mercoledì 14 settembre 2011

VIOLA DI GRADO - Autentica rivelazione letteraria con il suo romanzo d'esordio "Settanta Acrilico Trenta Lana"


Viola Di Grado - "Settanta acrilico trenta lana" - 189 pagg. (Edizioni E/O, 2011).

Radi@zioni non è soltanto voglia di proporre e condividere tanta buona musica, non stiamo qua a ricordarlo. Intendevamo per questo sottoporre alla vostra attenzione un buon libro che ci è capitato sotto gli occhi proprio in questi giorni e lo vogliamo fare attraverso le parole “carpite” dalla rete, alla ricerca di un riscontro allineato alle nostre impressioni:

«“Settanta acrilico trenta lana” è il romanzo di un’esordiente 23enne catanese, Viola Di Grado, nella quale la casa editrice E/O dimostra di credere davvero molto. Laureata in lingue orientali a Torino, Viola Di Grado ha fatto l'Erasmus a Leeds, poi ha viaggiato in Giappone e in Cina, e ora si sta specializzando in filosofia cinese a Londra. Questo romanzo lo ha finito di scrivere due anni fa, quando di anni ne aveva ventuno. Eppure “Settanta acrilico trenta lana” dimostra un’originalità e una maturità di lingua e contenuti davvero rara per una scrittrice della sua età. Definita "dark come Amélie Nothomb e letteraria come Elena Ferrante", Viola Di Grado costruisce il suo romanzo sulla lingua, attraverso iperboli, sinestesie, allitterazioni, parole che dipingono una natura al neon, di plastica, - acrilica, appunto -, sezionando lo spazio ovattato di questa Leeds letteraria come con un bisturi. Una lingua che taglia e squarcia la pagina, come se fosse un fiore o un vestito. Parole che coniugano esperienza corporea ed estetica, che si collocano esattamente sulla pagina come ideogrammi inscritti nel loro quadrato ideale. Parole che contraddicono la sterilità dell'esperienza depressiva, debordano fuori dal tracciato, si scompongono, si mescolano, si uniscono: chiavi di volta, parole che si fanno carne e riempiono lo spazio, parole che significano sempre qualcosa di più della loro forma. Una lingua cesellata come una porcellana orientale, eppure sfrontata e insolente come quella che solo a vent'anni si può avere. “Settanta acrilico trenta lana” è romanzo di una bellezza straziata, di una vita persa, ritrovata, persa di nuovo - ciclica, come un buco -, di una vita che muore ogni giorno e ogni giorno risorge, per lanciare una provocazione alle nostre candide esistenze.» 
(Sandra Bardotti, da www.wuz.it/recensione-libro/5506/settanta-acrilico-trenta-lana-viola-grado.html). 

Aver avuto l’opportunità di assistere nei giorni scorsi, al “Festivaletteratura” di Mantova, alla presentazione del succitato romanzo e ad una sua breve riduzione teatrale dal titolo “Il suono di uno sguardo” che ha coinvolto l’autrice nel ruolo della protagonista del suo stesso romanzo, con il commento sonoro in diretta dal vivo organizzato da Ares Tavolazzi (apprezzato bassista e contrabbassista d’estrazione jazz, ex componente degli Area, la storica rock band italiana guidata negli anni ’70 dall’indimenticabile Demetrio Stratos) e con l’allestimento della P.O.P. Produzioni sulle rive del Lago di Mezzo di Mantova, è stata un’esperienza profonda ed emozionalmente toccante!

(a cura di Camillo "RADI@zioni" Fasulo)



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