domenica 28 luglio 2013

FLAMING LIPS – L’imprevedibilità al potere, ovvero un post-atomico viaggio nell'umano inconscio!

FLAMING LIPS “The Terror” (Bella Union, 2013) - www.flaminglips.com

Tracklist:
1. Look… The Sun Is Rising (guarda/ascolta: http://youtu.be/ng-9vMA1moY)
2. Be Free, A Way
3. Try To Explain
4. You Lust
5.
The Terror (guarda/ascolta: http://www.youtube.com/watch?v=f2NCjcsgrbg&feature=share&list=PLDk8UPWIHHSjs94FOue6xu5rbJ1VR4d0y)
6.
You Are Alone (guarda/ascolta: http://youtu.be/UJXE4Sy_Qk4)
7.
Butterfly, How Long It Takes To Die
8. Turning Violent (guarda/ascolta:
www.youtube.com/watch?v=8Stirk2PZfY&feature=share&list=PLDk8UPWIHHSjs94FOue6xu5rbJ1VR4d0y)
9. Always There In Our Hearts (guarda/ascolta: http://youtu.be/suo6Ka08czs)


The Flaming Lips, vale a dire: “L'imprevedibilità al potere”! È assolutamente vietato aspettarsi uno sviluppo ovvio del loro percorso. In questo senso, “The Terror” fa, ovviamente, quel che deve: spiazza e sconcerta. Nove tracce di soul liofilizzato androide (“Turning Violent”), droni seriali eterei come bambagia di fall-out nucleare (una “You Are Alone” che sembra provenire da un monastero di Andromeda), scossi talora da un impeto acido e indolenzito, oppure screziati di un elettricità brusca come lana di vetro (vedi soprattutto la chitarra funky che attraversa “Always There… In Our Hearts”) (http://www.sentireascoltare.com/recensione/11437/flaming-lips-the-terror.html).
Dopo 30 anni di carriera e un curriculum invidiabile che include classici imprescindibili (“The Soft Bulletin”, “Yoshimi Battles the Pink Robots”), svolte più dichiaratamente pop, discussi rifacimenti di pietre miliari della musica (“The Dark Side of the Moon”) ed esperimenti al limite del pensabile come il “Guinness World Record” per il più alto numero di concerti eseguiti nell'arco delle 24 ore o il colossale “Strobo Trip”, a cui molti si sono volontariamente sottratti per mancanza di coraggio, a oggi è veramente difficile, se non impossibile, prevedere le mosse di un gruppo come i Flaming Lips.
Se si esclude l'album di collaborazioni “The Flaming Lips and Heady Fwends” dell'anno scorso, risale ormai a 4 anni fa l'ultimo misterioso, affascinante e per molti versi inafferrabile capolavoro “Embryonic”. Ci avevano lasciati spiazzati, sconcertati ma anche parecchio estasiati. Ma era innegabile che quella che stava succedendo fosse una svolta sostanziale. Si notò con sorpresa e stupore (e lo si nota ancora oggi con “The Terror”) la grande predisposizione al rinnovamento di un gruppo che non aveva nessuna intenzione di "stare al passo coi tempi", quanto più di seguire, rischiando, la propria unica e personalissima strada anche a costo di non piacere a tutti. Ciò che è innegabile, in ogni caso, è che oggi “The Terror” sia un lavoro denso di sentimento, dal primo all'ultimo secondo. Forse addirittura più di ogni altro lavoro fatto in precedenza. Di fatto “The Terror” non è, come hanno scritto in molti, un disco statico e monocorde. Al contrario, la sua forza espressiva sta proprio nella sua natura dinamica e stratificata che, progredendo nella propria spirale intellettuale ed emotiva, si rivela traccia dopo traccia mettendosi continuamente in discussione. Sarebbe stato facile per un gruppo come i Flaming Lips, rendere la propria immagine un brand, un prodotto di consumo, come è successo un po’ con quasi tutte le grandi scoperte mediatiche a cavallo tra i ’90 e gli anni ’00 (la nuvola di fumo lasciata dagli Strokes, in questo senso, è esemplare) ma, come al solito, non finiscono mai di stupire. E “The Terror”, che lo si voglia o no, è l’ennesimo tassello imprescindibile di una carriera fatta di coerenza, eclettismo e amore incondizionato verso la propria arte (http://www.storiadellamusica.it/classic_rock-psichedelia-wave/neo_psichedelia/the_flaming_lips-the_terror(warner_bros-2013).html).
Diciamoci la verità, i Flaming Lips sono sempre stati un po’ degli alieni, o se volete dei terrestri che da oltre vent’anni riescono a tenere i piedi in due scarpe, una sul nostro pianeta e l’altra in un luogo non ben definito dove tempo e realtà non esistono. Non hanno mai fatto due dischi uguali uno dietro l’altro e, naturalmente, nemmeno questa volta potevano smentirsi. Tentando di darne un’ultima definizione si potrebbe dire che “The Terror” è un album malinconico e bellissimo, un tenero oblio che difficilmente riuscirete ad evitare e che, una volta assaggiato, difficilmente vi concederà pace. Vi scaverà dentro piuttosto, tirando fuori dal vostro inconscio tutte le inquietudini e i mostri che, inevitabilmente, vi portate dentro (http://www.lindiependente.it/recensioni/the-flaming-lips-the-terror/19886/).
“RADI@zioni/N.R.G.” è un programma ideato da Camillo Fasulo e realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Gabriella Trastevere, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.



venerdì 26 luglio 2013

QUEENS OF THE STONE AGE fanno il punto della situazione! Un ritorno spiazzante ma entusiasmante. Di diritto tra gli imperdibili del 2013.

RADI@zioni / Disco Hot N° 13:
QUEENS OF THE STONE AGE “Like Clockwork” (2013)

Dopo 6 anni di silenzio e dopo “Era Vulgaris” (2007) la band del redivivo Josh Homme sforna, in piena estate, il 6° album.
In questi 6 anni ne sono successe di cose: dal ricovero per 4 mesi del cantante dopo i postumi di una operazione con conseguente stato depressivo, all’abbandono del batterista Joe Castillo. Poi il gran raduno di artisti esterni chiamati a partecipare a questo nuovo disco: Trent Reznor, Mark Lanegan, Dave Grohl, Nick Oliveri e per finire anche Sir Elton John.
La curiosità e l’attesa per questo nuovo disco è stata davvero tanta. Il ritorno è stato, per certi versi, spiazzante ma anche entusiasmante. Nel disco c’è spazio per toni calmi e melodici, ma anche intimi e riflessivi. Il punto forte del nuovo album dei Q.O.T.S.A. è proprio la sua completezza. La band realizza una prova che, pur non avendo la carica innovativa dei loro primi lavori, la conferma ai vertici del rock contemporaneo. Ora speriamo di non dover attendere altri sei anni per avere un altro disco… 
(Carmine Tateo)

Tracce consigliate:
I SAT BY THE OCEAN (http://youtu.be/gOXaUjGk-yY)
THE VAMPYRE OF TIME AND MEMORY (http://youtu.be/8MfO8Lu0IZQ)
IF I HAD A TAIL (http://youtu.be/21pJ2m45P0I)


sabato 20 luglio 2013

Lee Dorrian celebra il funerale dei suoi Cathedral ma state ben certi che l'eredità non andrà perduta!

CATHEDRAL “The Last Spire” (Rise Above, 2013) – www.cathedralcoven.com

Tracklist:
1. Entrance to Hell (guarda/ascolta: http://youtu.be/ttPAV2yyGOE)
2. Pallbearer (guarda/ascolta: http://youtu.be/xE72jyGzZGY)
3. Cathedral of the Damned (guarda/ascolta: http://youtu.be/hr5lJxNvoyM)
4. Tower of Silence (guarda/ascolta: http://youtu.be/o7v8KZZBeKE)
5. Infestation of Grey Death (guarda/ascolta: http://youtu.be/2QarbVSntu8)
6. An Observation (guarda/ascolta: http://youtu.be/yNvrIsNK3aU)
7. The Last Laugh (guarda/ascolta: http://youtu.be/fxMZpLzlT_8)
8. This Body, Thy Tomb (guarda/ascolta: http://youtu.be/8mBfOg4pv8U)

Il lungo addio!
Dopo 23 anni di carriera la band di Coventry si congeda con “The Last Spire”, il decimo studio album, pubblicato dalla Rise Above Records, l'etichetta di cui è proprietario lo stesso leader del gruppo. La campana a morto i Cathedral se la suonano da sé e sembrano pure parecchio orgogliosi di ascoltarne i sinistri rintocchi in “The Last Spire”, praticamente l'album-epitaffio uscito a fine aprile. Tra i tanti eredi dei Black Sabbath (veri o soltanto presunti), i Cathedral sono certamente i più credibili. In 23 anni di carriera hanno consolidato la fama di band seminale del doom metal, sicuramente uno dei picchi più altri del rock così come lo conosciamo, e adesso consumano l'atto definitivo di un lungo addio, annunciato addirittura tre anni fa. “L'ultima guglia della Cattedrale” - il titolo è programmatico - si affaccia sul versante ruvido dei suoni pesanti, rallentati, ossessivi. Cupi e inesorabili. D'altronde sono davvero questi i dogmi del doom metal, la cifra stilistica sparsa sul sentiero del rock rumoroso che attraversa più dei suoi 40 anni di storia e si snoda idealmente dai Black Sabbath di Ozzy Osbourne e Tony Iommi fino allo sperimentalismo radicale dei giorni nostri espresso da gente come, ad esempio, i Sunn O)), senza contare numerosi altri oscuri e potenti precursori come Pentagram, Trouble e Sleep e tanti altri recenti epigoni come Electric Wizard, Witchcraft, Orchid e Grand Magus, tra gli altri.
L'immaginario oscuro raccontato dai Cathedral appartiene ormai alla grande antologia del rock, tra lampi potenti di heavy metal britannico e hard rock anni ’70, schegge di folk psichedelico e prog, rasoiate di hardcore e crust punk rimescolati strategicamente nel magma doom e stoner rock. Proprio ciò che accade in “The Last Spire” dove con il fondatore Dorrian suonano il fido chitarrista e coproduttore Garry Jennings, Scott Carlson al basso, Brian Dixon dietro piatti e tamburi, più David Moore alle tastiere (Hammond, mellotron, moog e synths).
Il video del singolo “Tower of Silence”, dove le immagini della band davanti al muro degli amplificatori Marshall si incrociano con le suggestioni degli archetipi cimiteriali dell'horror, rende bene il senso di una fine imminente. Un funerale che i Cathedral accolgono come una liberazione, come ammette lo stesso Dorrian: “Il nostro funerale è stato un procedimento lungo ma gratificante. La scelta di chiudere la storia della band è stata dolorosa e però in cuor nostro sapevamo che era la cosa giusta da fare”. (www.repubblica.it/spettacoli/musica/2013/04/22/news/lee_dorrian_celebra_il_funerale_dei_cathedral_ma_l_eredit_dei_black_sabbath_non_perduta-56406834/).
“The Last Spire” rappresenta quindi la parola “fine” per i Cathedral, una tra le principali band europee ad avere saputo influenzare in maniera determinante l’evoluzione di un genere difficile, pesante e monolitico come il doom. Un genere che nella sua lentezza di fondo nasconde spesso spunti interessanti e acide innovazioni, evidenziate dai ragazzi di Coventry già ai tempi del debutto “Forest of Equilibrium”, annata ’91. Dall’importante successo dell’epoca fino ad oggi, i Cathedral hanno alternato album interessanti ad altri più indecisi, comunque diversi tra loro e figli di una naturale tendenza all’originalità, aspetto che in “The Last Spire” trova volutamente meno spazio a servizio di una maggiore linearità d’impostazione. Un addio alle scene fatto quindi di certezze doom, di ricordi e di tutta l’esperienza accumulata in oltre vent’anni di onorata carriera (www.radiolombardia.it/rl/linearock/blog.do;jsessionid=B7089B7E987497BA56945D714F1AF7BC.w02?id=128). Lee Dorian stesso descrive il nuovo disco come “l’album che ho aspettato di realizzare fin da dopo il debutto. È come aver registrato il nostro secondo album per ultimo. Non mi sono mai piaciuti i lieto-fine e ho voluto chiudere il cerchio nel modo in cui ho sempre voluto” (www.trovacd.it/b_0.asp?CC=93280). Certo, non sarebbe la prima volta che un artista si rimangi la parola data, ma sia dalle loro dichiarazioni che dai dettagli – tra cui la copertina, che richiama il loro primissimo ep, quasi a chiusura di un cerchio – si evince che ci troviamo davvero davanti al loro ultimo lavoro (www.silentscreamzine.com/ReviewShow.asp?ReviewsID=9000). Resteranno, a ricordo per i posteri, gli album di una band sensazionale che all’accanimento discografico ha preferito l’eutanasia di “The Last Spire”. E, per i Cathedral, morte più “dolce” non poteva esserci (http://www.magmusic.it/2013/05/23/cathedral-the-last-spire/). E non si risparmiano i Cathedral per questo loro ultimo viaggio. Rivisitano tutto lo scibile della musica heavy e progressive e si affacciano oltre. La loro missione è terminata, ma quello che hanno fatto rimarrà scolpito nella storia del rock (Rumore #255, aprile 2013).
“RADI@zioni/N.R.G.” è un programma ideato da Camillo Fasulo e realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Gabriella Trastevere, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.



giovedì 4 luglio 2013

PRIMAL SCREAM: sempre proiettati in avanti ma anche attenti a mantenere un punto di contatto con il passato!

RADI@zioni / Disco Hot N° 12:
PRIMAL SCREAM “More Light” (2013)

Primal Scream sono una band imprevedibile, nel bene o nel male! Questa volta però colpiscono nel segno, cosa che non accadeva dai tempi di “Xtmntr”. “More Light” è un lavoro tanto monolitico e dilatato quanto vario e discontinuo, ricco com’è di rimandi e sensazioni già presenti nei precedenti album, ma con un sound comunque nuovo e potente.
“More Light”, con il suo susseguirsi di suoni, emozioni ed atmosfere, si presenta per certi versi come un lavoro inaspettato. Travolge e amalgama danze psichedeliche ma, ancora una volta, a farla da padrone è il groove! I Primal Scream ritornano al top della forma e “More Light” ne è la dimostrazione. 
(Carmine Tateo)

Tracce consigliate:
2013  (guarda/ascolta: http://youtu.be/bdCraT9_wk4)
Elimination Blues  (guarda/ascolta: http://youtu.be/Ji19opUDG3M)
Hit Void  (guarda/ascolta: http://youtu.be/O5pRjUT8e4M)


sabato 29 giugno 2013

SPIRITUAL BEGGARS: festeggiano il loro 20° anniversario rispolverando suoni che appartengono al glorioso passato del classico hard rock stile anni ’70


SPIRITUAL BEGGARS “Earth Blues” (Inside Out, 2013) – www.spiritualbeggars.com

Tracklist:
01. Wise As A Serpent (guarda/ascolta: http://youtu.be/pDb7r2E5qfw)
02. Turn The Tide (guarda/ascolta: http://youtu.be/zVvKjUj1lns)
03. Sweet Magic Pain
04. Hello Sorrow (guarda/ascolta: http://youtu.be/PYW58EaOFmo)
05. One Man’s Curse
06. Dreamer
07. Too Old To Die Young
08. Kingmaker
09. Road To Madness
10. Dead End Town
11. Freedom Song
12. Legend Collapse (guarda/ascolta: http://youtu.be/bmFvXXCL7pE)

In tanti anni di ascolto di musica estrema e non, a chi scrive / vi parla é capitato raramente di imbattersi in una band che sfrutti le doti dei propri cantanti per cambiare pelle in maniera convincente come nel caso degli Spiritual Beggars. Partiti come ensemble dedito ad un heavy psych allucinato con il grandissimo Spice alla voce, i Nostri hanno poi traslato verso uno stoner massiccio e polveroso per venire incontro all’ugola possente di JB e sono ora giunti alla semplificazione estrema del proprio sound per sfruttare appieno le capacità di Apollo Papathanasio. Il nuovo “Earth Blues” si muove infatti su sonorità retro rock che – a livello di influenze – non si spingono mai oltre i mid seventies. La caratura dei musicisti coinvolti nella band fa sì che, a livello prettamente esecutivo, tutto sia perfetto sin nei minimi dettagli; d’altronde, pochissime formazioni al mondo possono vantare una line up del calibro degli Spiritual Beggars. Michael Amott, Ludwig Witt, Per Wiberg, Sharlee D’Angelo e il già citato Papathanasio mettono insieme un tale bagaglio di classe e di esperienza da poter ridicolizzare tutto e tutti (http://metalitalia.com/album/spiritual-beggars-earth-blues/).
Gli Spiritual Beggars sono ormai a pieno diritto una delle realtà più solide e importanti del panorama hard rock europeo. Fondati nel 1993 da Michael Amott – talentuoso chitarrista svedese militante in diverse band quali Carcass e Arch Enemy – gli Spiritual Beggars si ponevano come semplice side project dedito a sonorità stoner rock e quindi lontane dal death metal che Amott era solito suonare. In pochi anni però gli Spiritual Beggars si sono ritagliati un importante spazio nel panorama hard-stoner rock, grazie soprattutto al trittico di album “Mantra III”, “Ad Astra” e “On Fire” che certificarono le loro capacità di songwriting, allargando considerevolmente il loro seguito di fans. È recentissima la pubblicazione di “Earth Blues”, la loro ottava fatica discografica, un album che prosegue sulla strada già battuta in passato da Amott e compagni. Da segnalare anche la versione speciale con doppio cd, con il nuovo album accompagnato da un secondo cd con otto classici degli Spiritual Beggars registrati dal vivo nel 2010. Non sarà certo il disco che cambierà la storia dell’hard rock, ma questo nuova produzione del combo svedese accontenterà un po’ tutti, sia i fedelissimi delle sonorità degli anni ’70, sia coloro i quali cercano un tocco di modernità e pesantezza in più rispetto ai canoni dell’hard rock e dell’heavy metal (http://www.wakeupnews.eu/spiritual-beggars-la-recensione-di-%E2%80%98earth-blues%E2%80%99/).
Gli Spiritual Beggars non tradiscono le attese e festeggiano nel migliore dei modi i loro primi venti anni di attività regalando alle stampe l'ennesima solida release di una carriera che probabilmente ha sorpreso anche loro stessi. Quello che doveva essere inizialmente una sorta di sfogo dai Carcass per Michael Amott si è trasformato in un progetto di lunga durata capace di rappresentare un'alternativa importante anche all’altro suo progetto: gli Arch Enemy . “Earth Blues” svernicia letteralmente la concorrenza più giovane a tre anni di distanza da “Return To Zero” recuperando le atmosfere vintage di “Another Way To Shine” (http://www.dagheisha.com/prod/music/reviewCd.jsp?idCd=7218). Certo, è sparito il feeling psichedelico degli esordi, ma il fatto è stato ormai metabolizzato da chi ha seguito la formazione scandinava per l’intera carriera. Oggi gli Spiritual Beggars sono una magnifica hard rock band dal tiro assai “british”, con un songwriting sempre di altissimo livello ed una capacità tecnica assai superiore alla media contemporanea. Allora, cosa chiedere di più? (http://www.metal.it/album.aspx/20516/spiritual-beggars-earth-blues/).
“RADI@zioni/N.R.G.” è un programma ideato da Camillo Fasulo e realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Gabriella Trastevere, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.


COLD WAR KIDS: Senza la pretesa di essere il disco dell'anno, “Dear Miss Lonelyhearts” rimane comunque un buon lavoro nell’ambito dell’indie-pop-rock a stelle e strisce


RADI@zioni / Disco Hot N° 11:
COLD WAR KIDS “Dear Miss Lonelyhearts” (2013)

4° disco per i californiani Cold War Kids che ritornano un po’ agli albori dei loro suoni visto che le precedenti due fatiche non hanno ottenuto i risultati sperati.
Impreziosito come sempre dalla voce graffiante e incisiva di Nathan Willet, “Dear Miss Lonelyhearts” espone alcune belle canzoni pop ben guidate dal suono del piano, ma anche ballate di un’intensità notevole che sanno colpire al cuore. Un disco pieno di passione, un bel lavoro, che suona come se fosse vecchio di qualche anno, ma che forse, proprio per questo, avrebbe potuto diventare quel successo stagionale che purtroppo non è stato ma, ne siamo certi, rimarrà sicuramente nel cuore di chi avrà la pazienza di ascoltarlo da cima a fondo!
(Carmine Tateo)

Tracce consigliate:
MIRACLE MILE  (guarda/ascolta: http://youtu.be/vq3mLvnBcTo)
LOST THAT EASY  (guarda/ascolta: http://youtu.be/D4e-nUtrXvE)
JAILBIRDS  (guarda/ascolta: http://youtu.be/4EWilV45r2M)


lunedì 10 giugno 2013

IndiaNavI - Un nuovo progetto musicale dal Salento, tra drum & bass e dubstep d’Oltre Manica.

IndiaNavI è un progetto ideato da due artisti salentini, che si sono trovati a condividere le medesime passioni musicali.
Gianpiero Romano (in arte Indiano Salentino) e Ivan Ciullo (in arte Navi), vivono a pochi passi, l'uno dall'altro, nello stesso paese. Un giorno, si trovano a collaborare per una canzone dal titolo "Beddha mia" che poi entra a far parte dell'album dell'Indiano Salentino e Artetnica dal titolo "Lassali Perdere". Da qui, parte un meccanismo che sembra quasi inarrestabile. Per tutta la durata del "Lassali Perdere tour 2012", Navi, approfittando di una breve pausa del suo progetto musicale (MGF, ex Garnet), calca i palchi assieme all'Indiano Salentino come ospite di questo progetto etno-folk.
Dopo l'estate 2012, i due si ritrovano nuovamente in studio per collaborare ad un brano scritto sulle note della famosissima canzone "Halleluja" di Leonard Cohen. Proprio in quell'occasione, decidono di dar vita ad un nuovo progetto musicale, IndiaNavI, con il quale, il 20 aprile 2013, pubblicano il loro primo singolo ufficiale "Dormi e Muori", brano scritto, arrangiato e registrato in un unico giorno di lavoro e per il quale hanno realizzato anche il relativo video. (http://youtu.be/BAEbQpb4lH8)
A brevissimo la pubblicazione del loro primo album ufficiale!

(a cura di Camillo “RADI@zioni” Fasulo)

NICO PARENTE - Più che una raccolta di interviste è un autentico vademecum per ripercorrere le sanguinarie tappe dei maestri dell'horror made in Italy.

Nico Parente - “Antologia di un urlo” – pagg. 432 (Edizioni UniversItalia, 2013)

È disponibile dalla fine dello scorso mese di maggio “Antologia di un urlo”, un libro scritto da Nico Parente e pubblicato dalla casa editrice UniversItalia per la collana “Horror Project”.
Questo saggio, scritto con la partecipazione dei più grandi nomi dell’ horror e del thriller all’italiana, si presenta come un’originale analisi sull’intero panorama del brivido di casa nostra, spaziando dalla letteratura al cinema e dal fumetto alla musica. Ma soprattutto, per la ricchezza di approfondimenti, riflessioni e digressioni di ogni genere, è un vero e proprio vademecum per tutti coloro che vogliono ripercorrere le sanguinarie tappe dei maestri del genere.
Dario Argento, Sergio Stivaletti, Angelo Stano, Ernesto Gastaldi, Dardano Sacchetti, Lamberto Bava e Antonio Tentori, sono solo alcuni dei protagonisti dell'horror made in Italy che l'autore Nico Parente ha intervistato per questo libro.
“Antologia di un urlo” è ordinabile contattando la redazione di horrorproject@libero.it o nei migliori mail order ed è anche reperibile presso alcune librerie specializzate.

Il libro sarà presentato lunedì 17 giugno alle ore 22, su Ciccio Riccio FM. Per l’occasione, Nico Parente sarà intervistato nel corso del programma “RADI@zioni/NRG”.

(Camillo "RADI@zioni" Fasulo)



sabato 1 giugno 2013

CLUTCH: potentissimo nuovo album che miscela Metal, Stoner, Sludge, Hardcore, Country e Blues


CLUTCH “Earth Rocker” (Weathermaker Music, 2013) – www.pro-rock.com - http://earthrocker.com

Tracklist:
01. Earth Rocker (guarda/ascolta: http://youtu.be/vYcbEidtK5c)
02. Crucial Velocity
03. Mr. Freedom
04. D.C. Sound Attack! (guarda/ascolta: http://youtu.be/VXIzmM1DaW8)
05. Unto The Breach
06. Gone Cold (guarda/ascolta: http://youtu.be/wZv4L_OP5Uk)
07. The Face
08. Book, Saddle, & Go
09. Cyborg Bette
10. Oh, Isabella
11. The Wolf Man Kindly Requests… (guarda/ascolta: http://youtu.be/3V3JAbBWi84)

Finalmente in circolazione l’attesissimo nuovo album dei Clutch, si intitola “Earth Rocker”. Il gruppo americano (originario del Maryland) è in giro fin dal 1993 ed è sempre stato capace di attirare l’attenzione di una schiera molto “variegata” di fans con dell’hard rock personale e dalle influenze più disparate. Loro suonano una sorta di metal macchiato di stoner, sludge, post hardcore, country e blues in uno stile tirato ma ben congegnato, che risulta attraente sia per i fans della scena rock americana più attuale, sia per quelli degli stili “classici”. Il lavoro è stato prodotto da Machine, già responsabile del sound potente ed “organico” di un album come “Blast Tyrant” (2004) e contiene 11 nuovi brani da studio dove i Clutch alternano momenti durissimi e d’impatto con altri più groovy ed accattivanti. “Earth Rocker” è già stato recensito come “Uno dei più forti cuori battenti del rock del 21° secolo!” (www.audioglobe.it/disk.php?code=896308002262). Al decimo album, i Clutch sbancano per la decima volta e se di loro non avete mai sentito parlare, vi conviene recuperare alla svelta prima che il Dio del rock’n’roll se ne accorga e riversi su di voi la sua ira (www.ilcibicida.com/recensioni/clutch-earth-rocker/).
Ebbene, i Clutch sono tornati. Sono tornati ma con le barbe un po’ più corte e i capelli un po’ più grigi di chi ha ormai passato sia la ventina che la trentina. A loro non è mai piaciuto tirarla per le lunghe e ripetersi, e infatti, pur rimanendo all’interno del macro contenitore del rock, “Earth Rocker” suona sufficientemente diverso dai precedenti lavori, tanto da apparire come una vitale ventata d’aria fresca, soprattutto per un rinnovato e irrobustito spirito stradaiolo (www.metallus.it/recensioni/earth-rocker/). Ora domandatevi: quale potrebbe essere il suono di un rock che sgorga dalle viscere della terra? Di sicuro potrebbe essere primordiale, selvaggio, devastante. Un ruggito nel cuore della savana oppure il forsennato soffiare della sabbia scatenato da una tempesta nel deserto. Un rock terrorizzante e maestoso, travolgente e definitivo. Volete ascoltarlo? Allora, mettete su “Earth Rocker”, degli americani Clutch, eroi in patria, e sconosciuti, o quasi, dalle nostre parti. A meno che ovviamente non amiate quel rock costretto alla nicchia dall’italiota inconsapevolezza musicale. Perché, in questo caso, difficilmente vi saranno sfuggiti alcuni dischi spettacolari dei nostri eroi come il già citato “Blast Tyrant” del 2004 o “From Beale Street To Oblivion” del 2007. Oggi, dopo ormai vent’anni di onoratissima carriera, i Clutch sfornano il loro disco più bello e quello che, se non mancassero ancora parecchi mesi alla fine dell’anno, potrebbe essere fin da adesso accreditabile come il migliore del 2013 (http://comeunkillersottoilsole.blogspot.it/2013/05/clutch-earth-rocker.html).
“Earth Rocker”. Un titolo migliore, gli immorali Clutch, non avrebbero potuto trovarlo per descrivere il loro nuovissimo album in studio, per me un'autentica manna dal cielo, nonché il più bel disco ascoltato in questo inizio 2013. Dipingere l'epopea della band americana a parole è un compito che non spetta certo a me: basta ascoltare la loro musica per capirne la grandezza. Hanno fatto della musica rock la loro unica ragione di vita, una fonte d'ispirazione inesauribile che ha conosciuto ben pochi punti bassi nel corso del cammino e nessun reale flop. Di album stupendi i nostri ne hanno realizzati a bizzeffe. A partire della loro nascita (il 1° album è stato pubblicato nel 1993) la crescita è stata esponenziale, visto che il valore dei loro lavori è stato sempre molto elevato, basti citare il fantastico “Transnational Speedway League”, o il più recente “Robot Hive / Exodus” tanto per fare due nomi a caso. “Earth Rocker” non è da meno e, attenzione, perché non stiamo parlando di un compitino svolto impeccabilmente ma privo di un'anima ben definita, no! Quest'album non è solamente la summa di un enorme discografia, né un album di transizione o sperimentale: “Earth Rocker” è un soffio di vento che sa divenire tempesta, e che dipinge nell'aria il mondo da cui proviene. “Earth Rocker” non è un disco, è il disco! Imperdibile, davvero! (www.metallized.it/recensione.php?id=8681)
Per ascoltare l’intero “Earth Rocker” clicca qui: www.youtube.com/watch?v=YrfZdv4PEXI
“RADI@zioni/N.R.G.” è un programma ideato da Camillo Fasulo e realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Gabriella Trastevere, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.


YEAH YEAH YEAHS: solo per fans ma... attenti alle zanzare tigre!


RADI@zioni / Disco Hot N° 10:
YEAH YEAH YEAHS “Mosquito” (2013)
Sono passati esattamente dieci anni da quando gli YEAH YEAH YEAHS si fecero conoscere al mondo e rieccoli qui con il loro 4° disco in carriera! Ora, comunque, possiamo dirlo: la bolla di entusiasmo che gli si era creata attorno si è definitivamente sgonfiata… sembra addirittura di ascoltare un’altra band rispetto all’esordio.
Hanno cercato di variare suoni e strutture rispetto ai precedenti lavori ma l’immediatezza e la freschezza degli esordi non ci sono più. “Mosquito” è una sorta di dub-pop sperimentale virato in gospel e con minimalismi assortiti. Le buone intenzioni ci sono ma l’album sembra fatto per piacere soltanto ai loro fans più sfegatati. Solo il tempo ci dirà se avranno avuto torto o ragione. Del resto - si sa - di solito, il 4° disco è il più difficile per una band che cerca ancora conferme!
(Carmine Tateo) 

Tracce consigliate:
MOSQUITO (guarda/ascolta: http://youtu.be/3dx8aLDJrAY)
AREA 52 (guarda/ascolta: http://youtu.be/Ms04kOyy__w)
SACRILEGE (guarda/ascolta: http://youtu.be/jmRI3Ew4BvA)


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