giovedì 13 marzo 2014

PONTIAK: una delle entità heavy-psych meno definibili attualmente in circolazione


PONTIAK “Innocence” (Thrill Jockey, 2014) – www.brotherspontiak.com

Tracklist:
01. Innocence
02.
Lack Lustre Rush
03.
Ghost
04.
It’s The Greatest
05. Noble Heads
06. Wildfires
07. Surrounded By Diamonds
08. Beings Of The Rarest
09.
Shining
10. Darkness Is Coming
11.
We’ve Got It Wrong

Ciclicamente, anche nella musica ogni tanto c’è bisogno di qualcuno che faccia un riassunto delle puntate precedenti, qualcuno in grado di ri-fondare un determinato genere. Trattandosi di rock (psychedelia, stoner, tutto ciò che è hard e relative derivazioni) la sintesi non poteva che arrivare dall’America. Quella benedetta America che ogni volta che si risolleva, in qualunque ambito, lo deve in fin dei conti più all’energia delle sue sconfinate terre di provincia piuttosto che alle laboriose e ingegnose metropoli (o presunte tali). Dio benedica, in questo caso, i Pontiak! I tre fratellini originari di Baltimora ma ormai di stanza a Warrenton, in Virginia, piantano a terra questo Innocence e, giustamente, meritano di metterci la bandiera: certo, per farlo rinunciano in parte alla loro precedente ossessione per le lunghe jam sessions e imbracciano i loro strumenti affrontando la forma canzone per quella che è. Un gesto di coraggio, molto meno ruffiano di quel che potrebbe apparire scorrendo un lavoro in cui il brano più lungo dura 4 minuti. Produzioni come queste devono esistere. E resistere, resistere, resistere… (http://doyourealize.it/recensioni/rockville/13521-pontiakinnocence.html)
C’è qualcosa, nel sound dei Pontiak, che prende le distanze dalle folate desertiche e dalla potenza liquida di altre band con la testa rivolta alla psichedelia dei ’70s. Il loro dispiegamento di distorsori ha un che di angolare e di geometrico, una violenza chirurgica e quasi concettuale. “Innocence”, in questo senso, sembra voler ribadire la diversità di questa band proponendo una tripletta iniziale scoppiettante, turbolenta e carica di aspettative. La scansione marziale della title track apre il disco con la ferocia del (post) hardcore; i riff ossessivi di “Lack Lustre Rush” fagocitano la melodia del cantato per dar vita ad una furente marcia hard punk, mentre negli sbuffi meccanici di “Ghost” c’è un modo di intendere lo stoner rock che dà la polvere perfino ai primi Queens Of The Stone Age. Gli assoli sono ridotti al lumicino, il minutaggio è contenuto e i fratelli Carney si dimostrano maestri di concisione ed efficacia.
Dopo una partenza così diretta e decisa, quasi hardcore, “Innocence” si trasforma in un altro disco. L’organo di “It’s The Greatest” introduce quella che sembra una versione pastorale dei Pink Floyd. Si tira il fiato con piacere, anche se una scaletta sbilanciata mette una dietro l’altra la bella e breve “Noble Heads”, ballata country trafitta da un assolo epico, e “Wildfire”, corale omaggio agli Stones di “Wild Horses”.
Il nuovo album dei fratellini Carney si segnala così per l’esasperazione dei contrasti. È indubbio che la ragione più intima della formazione stia in brani che riforgiano il potente hard rock dei ’70 con brandelli dell’alternative anni ’90 (“We’ve Got It Wrong” emana l’odore acre dei Jane’s Addiction) e del rock matematico degli anni zero (soprattutto nelle squadrate reiterazioni di “Shining”). Nondimeno, il loro lato romantico offre momenti di intima suggestione, amplia con stile lo spettro sonoro e li rilancia come una delle entità heavy-psych meno definibili in circolazione (http://sentireascoltare.com/recensioni/pontiak-innocence/).
Che il rock sia morto è una grande bugia, ma se ci guardiamo intorno penso che ci stia offrendo già da un po’ di tempo a questa parte il suo profilo peggiore. Andando a ritroso di poche settimane e rimuginando sulle nostre classifiche di fine anno, mi rendo conto di quanto certe sonorità siano scivolate via dalle nostre preferenze e non certo perché non piacciano più in assoluto. Oggi risulta difficile essere presi a schiaffi da qual misto di sporcizia, sangue e sudore che certi dischi dovrebbero vomitarti addosso. Ci pensano i Pontiak a restituire “gentilmente” la fiducia nel sacro furore abrasivo del rock con “Innocence”, nuovo album licenziato dalla Thrill Jockey solo qualche settimana fa. Non un passo avanti rispetto al precedente ottimo “Echo Ono”, e nemmeno uno indietro, solo una conferma dello stato di grazia di una band che fino ad oggi non ha mai mancato il bersaglio. Da ascoltare preferibilmente ad alto volume, “Innocence” è quel pugno in faccia che ogni amante del rock dovrebbe bramare. Trasversale, acido e allo stesso tempo fruibile da un’ampia fetta di pubblico. I Pontiak sono semplicemente una band difficile da classificare e noi, che delle classificazioni non ce ne curiamo molto, passiamo ad incassare. Poco importa degli schiaffi, del fango e dei graffi che ne derivano! (www.indieforbunnies.com/2014/01/27/pontiak-innocence/).
“RADI@zioni/N.R.G.” è un programma ideato da Camillo Fasulo e realizzato con la radi@ttiva collaborazione di Gabriella Trastevere, Mimmo Saponaro e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica “Ciccio Riccio” (www.ciccioriccio.it) di Brindisi.


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