mercoledì 19 settembre 2012

ULVER: Il fascino arcano del "ritorno al futuro"!

ULVER “Childhood’s End” (K-Scope, 2012) - www.kscopemusic.com/ulver/childhoodsend

Tracklist:
01. Bracelets of Fingers (The Pretty Things)
02.
Everybody’s Been Burned (Byrds)
03. The Trap (Bonniwell’s Music Machine)
04. In the Past (Chocolate Watchband)
05. Today (Jefferson Airplane)
06. Can You Travel in the Dark Alone (Gandalf)
07.
I Had Too Much to Dream Last Night (Electric Prunes) (ASCOLTA! http://youtu.be/6JKJEhgOJ0E)
08. Street Song (13th Floor Elevators)
09. 66-5-4-3-2-1 (Troggs)
10. Dark is the Bark (Left Banke)
11. Magic Hollow (Beau Brummels) (ASCOLTA! http://youtu.be/8MUzBJRWB64)
12. Soon There Will Be Thunder (Common People)
13. Velvet Sunsets (Music Emporium) (ASCOLTA! http://youtu.be/k9HMsQ6_myQ)
14. Lament of the Astral Cowboy (Curt Boettcher)
15. I Can See the Light (Les Fleur De Lys)
16. Where is Yesterday (United States Of America) (ASCOLTA! http://youtu.be/I51bw3KfSvo)

Nono disco “maggiore” della carriera degli Ulver, “Childhood's End” è il coronamento di un progetto che solleticava il gruppo norvegese almeno fin dai tempi di “Shadows of the Sun” (2007). In quel disco faceva difatti bella mostra di sé una rivisitazione di uno storico “lento” dei Black Sabbath: “Solitude”. Vista l'eccellente riuscita, si era successivamente giocato con l'idea di approfondire il discorso-cover, senza però mai concretizzarlo, almeno fino ad ora. “Childhood's End” è composto da 16 pezzi presi di peso dall'era psichedelica (quasi tutto il materiale è databile tra il 1966 e il 1969) e immersi in quel mondo di sfumature oscure, velate e malinconiche di cui gli Ulver sono alfieri – seppur in diverse forme – praticamente da sempre. Poche le concessioni fatte ai pesi massimi del settore: i Jefferson Airplane, i Byrds, gli United States of America e i 13th Floor Elevators sono pressoché gli unici nomi universalmente noti anche ai non appassionati, mentre il resto del materiale è pescato da singoli od album di artisti più o meno oscuri di quella fertile epoca (http://www.rockline.it/recensione/ulver/childhoods-end).
Agli Ulver abbiamo visto così tante volte cambiar pelle, che è divenuto ormai quasi impossibile cogliere le loro sembianze primigenie, i loro tratti somatici originari tipicamente black metal. E forse risiede proprio in questa identità sfuggente, il loro fascino arcano. Abbiamo ascoltato la loro musica ibridarsi con l’elettronica più sperimentale, con il trip-hop, con l’ambient mistico, con il folk acustico, con il metal tecnocratico, con il progressive atmosferico. Li abbiamo visti perseguire evoluzioni talmente drastiche da non poterle ritenere possibili nell’unico percorso di vita di una band. Così, questo spirito mai pago di soluzioni definitive, li spinge oggi a realizzare un album che include le cover di quelle canzoni che, nella seconda metà degli Anni ’60, hanno contribuito a far divampare quel furore psichedelico che poi avrebbe incendiato, con esiti dissimili e lungo traiettorie differenti, l’intero arco dei ’70. Ma non aspettatevi avanguardie sonore o trasfigurazioni elettroniche in “Childhood’s End”. Qui tutto rende tributo allo spirito dei ’60s! Ma non crediate di trovarvi davanti ad un semplice album di cover tirato fuori giusto per riempire l’attesa che precede la realizzazione di un nuovo lavoro in studio e neppure un lavoro fatto di semplici suggestioni. Questa è davvero una cronaca in diretta di quanto accaduto oltre quattro decenni orsono. Una narrazione fatta con la voglia di stupirsi. Di stupirsi e di stupire. Ecco cos’è “Childhood’s End”! (http://www.storiadellamusica.it/classic_rock-psichedelia-wave/psychedelic_rock/ulver-childhood_s_end(kscope-2012).html).
A livello prettamente musicale l’attuale entità Ulver, fatta di incanti elettronici, paesaggi ambient e richiami trip-hop, fa un passo indietro, lasciando respirare i brani nel loro analogico habitat naturale, genuinamente vintage. Pur scevra da sperimentalismi, la “ulverizzazione” spinge al massimo l’espressività e l’evocatività già insite in queste composizioni, come nelle due stupende ballads “Velvet Sunsets” (Music Emporium) e “Magic Hollow” (Beau Brummels), primo singolo estratto, di cui è stato girato anche un bel video. Altre interpretazioni degne di nota, agevolate per altro dall’eccellenza del materiale originario selezionato, sono “I Had Too Much To Dream Last Night” (Electric Prunes) e “Where Is Yesterday” (United States Of America). Come sempre curatissima ed eccellente la produzione, che riesce a suonare moderna, nel suo essere cristallina e a tutto tondo, ma contemporaneamente vintage, soprattutto riguardo la scelta di suoni, effetti e mixing degli strumenti, che offre grande spazio alla splendida voce di Kristoffer Rygg, perfettamente a suo agio, anche su queste composizioni, ben più vecchie di lui (http://www.outsidersmusica.it/recensione/Musica/ulver-childhoods-end/).
“RADI@zioni” è un programma curato da Camillo Fasulo, Marco Greco, Antonio Marra e Angelo De Luca, realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Rino De Cesare, Angelo Olive, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì e venerdì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.


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