venerdì 17 ottobre 2014

SPOON - Un urlo contro questa società che ci succhia l’anima ogni giorno!

SPOON “They Want My Soul” (Loma Vista, 2014) - www.spoontheband.com

Tracklist:
01. Rent I Pay
02. Inside Out
03. Rainy Taxi
04. Do You
05. Knock, Knock, Knock
06. Outlier
07. They Want My Soul
08. I Just Don't Understand
09. Let Me Be Mine
10. New York Kiss

Cosa ci si può aspettare ancora da un disco degli Spoon, dopo 18 anni di carriera e 7 album in studio? Le solite cose. Una band che da “Girls Can Tell” (2001) non ha mai sbagliato un colpo, trovando magicamente il modo di sfornare album tutti allineati sullo stesso buon livello qualitativo, formando nel tempo un repertorio di canzoni che definiscono una buona fetta di ciò che l'indie-rock americano è stato negli anni ’00.

Dopo aver toccato l’apice con “Kill The Moonlight” (2002) che è la perfezione del lavoro in studio, disco che rivela nel suo minimalismo esasperato sempre nuovi particolari e dopo l’interlocutorio “Transference” (di qualche anno più tardi), che brutto non è, ma un po’ straniante nel far suonare quasi demo una band che ha sempre fatto dei tricks da studio la sua carta vincente, gli Spoon tornano al lavoro affidandosi a forze fresche: Joe Chiccarelli e Dave Fridmann, produttori che hanno collaborato con gente come Shins e Flaming Lips. Quel tipo di masters che chiami quando hai un po’ le solite idee e vuoi presentarle in una veste più attraente, più fresca. Missione compiuta, potremmo dire. Perché “They Want My Soul” è proprio un bel disco. Un ritorno alla forma che più gradito non poteva essere.

Sin dal titolo, Britt Daniel e soci lanciano un urlo contro questa società che ci succhia l’anima ogni giorno, specialmente nel mondo della musica, tra pressing forsennati e inviti al compromesso che sbucano a ogni angolo. Questo è il disco più paranoico degli Spoon, uno dei più nostalgici, sicuramente quello che rivela maggiore coscienza del loro passato come band. Sono sempre stati così poco autoreferenziali che al confronto questo album sembra quasi un diario, con quelle tipiche riflessioni che si fanno superati i 40.

E così “Rent I Pay” ingrana con quel caratteristico stomp che compare almeno una volta in ogni loro disco. A seguire arriva la raffinatissima e sensuale “Inside Out”, da ascoltare rigorosamente seguendo le immagini dell'ipnotico video. “Do You” combina di tutto con le sovrapposizioni di voci, svela una melodia solare e orecchiabile, per poi finire quasi in territorio r'n'b. Apprezzerete sicuramente l’utilizzo intensivo dei synth in “Outlier” e “New York Kiss”, o il rock più garagista della title track, o ancora i fumi noir di “Rainy Taxi” e “Knock, Knock, Knock”. Pazienza se poco di tutto ciò rappresenti il nuovo che avanza, o se nell’insieme il disco manchi di coesione. Gli Spoon ci sono ancora e nessuno sembra poterne succhiare la linfa. (http://www.ondarock.it/recensioni/2014_spoon_theywantmysoul.htm)

“RADI@zioni/N.R.G.” è un programma ideato da Camillo Fasulo e realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Gabriella Trastevere, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.

JOHN GARCIA! È sempre lui il n° 1 e il deserto è sempre con lui!

RADI@zioni / Disco Hot N° 17:
JOHN GARCIA “John Garcia” (2014)

… E fu così che alla veneranda età di 43 anni, e dopo aver suonato con una infinità di band, il padrino dello stoner desertico, forte della presenza di Nick Oliveri, un tempo anche compagno d’avventure nell’esperienza Kyuss, si è deciso a realizzare il suo primo album da solista.
Sintetizzando: le 11 tracce qui contenute racchiudono una fortissima componente stoner, ma anche qualche sperimentazione orientata, in controtendenza, verso una matrice più classica. Compatto, potente e del tutto godibile, l’album non sarà un capolavoro ma ci va molto vicino. Di sicuro rappresenta, ancora una volta, la strada da percorrere, per tutti i gruppi della scena, indistintamente!
(A cura di Carmine Tateo)

Tracce consigliate:


sabato 4 ottobre 2014

CLAP YOUR HANDS SAY YEAH - Sospesi in un elegante equilibrio tra grazia e rumore!

CLAP YOUR HANDS SAY YEAH “Only Run” (autoproduzione, 2014) - http://cyhsy.com/

Tracklist:
01. As Always
02. Blameless
03. Coming Down
04. Little Moments
05. Only Run
06. Your Advice
07. Beyond Illusion
08. Impossible Request
09. Cover Up
10. Impossible Request (Alternate Version)

Istrionici rappresentati del revival new wave americano, tra i primi casi (assieme ai britannici Arctic Monkeys) di fortunata autoproduzione ed intelligente utilizzo del web, i Clap Your Hands Say Yeah, nonostante l'acclamato debutto, non hanno avuto una carriera brillante. Incastrati in una formula invecchiata troppo in fretta e ostentatamente riproposta per anni, avrebbero potuto scomparire nel nulla senza che nessuno se ne accorgesse. E invece no! A tre anni di distanza dall'ultimo “Hysterical”, i nostri tornano con un lavoro maturo e inaspettato, approdo ad un suono più elaborato e solenne, saturo di influssi “dreamy” e stratificazioni sonore. Persi per strada il chitarrista/tastierista Robbie Guertin e il bassista Tyler Sargent, la band rinasce nell'accoppiata Ounsworth-Greenhalgh: factotum il primo, valido braccio destro, nonché curatore delle parti “electro” e programmazione delle ritmiche, il secondo.
Da anarchico e avventuroso, il sound dei due sopravvissuti si scopre straordinario e, allo stesso tempo, compatto, dotato di una forte vocazione spaziale. La produzione del duo è tanto curata da contribuire ad una vera visione d'insieme: dalle parti elettroniche, ai trattamenti delle sezioni ritmiche, e fino alle chitarre sfrigolanti e sature, il suono complessivo è condensato in un elegante equilibrio tra grazia e rumore, alternando misurata enfasi e convinta auto-analisi.
La prima “As Always” inaugura come si deve questa mutazione sonora: linea di synth molto marcata, beats massicci e zuccherosi ricami chitarristici. Anche la voce di Alec Ounsworth rinuncia alle acrobazie, pur non perdendo la sua malinconica vocalità, mai sopra le righe nel contribuire all'armonia d'insieme. Si continua con l'electro-pop di “Blameless”, tanto semplice nella struttura sintetica, quanto efficace nello sviluppo melodico, passando per la scura cavalcata di “Coming Down” (che vanta come ospite d'eccezione Matt Berninger dei The National), fino a citare i Radiohead di Kid A in “Beyond Illusion” e a sfornare un vero gioiellino indie-tronico come “Impossible Request”.
Only Run è un album con una sua precisa identità, e questa è la sua più grande forza. Pezzi come “Only Run” o “Cover Up”, nelle loro rispettive inclinazioni, condividono un medesimo lirismo angosciante, un mood crepuscolare ed enfatico. L'aria che si respira nei dieci pezzi dell'album è, a suo modo, frizzante e viva. Le impressioni sono quelle di una ritrovata ragion d'essere, di cui questo album è il primo invitante frutto! http://www.storiadellamusica.it/indie_rock/indie_rock/clap_your_hands_say_yeah-only_run(autoprodotto-2014).html )

“RADI@zioni/N.R.G.” è un programma ideato da Camillo Fasulo e realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Gabriella Trastevere, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.


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