venerdì 14 maggio 2010

EELS, non proprio solo tristezza e malinconia

EELS “End Times” (Vagrant) 2010
www.eelstheband.com

Tracklist:
1. The Beginning
2. Gone Man
3. In My Younger Days
4. Mansions Of Los Feliz
5. A Line In The Dirt
6. End Times
7. Apple Trees
8. Paradise Blues
9. Nowadays
10. Unhinged
11. High And Lonesome
12. I Need A Mother
13. Little Bird
14. On My Feet

“Qui giace un uomo che voleva soltanto rimanere solo”: è un epitaffio amaro, quello che Mr. “E” immagina per la propria lapide in “End Times”. La solitudine, a volte, sembra divorare ogni cosa. Ma nel suo silenzio, lentamente, la vita può ricominciare a schiudersi. Chiuso nel suo scantinato losangelino (“One Hitsville, U.S.A.”, come l'ha ribattezzato...), l'uomo chiamato “E” riprende così in mano il suo vecchio registratore a quattro piste e si mette a suonare canzoni nude, intime e sofferte. Ancora una volta ci invita a entrare nella sua vita, a partecipare alle pagine del suo diario, a condividere la sua solitudine. (www.ondarock.it)

Ma con il Signor “E” non ci si annoia mai, neanche quando il nostro tende all’isolazionismo più puro, elemento piuttosto tipico, questo, nella discografia degli Eels. A soli sei mesi da “Hombre Lobo” ci si appresta così ad assaporare e studiare questo nutrito pugno di fondamentali ballads, facendoci strada tra suoni elettrici e acustici, in cui il nostro esprime ogni genere di sentimento triste, facendo suonare la sua chitarra a piacimento, partendo dallo straziante intimismo, al nerbo di qualche sferzata elettrica e del buon blues. (www.mescalina.it)

Ma Mr. “E” non è un artista dedito alla sperimentazione. Lui non ha bisogno di trovare nuovi mezzi espressivi per sentirsi realizzato. Lui ha le sue note, il suo sound, la sua chitarra, il suo cane, i suoi sigari e la sua band. Una manciata di punti di riferimento che formano come uno steccato che circonda tutto il suo universo musicale, mentre lo sguardo è teso a cogliere ogni riflesso di tutto quello che lo interessa. Rispetto al precedente “Hombre lobo”, “End times” è una sorta di “ritorno a casa” per gli Eels: se quello era un concept dalle tonalità blues rock sulla storia di un licantropo (già apparso, peraltro, nel precedente album “Souljacker” del 2001), questo nuovo lavoro rientra nel gruppo di album intimisti e malinconici con cui “E” compie un'ennesima analisi della propria vita. Era già successo in passato. Oggi “E” torna ad affrontare quelle tonalità per affrontare la fine di un amore e la mancanza assillante dell'affetto materno con un disco che racchiude malinconie e sventure in una manciata di splendide canzoni che variano dalla ballata acustica a divertenti esplosioni rock. (www.rockol.it)

Chitarre acustiche, elettriche, organo hammond e lievi spruzzate di archi per un senso di essenzialità dalle sfumature rock classiche, al servizio di 14 tracce di stampo tradizionale dove le ombre di Bob Dylan e Bruce Springsteen continuano a somigliare a quelle di Jim Croce e Leonard Cohen. Quello che intendo dire è che “End Times” sembra una raccolta di brani finiti nel cassetto durante le lavorazioni dei dischi precedenti, messi adesso insieme in bella confezione per far uscire tutto quel che rimaneva di una certa direzione, nel momento preciso in cui l’esigenza di prenderne un’altra è diventata insormontabile. Senza giungere alla conclusione affrettata che sia un disco di “scarti”, a me piace pensare che le canzoni di “End Times” rappresentino una sorta di risoluzione con la quale l’autore tenda a prendere le distanze da certi temi come l’amore perduto, il disagio personale o la disillusione. (http://fard-rock.blog.excite.it)

a cura di: Camillo “RADI@zioni” Fasulo

“RADI@zioni” è un programma curato da Camillo Fasulo, Marco Greco, Antonio Marra e Angelo De Luca, con la radi@ttiva collaborazione di Rino De Cesare, Fernando Falcolini, Angelo Olive e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì e venerdì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica Ciccio Riccio di Brindisiwww.ciccioriccio.it.

1 commento:

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