti, nel mettersi alla prova, nel volere essere ricercati con un pezzo strumentale di mezz’ora di puro rumore e passare poi ad una canzone pop dal ritornello facile (http://www.rockisland.it/news-22934/recensione-yo-la-tengo-fade-2013/).
Purtroppo il tour promozionale di “Fade” prevede una sola data in Italia, programmata per il prossimo marzo al “Limelight” di Milano. Se vi trovaste in zona, vi consiglierei di non perdere la visione di un pezzo di storia musicale contemporanea, il quale nel 2013 conferma, assieme a Wilco, Walkabouts e pochissimi altri, di avere il passaporto per viaggiare su quella nuvola che ospita i grandi protagonisti del moderno american rock, scrutando tutti dall’alto ad anni luce di distanza (http://www.ondarock.it/recensioni/2013_yolatengo_fade.htm).
Da questo link sarà possibile ascoltare l’intero album “Fade” degli YO LA TENGO: http://www.youtube.com/watch?v=N5Fbw7dy8_U&list=PLUm14RyqutJMxJDyrNkfJ2p9bZhgLEzg5
“RADI@zioni/N.R.G.” è un programma ideato da Camillo Fasulo e realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Gabriella Trastevere, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.


venerdì 15 febbraio 2013

VALENTINA GRAVILI - In viaggio alla ricerca di nuove, intriganti sfumature cromatiche ed emozionali!

VALENTINA GRAVILI “Arriviamo Tardi Ovunque” (Carbon Cook Records, 2013) www.valentinagravili.comwww.carboncookrecords.com

Tracklist:
1.Il Finimondo (ascolta: http://youtu.be/sAYv2bij8sU)
2.Arriviamo Tardi Ovunque (ascolta: http://youtu.be/Uv_hQaGI4H4)
3.Pare Che Fuori Pioverà (ascolta: http://youtu.be/HKrxt3o1iv4)
4.Guerriglia D'Oriente (mentre fuori il sole insorge)
5.La Mappa Dei Punti Deboli Del Mondo
6.La Saggezza è Roba Per Giovani (ascolta: http://youtu.be/RSWiA04M0Uc)
7.Cruda
8.Mosca Cieca
9.Domenica Mattina (ascolta: http://youtu.be/8WAxtEIFEuU)

Terzo album per Valentina Gravili, cantautrice brindisina, ma romana d'adozione. Enfant prodige del cantautorato italiano ai tempi dell'esordio “Alle Ragazze Nulla Accade A Caso” premiato con il “Premio Ciampi” come miglior debutto nel 2001, e poi confermatasi con il successivo “La Balena Nel Tamigi”, premio “MEI” come miglior autoproduzione nel 2011. Con “Arriviamo Tardi Ovunque”, Valentina compie un ulteriore salto di qualità e, grazie alla sapiente mano di Max Baldassare alla produzione, abbandona il pop-psichedelico del precedente album, per abbracciare un sound più selvaggio e sensuale, arrivando a realizzare un disco pregevole, che ci riconsegna una cantautrice ruvida, poetica, sensuale, nel pieno della sua maturità artistica (http://www.kdcobain.it/tutte-le-recensioni/423-valentina-gravili--arriviamo-tardi-ovunque-recensione-.html).
"La paura degli esseri umani è paura di essere umani", cantano i Marta sui Tubi. Concetto che deve essere ben chiaro anche a Valentina Gravili, cantautrice pugliese DOC, di quelle che cantano in italiano, come gli italiani, alla fine, sanno fare meglio di tutti. Lo fa poi come gli italiani che non hanno bisogno di mezzucci o facili riferimenti esterni per apparire quello che poi non sono. Un italico essere umano che non si nasconde, si mostra, anzi, in modo fiero, probabilmente perché consapevole della marcia in più che ha in dotazione.
A vederla penseresti a PJ Harvey, a sentirla a Nada, ma quando l'ascolti, tutto è meno immediato, scontato e semplice. Sound ricercato e a tratti d'avanguardia, con ricorrenti rimandi al folk, al country americano, alla nostra tradizione meridionale, con variabili e varianti di fiati jazz, giochi elettronici, tamburi tribali e riff di chitarre blues. Testi mai banali, interpretati con il piglio e la sfacciataggine di chi non ha paura di riaffermare la desueta convinzione che c'è dell'arte nello scrivere i testi delle canzoni (http://asoulvibration.blogspot.it/2013/02/album-della-settimana-valentina-gravili.html).
La saggezza è roba per giovani, recita ironicamente Valentina in uno dei brani contenuti in questo suo terzo disco lungo. E così pensa bene di mollare il pop d'autore del precedente “La balena nel Tamigi” per buttarsi a capofitto in un immaginario decisamente più rock (http://www.sentireascoltare.com/recensione/11085/valentina-gravili-arriviamo-tardi-ovunque.html). “Arriviamo Tardi Ovunque” è comunque un disco che difficilmente si può classificare sotto una determinata etichetta, talmente vario e multiforme è lo spettro di influenze che ci vengono presentate (http://www.spaziorock.it/recensione.php?id=1000120913). I testi, tutti scritti dalla Gravili (tranne “Domenica mattina” pregevole canzone co-firmata da Vincenzo Assante), sono semplici e reali, parlano di tutti noi, di problemi della vita quotidiana (dalle polveri sottili dell’Ilva di Taranto all’infinita costruzione della Salerno-Reggio Calabria, oppure di Cosenza afflitta dai roghi estivi). In ogni brano poi c’è una ricchezza di strumenti impressionante che rende ancora più originale ogni singola composizione del disco, basti solo pensare che Valentina, in alcune tracce, suona chitarra acustica, chitarra elettrica, synth, percussioni e autoharp. Gran bel disco questo, senza ombra di dubbio da ascoltare attentamente! (http://www.sound36.com/valentina-gravili-arriviamo-tardi-ovunque/). La nostra Valentina distilla canzoni che hanno una marcia in più rispetto alla consuetudine, una forte presenza “femmina” che fa coerenza e suono incantevole: nulla accade a caso, nulla viene gettato. Una bella (ri)scoperta che, lungo il suo tragitto, si è modificata, come una ventata improvvisa, rimanendo però saldamente ancorata alle proprie alte qualità. Piacciono i fiori slegati e vermigli? Allora è consigliatissimo al 1000%. (http://www.rockambula.com/valentina-gravili-arriviamo-tardi-ovunque/).
A questo link sarà possibile ascoltare l’intero album “Arriviamo Tardi Ovunque” di Valentina Gravili: http://youtu.be/i6MjacZl9L0.-
“RADI@zioni/N.R.G.” è un programma ideato da Camillo Fasulo e realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Gabriella Trastevere, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.


venerdì 8 febbraio 2013

LE SINGE BLANC: un felice ma necessario disturbo della quiete pubblica a base di sonorità mutanti!

LE SINGE BLANC “Aoûtat” (Musica per Organi Caldi, 2013) - www.lesingeblanc.org - www.musicaperorganicaldi.it

Tracklist:

01. Gru (ascolta: http://youtu.be/XkCr2XOP6nY)
02. Ema Stuper
03. Mic Mac
04. Monorone
05. Buhns
06. Moignon
07. Cheuby
08. Druine
09. Pampa
10. Sana

Molto attivi sulla scena indipendente internazionale e praticamente in giro fin dal 2000, i Le Singe Blanc, trio formato da Vincent (basso), Thomas (basso) e Kévin (batteria) son considerati il combo più elettrizzante mai uscito dalla cittadina di Metz, situata all’estremo nord francese. A suon di “regressive rock” (è l’antitesi del “progressive rock”!) hanno battuto tutti i bar e gli squat della Francia prima di cominciare a girare per Europa, Cina e, di recente, anche negli USA, superando i 400 concerti in poco più di dieci anni di attività e collezionando, tra album ufficiali, split e progetti collaterali, un nutrito numero di uscite discografiche. “Aoûtat” è l’ultimissimo album dei Le Singe Blanc, edito anche in Italia grazie alla indie-label tarantina Musica per Organi Caldi di Giorgio Maniglia, in pratica un viaggio sonico articolato in 10 capitoli di controllata follia post-rock, scarna, minimale, ma dannatamente ispirata!
“Aoûtat” (si legge “utà”): termine francese traducibile nella nostra lingua come “larva di acaro”…
Ascoltare lavori come “Aoûtat” ti fa prendere perfettamente coscienza della qualità delle droghe che circolano in Francia in questo momento storico. Opinioni personali a parte, devo ammettere che la scena underground francese goda di ottima salute e continua a sorprendere. Le Singe Blanc si mostrano tenaci difensori di una “Bastiglia” assaltata da noi violenti detrattori italioti sempre alla ricerca di una falla per infangare il loro tricolore. Il cocktail musicale del trio è anomalo, ma allo stesso molto semplice: prendete un terzo di funky, un terzo di math e un terzo di noise, aggiungete una spruzzatina di ritmiche tribali, miscelate per bene e il gioco è fatto! Il risultato è un miscuglio esplosivo dove riescono a convivere i deliri e virtuosismi di basso che fanno pensare a Les Claypool dei Primus, alla follia di Mike Patton e dei Mr. Bungle, nonché al primitivismo punk-noise di Arrington de Dionyso e degli Old Time Relijun… in una parola: fantastico! Sfiancante ed allucinato, “Aoûtat” è un'esperienza sonora che funziona sia a basso che ad altissimo volume, sia sotto effetto di mescalina che giocando a scacchi. Le composizioni si muovono fra continui e fantasiosi incastri ritmici e armonici, duetti dei due bassi, improvvise dissonanze e la semi-demenza schizofrenica delle voci che si esibiscono spesso in una sorta di botta e risposta emettendo versi (non credo si possa parlare di testi e neanche di parole), uno in una specie di growl da orco (sarà forse lo yeti a cui il nome “la scimmia bianca” si riferisce?) e l'altro in un falsetto quasi bambinesco. Ecco, i Le Singe Blanc sono un delirio, sono divertenti e ti fanno venire voglia di muoverti e ballare! Ascoltate il loro disco e poi fatemi sapere se riuscite a tenere ferme le gambe o se non vi ritroverete, senza rendervene conto, a tenere il tempo battendo la mano su qualunque cosa vi capiti a tiro. Nel frattempo prestate orecchio a questo fantastico “Aoûtat”: arma assolutamente non convenzionale, non destinata ad annientare le masse, ma solo quei pochi che si possono ancora permettere di cavalcare cavalli imbizzarriti nella Pampa senza chiedersi perché e per quanto tempo ancora, mentre i ritmi accelerano e l’aria si fa sempre più rarefatta. Respirate e continuate ad ascoltare. Scoprirete un grande gruppo che sguazza felice nel mare vorticoso dell'underground!
Non ringrazierò mai abbastanza Giorgio “Musica per Organi Caldi” Maniglia per avermi fatto conoscere la musica di questo terzetto francese: folle e originale!
Da questo link sarà possibile ascoltare l’intero album “Aoûtat” dei Le Singe Blanc: http://lesingeblanc.bandcamp.com/album/ao-tat-3
“RADI@zioni/N.R.G.” è un programma ideato da Camillo Fasulo e realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Gabriella Trastevere, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.



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