sabato 19 maggio 2012

BRUCE SPRINGSTEN / "Wrecking Ball": Una crisi ci costringe a tornare alle domande

BRUCE SPRINGSTEEN “Wrecking Ball” (Columbia/Sony, 2012) – www.brucespringsteen.net


Tracklist:
01. We Take Care of Our Own (ASCOLTA http://youtu.be/fkEU3JjNARs)
02. Easy Money
03. Shackled and Drawn
04. Jack of All Trades (ASCOLTA http://youtu.be/Io94uIIaRJs)
05. Death to My Hometown
06. This Depression
07. Wrecking Ball (ASCOLTA http://youtu.be/_2KNqxwt4Qg)
08. You¹ve Got It
09. Rocky Ground
10. Land of Hope and Dreams (ASCOLTA http://youtu.be/N3ojeSiIlXc)
11. We Are Alive

Apriamo subito con una citazione colta: “Una crisi ci costringe a tornare alle domande”, diceva Hannah Arendt, filosofa e storica tedesca naturalizzata statunitense (1906-1975). E di domande da porre, Bruce Springsteen ne ha parecchie in "Wrecking Ball": le domande dell'America al tempo della recessione, le domande portate dal vento della crisi. Dove sono gli occhi capaci di vedere? Dove sono i cuori capaci di misericordia? Le grida subito in faccia, le sue domande, mostrando i muscoli nel singolo "We Take Care Of Our Own". Sembra solo il classico inno da stadio, ma l'inquietudine che nasconde è più profonda: il senso di smarrimento di una promessa tradita, e al tempo stesso il desiderio di ricominciare. Mettendosi in gioco in prima persona, ripartendo dai legami che contano. Prendendosi cura di sé stessi. Era dai tempi di "The Rising" che Springsteen non realizzava un disco così compatto e risoluto, almeno tra quelli pubblicati al fianco della E Street Band dopo la reunion. I suoi immarcescibili compagni d'avventura, a dire la verità, stavolta sembrano avere un ruolo decisamente più marginale del solito. Ma in "Wrecking Ball" Springsteen punta a ritrovare l'orgoglio, dopo le scialbe prove di "Magic" e "Working On A Dream". E anche se il riscatto riesce solo in parte, pur sempre di un riscatto si tratta. (ondarock.it)
 “Wrecking Ball” è figlio della necessità di raccontare gli Stati Uniti ai tempi della crisi, di mettere nero su bianco tutta la disillusione di un sogno americano che rimane tale e prende sempre più i contorni dell’utopia. I testi sono enormi, piccole grandi pagine di epopea folk costruiscono un mosaico di piccole e grandi sconfitte, perdite amare e promesse non mantenute. Nelle parole è un disco dannatamente attuale, se vogliamo anche necessario, almeno per tutti quelli che in Springsteen hanno in qualche modo sempre creduto. La produzione è passata dalle mani di Brendan O’ Brien a quelle di Ron Aniello; tutto quello che ci aveva fatto storcere il naso, che ci sembrava sin troppo “laccato” nei lavori immediatamente precendenti a questo adesso è solo accennato, come nel caso del primo singolo già citato e in un altro paio di momenti. Per il resto le canzoni svestono gli abiti luccicanti del pop in favore di un aspetto più naif, vicino al folk tradizionale delle “Seeger Sessions”. (indieforbunnies.com)
Sarebbe però sbagliato pensare a Wrecking ball come semplicemente ad un “istant record”, ad un lavoro d’attualità che prende le mosse dal 2008, il punto più basso della nuova depressione americana: dal punto di vista musicale l’album risulta uno stupendo collage di suoni della storia degli States in cui emergono il rock scoperto da Bruce all’Ed Sullivan Show, il folk irlandese, le ballate country innervate da violini, il roots rock alla T. Bone Burnette, il gospel, lo spiritual e persino l’hip-hop. “Wrecking ball” è anche il primo disco senza “Big Man” Clarence Clemons, un fratello più che un amico, il cui sax inconfondibile e malinconico risuona nel penultimo brano, la maestosa “Land of Hope and Dreams”. Alla vigilia dei 63 anni che compirà a settembre e di un nuovo tour che toccherà in giugno anche l’Italia, Springsteen si conferma in grande forma non solo musicale. Nessuno come lui è capace di “leggere” la realtà della gente comune e coniugarla con l’energia del rock. In tempi come questi è un fatto straordinario! (outsidersmusica.it)
(Rino De Cesare)
“RADI@zioni” è un programma curato da Camillo Fasulo, Marco Greco, Antonio Marra e Angelo De Luca, realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Rino De Cesare, Angelo Olive, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì e venerdì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.


sabato 12 maggio 2012

IL TEATRO DEGLI ORRORI: 16 storie di migrazione... verso un mondo nuovo!

IL TEATRO DEGLI ORRORI “Il Mondo Nuovo” (La Tempesta / Universal, 2012) – www.ilteatrodegliorrori.com
Tracklist:
01. Rivendico (ascolta http://youtu.be/bdXS51a8U-w)
02. Io cerco te (ascolta http://youtu.be/K5LUwe4DlLo)
03. Non vedo l'ora
04. Skopje (ascolta http://youtu.be/R2e6UZHCZYI)
05. Gli Stati Uniti d'Africa
06. Cleveland – Baghdad
07. Martino
08. Cuore d'oceano
09. Ion (ascolta http://youtu.be/kBLe9Hj8AkI)
10. Monica
11. Pablo
12. Nicolaj
13. Dimmi addio
14. Doris (ascolta http://youtu.be/CkbbFjU1I0o)
15. Adrian
16. Vivere e morire a Treviso
Dopo mesi di segnali poco incoraggianti e futuro incerto, visti gli annunciati cambi di formazione e il ritorno in pista degli One Dimensional Man (primigenia band da cui provengono alcuni degli elementi de Il TDO), la band rimette insieme i pezzi e pubblica il fatidico 3° album. “Il Mondo Nuovo” è un lavoro ambizioso che vuole fornire un ritratto dell’Italia di oggi attraverso 16 storie di viaggiatori: migranti, immigrati, clandestini. Messe da parte quasi del tutto le intemperanze noise dell’ottimo esordio “Dell’Impero Delle Tenebre” (2007), il Teatro consolida i suoi punti di forza (una band compatta e potente, arrangiamenti curati, la voce narrante dell’istrionico Pierpaolo Capovilla) e ci aggiunge un tocco di musica etnica. Il registro letterario e il gusto per la citazione “colta” rendono Il TDO, ancora una volta, una band da amare o da odiare in egual misura, ma costituiscono il tratto distintivo di una band che ha saputo costruire una felice via italiana al rock prossimo venturo. L’album si snoda attraverso attraverso un mosaico di cronaca nera, impressioni, drammi e indifferenza nel paese dove democrazia e xenofobia si alimentano a vicenda. Una conferma, sebbene il tiro beffardo del primo album resti insuperato! (Nicolò Carli, “Rock Hard” N° 28/feb.2012)
Dal 2007 ad oggi Il Teatro Degli Orrori è riuscito dove poche altre rock band nazionali sono riuscite in tempi recenti. Partiti come un’evoluzione musicale degli One Dimensional Man (tornati in pista di recente per ricordarci di non essere mai morti), il TDO, con due strepitosi album di noise-rock nerissimo, la voce (e la lingua) onesta e rovente di un leader tanto puro quanto mefistofelico, e migliaia di palchi calcati sempre col medesimo impeto, sono riusciti a diventare una delle più importanti formazioni rock tricolori, stipando di affiatati ascoltatori il più piccolo dei club come il più ambito palazzetto o festival specifico. Capovilla ha descritto questo “Il Mondo Nuovo”, nelle interviste, come un lavoro “commerciale”, ma basta ascoltarlo per rendersi conto che Il TDO non ha certo tolto il piede dall’acceleratore, ma ha lavorato per rendere più comprensibile il proprio lavoro senza smussarne neppure uno spigolo. Ciò che si nota di più è lo sforzo dello stesso Capovilla di far comprendere il proprio messaggio anche trattenendo, talvolta, la propria verve nell’interpretazione proprio per far arrivare il proprio messaggio ad un più ampio numero di persone. Un grande affresco che avrebbe potuto essere ridotto e limato, ma che non mostra alcuna flessione nel talento di una band che merita di essere conosciuta da un più ampio pubblico. Una band capace di parlare di morte quanto di amore con la stessa passione. (Giuseppe Fabris, www.rockol.it/recensione-4811/Il-Teatro-degli-Orrori-IL-MONDO-NUOVO)
Chi sostiene che il rock è morto non ha fatto bene i conti con “Il Mondo Nuovo”, il nuovo album de Il TDO, che arriva dopo il clamoroso successo di “A Sangue Freddo” (2009), capace di portare alla ribalta le gesta di una band indubbiamente fuori dalle convenzioni. Chi conosce il percorso artistico del gruppo veneziano sa che non ama usare le mezze misure. La strada fin qui tracciata li conduce nei sentieri rassicuranti della musica di qualità, concepita attraverso un suono potente e intrigante, abilmente contrapposto ai contenuti romantici dei testi. A conti fatti il disco è inevitabilmente politico, le traiettorie che lo dirigono sono manifeste e si mescolano tramite le consuetudini che regolano, da sempre, le dinamiche del quartetto. Le caratteristiche narrative, divenute un vero e proprio marchio di fabbrica, trovano la massima esposizione in “Ion”, canzone d’amore nella quale si cela la tragedia di Ion Cazacu, operaio rumeno “ucciso dal fuoco” a seguito di gravi ustioni, nel 2000, a Varese. Spazio anche alle rivisitazioni “e non alle cover” come tiene a specificare Capovilla: “Doris” (canzone degli Shellac) rivive nel disco in omaggio alla band di Chicago. Ed è proprio questo tipo di operazione che crea il fil rouge con gli esordi; basti pensare a “Dio Mio(nell’album “L’impero Delle Tenebre” del 2007), pezzo in grado di rivisitare “Eyeball” degli Scratch Acid, non a caso band storicamente attigua agli Shellac. (www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/27/mondo-nuovo-teatro-degli-orrori/187035/)
Notazioni a margine: il dipinto raffigurato sulla copertina dell'album si intitola “Face Cancel”, opera di Roberto Coda Zabetta. Tra gli ospiti intervenuti nella realizzazione dell’album: Caparezza, Rodrigo D’Erasmo (Afterhours), Andrea Appino (Zen Circus), Aucan, Egle Sommacal e molti altri ancora.
“RADI@zioni” è un programma curato da Camillo Fasulo, Marco Greco, Antonio Marra e Angelo De Luca, realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Rino De Cesare, Angelo Olive, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì e venerdì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.


DJANGO DJANGO: geni nell'arte del riciclo!

RADI@zioni / Disco Hot N° 10:
DJANGO DJANGO “Django Django” (2012)

Arrivano da Edimburgo ma ormai sono di casa nell’East London. Ci hanno messo 3 anni per arrivare a pubblicare il loro 1° album che è stato anticipato dal loro 1° singolo (pure compreso in questo lavoro). Provare a descrivere la musica dei Django Django è tutt’altro che semplice: i ragazzi si divertono come matti a mescolare e rimescolare generi, ritmiche, strumenti ed epoche pure distanti tra loro
La band è stata acclamata dalla critica inglese come la miglior cosa che si potrà ascoltare in questo 2012 e tra l’altro si candida ad essere presente nelle tantissime classifiche che ci inonderanno alla fine di questo anno… ma il giudizio lo lasciamo tutto a voi che ci ascoltate. Hanno buttato dentro il pentolone tutte le loro passioni correndo il rischio di creare un “pasticcio giovanilista”… e invece no… i Django Django si sono rivelati dei geni nell’arte del riciclo!
(Carmine Tateo)

Tracce consigliate:
LIFE’S A BEACH (http://youtu.be/5w981vZVpqA)
SKIES OVER CAIRO (http://youtu.be/l9Ij_Jp7sWQ)


sabato 5 maggio 2012

JACK WHITE: Buona la prima!

Jack White “Blunderbuss” (Third Man Records, 2012) – www.jackwhiteiii.com

Tracklist:
1. Missing Pieces (VIDEO 
http://youtu.be/bc6pRmdlna0)
2. Sixteen Saltines
3. Freedom at 21
4. Love Interruption (VIDEO http://youtu.be/iErNRBTPbEc)
5. Blunderbuss (VIDEO http://youtu.be/UqMlNi8gZXk)
6. Hypocritical Kiss
7. Weep Themselves to Sleep
8. I’m Shakin’
9. Trash Tongue Talker
10. Hip (Eponymous) Poor Boy
11. I Guess I Should Go to Sleep
12. On and on and on
13. Take Me with You when You Go (VIDEO http://youtu.be/9U57Rlcpd-E)

Prendere l'r'n'b degli anni 70, l'heavy-rock e i Led Zeppelin, unirli al blues, al jazz e al country e, infine, mescolare. Il tutto in soli 42 minuti, tra elettronica e acustica, chitarre e clarinetti, falsetti schizzati fuori dal pentagramma e suadenti voci nere. “Blunderbuss” è il menu che solo uno come Jack White poteva osare di proporre, con la sua poliedricità musicale, i suoi amici e anche - si sa - i suoi soldi. Mr. John Anthony Gillis è un po' il Johnny Depp del rock: esuberante, tra il gotico e il freak, regala un sapore inconfondibile a ognuno di questi tredici pezzi, prodotti e registrati per lo più a Nashville, nella sede della Third Man (label di cui è proprietario). Intorno a White si muove inoltre un cast d'eccezione, tra cui svariate voci femminili, come la ghanese Ruby Amanfu e la modella/cantante Karen Elson (seconda ex-moglie di White), la meravigliosa pianista Brooke Waggoner, il contrabbassista Bryn Davis e addirittura un intero gruppo, il signor Pokey La Farge con i suoi South City Three. Molti di loro sono presenti anche nel tour che promuove l'album, in una particolare line-up: ci sono due band, una fatta da soli uomini, l'altra da sole donne, con White a decidere "a colazione chi suonerà la sera". (ondarock.it)
Ripercorrendo il recente passato di Jack White, sono molti gli indizi che potevano far supporre l’evoluzione solista della sua carriera. Il più plateale è la fine degli White Stripes, annunciata ufficialmente lo scorso febbraio ma nell’aria da diverso tempo. I progetti paralleli a cui ha dato vita (The Raconteurs, Dead Weather) mostrano però come il chitarrista da diverso tempo si sentisse limitato in una formula che, all’insegna del minimalismo garage, non concedesse spazio alla ricerca sonora e ad arrangiamenti curati. Se però vogliamo scegliere un punto di partenza da cui Jack sembra essersi mosso, a livello di sound, per arrivare al suo esordio solista, dobbiamo riprendere una sua collaborazione fatta nel 2008 con la stella del pop, Alicia Keys: si tratta di un pezzo intitolato “Another Way to Die”, scritto e prodotto da White per la colonna sonora del film “Quantum of Solace”. È in questa canzone che troviamo i semi sbocciati in “Blunderbuss”, esordio che ci mostra finalmente le potenzialità personali del cantante. (rockisland.it)
Questo è un disco che non sarebbe mai nato, se Jack White non vivesse a Nashville. Lo ha detto lui stesso. Se avete dubbi, ascoltate "I guess I should go to sleep" e poi ne riparliamo. Anche il finale è all'altezza delle premesse. La nenia indianeggiante di "On and on and on" è, insieme a "Love interruption" e "Blunderbuss", il vertice dell'album, forte di un giro di contrabbasso killer. A chiudere il cerchio ci pensa la jazzata "Take me with you when you go", arrangiata con un intreccio di voci a incastro e chiusa con un altro brillante assolo di chitarra. "Blunderbuss" apre una strada diversa, fuori dal tratto seguito finora con White Stripes, Raconteurs e Dead Weather. È più che mai un omaggio ad un epoca che è stata e non sarà più, ma è stato fatto con attenzione quasi filologica alle "fonti" e con grande passione. Non è solo un disco di revival, è qualcosa di più. Musica che Mr.White e pochi altri oggi si possono permettere di fare. E per concludere… un appello: preserviamo Jack, è una specie rara. Rarissima! (rockol.it)
(Rino De Cesare)



“RADI@zioni” è un programma curato da Camillo Fasulo, Marco Greco, Antonio Marra e Angelo De Luca, con la radi@ttiva collaborazione di Rino De Cesare, Angelo Olive, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì (con RADI@zioni N.R.G.) e venerdì (con RADI@zioni CULT) tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica Ciccio Riccio di Brindisi – www.ciccioriccio.it.


venerdì 27 aprile 2012

THE SHINS: ottimi per affrontare la primavera!

RADI@zioni / Disco Hot N° 9
THE SHINS “Port Of Morrow” (2012)


Dopo ben 5 anni dal precedente lavoro, torna in pista la band guidata da James Mercer, indiscusso leader del quartetto di Albuquerque, New Mexico, America del Nord …
Per THE SHINS si tratta del 4° album (del 3°, “Wincing The Night Away”, ne avremmo fatto sinceramente a meno) e qui sembra che abbiano recuperato in parte un po’ della vecchia verve … sarà stato forse per il passaggio alla major Columbia…
Disco non immediato né eccelso, ma parecchio gustoso, ottimo per chi ama il pop (il buon pop) ed ottimo per affrontare questa primavera. Fatte le dovute distinzioni sembrerebbe di trovarci di fronte a dei moderni Beatles alle prese con il miglior indie-rock americano. Tra vibranti e mutevoli songs e ballate ultra-melodiche il disco scorre velocemente senza alcun intoppo … Sarà l’album della svolta? Ai prossimi concerti l’ardua sentenza!
(Carmine Tateo)

Tracce consigliate:
The Rifle's Spiral (VIDEO http://youtu.be/jyqWjl7GkCE)
No Way Down (VIDEO http://youtu.be/b9vDylXln_E)
Port Of Morrow (VIDEO http://youtu.be/SLOYfFGrapY)


U.F.O. - Un viaggio lungo 40 anni tra hard rock muscoloso e colori sempre più blues

U.F.O. “Seven Deadly” (SPV / Steamhammer, 2012) - www.ufo-music.info

Tracklist:
01. Fight Night (Ascolta http://youtu.be/pV-xHxnITZo)
02. Wonderland
03. Mojo Town (Ascolta http://youtu.be/R_Ct2SHOZgI)
04. Angel Station (Ascolta http://youtu.be/THrTOwe31Lo)
05. Year Of The Gun (Ascolta http://youtu.be/j9XRCOOuLB0)
06. The Last Stone Rider
07. Steal Yourself (Ascolta http://youtu.be/yqAb6YLnfas)
08. Burn Your House Down
09. The Fear
10. Waving Good Bye
11. Other Men’s Wives (bonus track)
12. Bag O’ Blues (bonus track)

Quella degli UFO rimane, anche nel 2012, una strada polverosa, trafficata, ricca di pacche sulle spalle, di alcol & nicotina, di esistenze faticose, sudate, piene di pathos. Un tragitto lastricato da un hard-rock muscoloso, sempre più pervaso da colori blues. Un gioco senile, se vogliamo, ma mai stanco. Le gambe girano ancora bene, insomma. Certo, sarà difficile affezionarsi senza remore agli ultimi riff, a qualche pregevole solo, a un ritornello che rimandi agli antichi batticuore di "Lights Out" o ai “tour de force” modello “long jam” di "Rock Bottom". Ma compilare l'ultima schedina o chiedere un'ultima mano di poker con il sottofondo sofferto di un "Angel Station" vale ancora la candela. Un sorriso tra i denti te lo strappa sempre la creatura di Phil Mogg. (www.ondarock.it)
Gli UFO sono una leggenda vivente dell’hard rock britannico. Dopo un avvio di carriera (nel 1969) condizionato da influssi cosmici e persino psichedelici, si sono specializzati in un rock pesante mostrando però sempre una particolare cura per le armonie. Il loro lunghissimo percorso artistico è stato caratterizzato, come spesso avviene, da rivalità interne, liti e clamorosi abbandoni (fra tutti quello del leggendario e bizzoso axeman Michael Schenker), ma è stato caratterizzato anche da autentiche pietre miliari del rock quali gli album “Phenomenon”, “Lights Out”, “No Heavy Petting”, il bellissimo live “Strangers In The Night”, e da un pugno di canzoni che sono diventate dei classici assoluti. I componenti del gruppo quali Phil Mogg, Pete Way ed il summenzionato Schenker hanno assunto a loro volta il ruolo di rispettate icone del genere musicale di riferimento (alle spalle, s’intende, della olimpica pole position in cui si collocano Gillan, Page, Coverdale, Iommi e così via). Oltre 40 anni d’onorata carriera non hanno spento, però, negli UFO la voglia di cimentarsi con del nuovo materiale inedito. Così, 3 anni dopo l'onorevole “The Visitor”, ecco sopraggiungere sul mercato un nuovo e fiammante full-length, “Seven Deadly”, uscito per la label Steamhammer. Il cantante Phil Mogg, con il suo inconfondibile timbro vocale (pur a fronte di uno stato di forma non paragonabile alle prestazioni dei bei tempi che furono) mantiene ben saldo il timone della band sulla rotta dell’intramontabile hard rock che l'ha sempre contraddistinta, confermando quel ritrovato stato di grazia che l'ha vista rinascere creativamente nel 2004 con “You Are Here”. É però ancora una volta l'ascia statunitense Vinnie Moore, già al servizio, tra l'altro, di Alice Cooper, e da qualche anno saldamente al fianco dell’“oggetto volante non identificato”, a fare la differenza, grazie ad un impegno scintillante in materia di riff, assoli e virtuosi ricami chitarristi. (www.truemetal.it)
Ecco dunque “Seven Deadly”, ventunesima recentissima fatica degli UFO, storica hard rock band britannica dalla carriera longeva come poche altre, a cui, tra le altre cose, è stato riconosciuto anche il merito di avere influenzato grandi gruppi quali Iron Maiden e Metallica. Tre quarti d’ora di hard rock sanguigno e sincero che scorrono via veloci e con soddisfazione. Dieci brani in tutto, con l’aggiunta di due bonus nella special edition, compongono il Cd, tutti - al solito - frutto di sudore, rock e tanta passione. Non è un album diretto ai patiti del metal e delle sue diramazioni più moderne o estreme; “Seven Deadly” vuole un ascolto più “di pancia”, lontano dalla freddezza di alcune uscite odierne. Non ci troverete velocità supersoniche, virtuosismi, ritmiche sparate a raffica perché … non appartengono agli UFO. Qui troverete solo del vecchio ma ancora valido hard rock. (agesofrock.wordpress.com)
Cacciatori della fonte della giovinezza, dove state guardando? No, perchè io una domandina agli UFO, la farei. Sapete, arrivare oggi con questo “Seven Deadly” a 21 album in studio pubblicati dopo ben più di 40 anni di attività e un età media attuale che sfiora i 60 anni, beh, quantomeno fa o vi dovrebbe fare una certa impressione. E se si considera la qualità, la freschezza e l’energia paradossalmente giovanile sprigionata dalla formazione in questo nuovo album, ci si stupisce, per forza di cose, ancora di più! (www.melodicrock.it)
“RADI@zioni” è un programma curato da Camillo Fasulo, Marco Greco, Antonio Marra e Angelo De Luca, realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Rino De Cesare, Angelo Olive, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì e venerdì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.


sabato 21 aprile 2012

WHO MADE WHO - Tra le maggiori realtà indie-electro europee

RADI@zioni / Disco Hot N° 8:
WHO MADE WHO “Brighter” (2012)


Difficilmente collocabili e stilisticamente e sonoramente avventurosi, sfidano qualsiasi convenzione… eh si, perché il confine tra l’indie rock e l’elettronica può risultare molto sottile, ma può essere una frontiera che non tutti gli appassionati di questi due generi sono disposti a valicare.
WHO MADE WHO, trio danese, sono il gruppo più in forma in questo momento nel loro genere ed è dal 2003 che ci fanno zompettare con sonorità danzerecce… fanno muovere testa, piedi e battere le mani … I sinuosi giri di basso, poi, sono il loro punto di forza. È evidente una vera e propria maturazione artistica in questo loro 3° album… una vera e propria bomba!
Altri due lavori lunghi, più un mini album, alle loro spalle, la band di Copenaghen ha indubbiamente trovato la quadratura del cerchio… lunga vita a WHO MADE WHO!
(Carmine Tateo)

Tracce consigliate:
INSIDE WORLD (VIDEO: http://youtu.be/cLu-eKhV5_0)
RUNNING MAN (VIDEO: http://youtu.be/GKl9X9odCjA)


SHEARWATER - Il nuovo album è un viaggio a ritroso nel tempo che ci riporta alla riscoperta dei nostri istinti primordiali.

SHEARWATER “Animal Joy” (Sub Pop, 2012) – www.shearwatermusic.com


Tracklist:
1. Animal Life (VIDEO)
2. Breaking the Yearlings
3. Dread Sovereign (VIDEO)
4. You as You Were (VIDEO)
5. Insolence
6. Immaculate
7. Open Your Houses (Basilisk)
8. Run The Bunner Down
9. Pushing the River
10. Believing Makes It Easy
11. Star of The Age (VIDEO)

Gli Shearwater sono, inspiegabilmente, uno tra i gruppi più sottovalutati della scena indipendente d’oltreoceano. Sarà per il loro spirito naturalistico, sarà che sono il gruppo texano con il sound meno texano della storia, sarà che forse sono sempre stati visti come side project dei validissimi Okkervil River, fatto sta che la band non ha mai ricevuto l’attenzione critica, ma soprattutto di pubblico, che meriterebbe. E questo deve averlo notato anche Jonathan Meiburg, ornitologo e geografo, frontman ormai a pieno titolo della creatura Shearwater e svincolato completamente dal matrimonio artistico con Okkervil River e Will Sheff. “Animal Joy” arriva dopo una carriera più che decennale e dopo la conclusione della trilogia sulla natura chiamata “Island Arc”, composta da albums eccellenti quali “Palo Santo”, “Rook” e “The Golden Archipelago”. Stavolta, l’attenzione generale si sposta dalla natura in sé verso una delle sue creature: l’uomo. Ed è ovvio che, di fronte a tali premesse, un cambiamento bisognava pur aspettarselo ed il sound di questo nuovo album né è la prova. “Animal Joy” è un disco fondamentalmente rock.
In “Animal Joy” scompaiono del tutto o quasi le atmosfere magnifiche tipiche degli album precedenti, incentrate spesso sul piano che accompagnava ed enfatizzava la splendida ed evocativa voce di Meiburg a creare qualcosa di intimo, suggestivo perché accorato. Questa volta, le chitarre sembrano dominare i brani, tra riff distorti, arpeggi “crunch” e puliti e qualche acustica. Il piano s’inserisce ogni tanto a impiantare qualche piccola melodia o al massimo accompagna. I brani tendono ad essere molto ritmati con batteria e basso che suonano dritto e forte per la propria strada. In compenso, gli arrangiamenti si semplificano: niente archi, niente glockenspiel ma pochi strumenti, ognuno dei quali svolge il suo ruolo senza strafare. A volte, delle piccole cellule melodiche vengono ripetute per quasi tutto il brano, scelta che sembra funzionare alla grande, come avviene con la chitarra dell’ottima opener “Animal Life” o col piano percussivo di “You as You Were” (losthighways.it).
“Quello tra l'uomo e la natura è uno dei rapporti più conflittuali della storia umana: non dovremmo mai dimenticare da dove veniamo veramente”. Questo forse è il messaggio principale del nuovo lavoro di Jonathan Meiburg e soci. “Animal Joy” si propone quindi di ripercorrere un sentiero a ritroso nel tempo che ci riporta alla riscoperta dei nostri istinti primordiali. Una sorta di liberazione dalla civiltà moderna volta a raggiungere la "gioia animale" trascinata dal talento compositivo di Jonathan Meiburg e dalla sua splendida vena creativa. Un disco emozionante, dall'incedere selvaggio, che se ancora ce ne fosse bisogno segna la consacrazione di una delle formazioni statunitensi più valide del momento: una vera zampata di energia (distorsioni.net).
(Rino De Cesare)
“RADI@zioni” è un programma curato da Camillo Fasulo, Marco Greco, Antonio Marra e Angelo De Luca, con la radi@ttiva collaborazione di Rino De Cesare, Angelo Olive, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì (con RADI@zioni N.R.G.) e venerdì (Con RADI@zioni CULT) tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica Ciccio Riccio di Brindisi – www.ciccioriccio.it.


sabato 31 marzo 2012

SWEET / "New York Connection": una superba collezione di classic tracks e di sorprendenti covers.

SWEET “New York Connection” (autoproduzione, 2012) - www.thesweet.com

Tracklist:
01-New York Groove/New York (Hello / Alicia Keys) (VIDEO)

02-Gold On The Ceiling (Black Keys)
03-All Moving Faster (Electric Frankenstein)
04-New York Connection (Sweet) (VIDEO)

05-Shapes Of Things (Yardbirds)
06-You Spin Me Round (Dead Or Alive)
07-Because The Night (P. Smith/B. Springsteen)
08-Sweet Jane (Velvet Undeground)
09-Blitzkrieg Bop (Ramones)
10-On Broadway (George Benson)
11-Join Together (Who) (
VIDEO)

Sweet hanno ripescato "New York Connection" dal proprio repertorio per riproporla 40 anni dopo come brano guida del nuovissimo album uscito nei giorni scorsi, ugualmente intitolato "N.Y.C./New York Connection", una superba collezione di classic tracks e di sorprendenti covers. Al momento non è reperibile in commercio ma la si può downloadare (a pagamento) da iTunes e molto presto sarà possibile acquistare il cd anche in formato fisico direttamente dal loro sito web www.thesweet.com.
Sweet sono una storica rock band formata a Londra, Regno Unito, nel 1968. Tra i più grandi esponenti del movimento glam rock e hard rock negli anni ’70, furono tra i pochi gruppi che in quella decade iniziarono a sperimentare suoni heavy metal tanto da influenzare in particolar modo la sottocorrente del “glam-pop-metal” sviluppatasi nei successivi anni ’80 (http://it.m.wikipedia.org/wiki/Sweet). Dichiarazioni tipo: "Senza gli Sweet non avrebbero mai potuto esistere i Kiss" (detta da Gene Simmons), "Volevamo essere gli Sweet" (detta da Nikki Sixx dei Mötley Crüe), oppure ancora "Questa è la band in cui avrei voluto cantare se i Def Leppard non fossero mai nati” (detta da Joe Elliot dei Def Leppard”) mi pare siano indicative in questo senso… e scusate se è poco!
"New York Connection", l’album che sancisce il rientro in pista degli Sweet, a 10 anni dall’ultima produzione in studio (senza contare un paio di live autoprodotti pubblicati nel frattempo), è una raccolta di covers, si diceva poco più su. Ma di covers molto, molto particolari, legate da un filo rosso comune che, tra testi e musiche di disparatissima provenienza, attraversa in lungo e in largo la “Grande Mela” trafiggendola da parte a parte e rimbalzando tra gli ultimi 40 anni di musica del ’900 e questi primi 12 del 21° secolo. Una “connection” (da qui anche il titolo della stessa raccolta) pretestuosamente utilizzata per preparare un grande rientro – quello degli Sweet – che, riattualizzando soul, beat, blues, pop, punk e new wave, personalizzano “sweet-izzandole” alla lettera, canzoni lontanissime anni luce tra loro. Classici storici e preziose gemme firmate da George Benson, Yardbirds, Who, Velvet Underground, Patti Smith, Ramones, ma anche Hello, Dead Or Alive e Alicia Keys fino ad arrivare agli ultimissimi Black Keys, diventano nelle loro mani delle perfette “nuove canzoni” dal suono incredibilmente ma inconfondibilmente Sweet. A far da guida all'album c'è proprio questa vecchissima song, “New York Connection” (l’unica firmata dagli Sweet), appositamente ri-eseguita dall’odierna formazione dei medesimi: Andy Scott (chitarre e voce, unico membro superstite della formazione classica degli anni ’70) e poi Pete Lincoln (voce solista e basso), Tony O'Hora (chitarre, tastiere e voce) e Bruce Bisland (batteria, percussioni e voce). L'originale era sul lato "B" di "Wig-Wam Bam", noto singolo da 7 pollici di “bubblegum pop - rock” (http://it.m.wikipedia.org/wiki/Bubblegum_pop) targato 1972. Bentornati Sweet!
Nota a margine: “Bands e artisti solisti che hanno coverizzato le canzoni degli Sweet: Joan Jett and the Blackhearts, Def Leppard, Red Hot Chili Peppers, Scorpions, Saxon, Raven, Krokus, Poison, The Damned, Motorhead, Nuclear Assault, Ace Frehley (Kiss), Vince Neil (Mötley Crüe), Kevin DuBrow (Quiet Riot) Heathen, Stryper, Girlschool” (vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Sweet)… solo per citarne alcuni!
“RADI@zioni” è un programma curato da Camillo Fasulo, Marco Greco, Antonio Marra e Angelo De Luca, realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Rino De Cesare, Angelo Olive, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì e venerdì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.


MARK LANEGAN: un "funerale blues" ricco di colori e di ritmi inattesi

RADI@zioni / Disco Hot N° 7:
MARK LANEGAN BAND
“Blues Funeral” (2012)

Dopo ben 8 anni spesi in decine e decine di collaborazioni esterne torna dunque a farsi sentire il Mark Lanegan solista. L’ex Screaming Trees “resetta” tutto e si apre a nuove esperienze apponendo nuovi timbri al suo modo di fare musica. Dopo tutto quel rock chitarristico e quel country-folk d’atmosfera prevalentemente acustica aveva evidentemente voglia di intraprendere percorsi diversi, di giocarsi nuove carte, di spiazzare fans ed attese.
Il nuovo Lanegan solista non rinuncia a manipolare il suo classico armamentario poetico ma il suo “funerale blues” finisce per diventare pieno di ritmi e di colori inattesi. Ha deciso di limitare al minimo l’utilizzo di chitarre, basso e batteria per dare spazio in maniera preponderante a drum machine e sintetizzatori. La scelta si è rivelata azzeccata ed il nuovo prodotto è coinvolgente. Mister Blues continua a stupirci e a rimettersi in discussione. Il disco è solido e coeso. Certo, ci sono episodi meno riusciti, ma anche autentiche sorprese. Complimenti Mr. Lanegan!
(Carmine Tateo)

Tracce consigliate:
THE GRAVEDIGGER’S SONG (VIDEO)
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