domenica 24 ottobre 2010

NADA SURF, album di cover in perfetta linea con il loro stile

NADA SURF “If I Had A Hi-Fi” (Mardev, 2010)


Tracklist:
Electrocution (Bill Fox)
Enjoy the Silence (Depeche Mode)
Love Goes On (The Go-Betweens)
Janine (Arthur Russell)
You Were So Warm (Dwight Twilley)
Love and Anger (Kate Bush)
The Agony of Laffitte (Spoon)
Bye Bye Beauté (Coralie Clement)
Question (Moody Blues)
Bright Side (Soft Pack)
Evolution (Mercromina)
I Remembered What I Was Going to Say (The Silly Pillows)

Pubblicare un album di cover, si sa, è un’operazione rischiosa per chiunque. Ritengo però che Nada Surf, cult-band dell’indie-rock newyorkese, pur cimentandosi con brani di bands ed artisti dal suono unico ed inconfondibile, difficili da superare o, quanto meno, da eguagliare, abbiano scelto la strada giusta per portare a termine un simile progetto. Applicando la propria cifra stilistica a brani presi in prestito dai quattro cantoni del pop mondiale e passando in rassegna artisti delle più disparate epoche, background e collocazione geografica, hanno dato vita a quaranta minuti di canzoni che pur non essendo nate dalle loro menti ne hanno acquisito la filosofia. Così sono riusciti a far convivere gomito a gomito i Moody Blues con i Soft Pack, i The Go Betweens con Kate Bush, Arthur Russell con i Depeche Mode, senza soluzione di continuità stilistica. Nel disco trovano posto anche due pezzi in lingua straniera, lo spagnolo “Evolution”, che reca la firma dei Mercromina, e il francese “Bye Bye Beauté” di Coralie Clement: la scelta omaggia due nazioni che hanno accolto sempre con entusiasmo la musica del trio sin dagli esordi. “If I Had A Hi-Fi” non può che essere apprezzato dai fans dei Nada Surf, se non altro perché, scaletta a parte, l’album non presenta grandi novità: il tessuto musicale resta fedele ai lavori precedenti, con atmosfere rarefatte e sognanti, sonorità delicate con arrangiamenti che spezzano il continuum sonoro giocando con sfumature appena percettibili. Ma, quando serve, i tre musicisti sanno elargire scariche di energia, con chitarre nervose e batteria incalzante: è il caso dell’impeccabile brano d’apertura “Electrocution” scritto da Bill Fox, ma anche di “Agony Of Laffitte” degli Spoon. Nessuna grande rivelazione dunque, solo ottimo (e di questi tempi non è poco) rock ‘n’ roll. (http://www.videoetesti.com/)
Strani oggetti gli album di cover: nella classifica dell'inutilità stilata da ogni appassionato di musica che si rispetti, si piazzano al terzo posto, dopo le raccolte senza inediti e i live album. Solitamente sono il modo con cui una band prende tempo, roda una nuova line up, tira su qualche soldo (il che non fa mai male), o cerca di non perdere il contatto con i fans quando problemi di varia natura (crisi creativa, beghe con l'etichetta, malasorte) gli impediscono di mettere mano a materiale inedito. Il che, in alcuni fortunati casi, non impedisce di realizzare prodotti interessanti. Un esempio lo abbiamo avuto proprio all'inizio di quest'anno con l'album degli Hot Rats: rock'n'roll urgente, stringato e divertente come si conviene in questi casi. Ora arrivano i Nada Surf, che dal canto loro realizzano un album di maturo power-pop, dalla vena vagamente malinconica ed intimista, in linea con il loro stile. (www.sentireascoltare.com)
Spesso, nella vita di una band o di un cantante solista, arriva il momento di cimentarsi con un disco di cover. Questa volta è toccato ai Nada Surf. E il fatto che il titolo dell’album sia anche un palindromo (provate a leggere al contrario il titolo “If I Had A Hi Fi”!) li rende automaticamente fighissimi. Gran bel disco! Divertente! D’accordo, non è proprio farina del loro sacco, ma il risultato è ugualmente notevole. Consigliabilissimo se in questo momento avete bisogno di musica semplice e non di roba inutilmente complicata. (http://legrandirecensioni.wordpress.com)
“RADI@zioni” è un programma curato da Camillo Fasulo, Marco Greco, Antonio Marra e Angelo De Luca, con la radi@ttiva collaborazione di Rino De Cesare, Fernando Falcolini, Angelo Olive e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì e venerdì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica Ciccio Riccio di Brindisi – www.ciccioriccio.it.

THE MOONS, Sfacciatamente brit-pop, di chiara marca beatlesiana

THE MOONS "Life On Earth" (2010)


Sapevamo già che il Regno Unito fosse la patria del pop-rock. The Moons ne sono l’ultima prova tangibile, per la cronaca.
Sfacciatamente brit-pop, quello di chiara marca beatlesiana, seguendo tutte le varie influenze british, quasi sempre con toni pacati ma anche con improvvise impennate, The Moons sfornano con questo loro dischetto un lavoro decisamente accattivante ed orecchiabile.
Ci sono un sacco di similitudini con The Coral o con The Small Faces qua dentro, ma la band possiede un tocco abbastanza personale che gli permette di avere un’identità chiara ed anche un album omogeneo. The Moons potrebbero rappresentare l’ennesima testimonianza di un successo di marca britannica oppure, come capita spesso, il passaggio di un’altra meteora… A voi il giudizio!
VOTO 6½


(Carmine Tateo)

sabato 16 ottobre 2010

THE BLACK ANGELS: cuore, calore e passione si fondono in un unico elemento nel nuovo "Phosphene Dream"

THE BLACK ANGELS “Phosphene Dream” (Blue Horizon, 2010) – www.theblackangels.com


Tracklist:
Bad Vibrations
Haunting at 1300 McKinley
Yellow Elevator #2
Sunday Afternoon
River Of Blood
Entrance Song
Phosphene Dream
True Believers
Telephone
The Sniper


A due anni dallo splendido “Directions to See a Ghost”, capace di regalare un degno seguito all'altrettanto valido “Passover”, la band di Austin, Texas, torna con “Phosphene Dream” a soffiare con forza sulle polveri dei 13th Floor Elevators. Le serratissime atmosfere che fin dall'inizio hanno reso riconoscibile ed entusiasmante il gruppo vengono mescolate con la psichedelia pesante di matrice Dead Meadows, spogliata però delle corazze stoner, abbandonate in favore di più leggere vesti hard-psych anni '70, fornendo una versione acidissima dei Black Keys. Musica da battaglia, tanto ipnotica quanto aggressiva come la splendida “Entrance Song”, che ripropone il meglio dei Black Angels inscenando un rito guerriero cadenzato dai passi di immaginarie tribù indiane intente in una danza rabbiosa intorno al fuoco, a ritmo serrato, dove il riff affilato delle chitarre viene immerso in una cantilena al retrogusto del peyote, per un clima rovente e polveroso, sfrenato e dotato di una sensualità primordiale. (www.storiadellamusica.it)
Rispetto ai due monoliti precedenti, i quali più che costituiti da una serie di brani apparivano come un flusso sonoro ininterrotto tra l'allucinato e il drogato, “Phosphene Dream” contiene e sintetizza al meglio le influenze del gruppo, risultando più compiuto nel perfezionamento della formula e nell'ampliamento della tavolozza cromatica. Oddio, non è che i nostri amici con la fissa per le copertine con le illusioni ottiche che fanno tanto “psichedelia” siano diventati dei freak-folkers con la passione per i Buffalo Springfield, ma Alex Mass e soci hanno realizzato, al terzo tentativo, un album senza dubbio più variopinto sul piano delle suggestioni ma anche della struttura delle composizioni stesse (diversi i cambi di passo e le accelerazioni all'interno dei brani). In generale la cosa che più colpisce è il riscontrare maggiore immediatezza ed incisività con pezzi più corti e garage-oriented rispetto al passato e più attenti, in taluni casi, ad un certo gusto melodico. (www.stonefree.splinder.com)
"Phosphene Dream", prodotto e mixato da Dave Sardy (Oasis, Wolfmother e Black Mountain nei suoi trascorsi dietro alla consolle) per la gloriosa etichetta Blue Horizon, è dunque un viaggio tra atmosfere delicate e visionarie in cui si alternano sogno ed estasi grazie ad un suono tipicamente sixties, apparentemente poco curato, ma spregiudicatamente adatto al tipo di composizione voluta dal quintetto texano. La passione per bands del calibro di Doors, Velvet Underground e Warlocks si sente e si percepisce viva, e la capacità di questa band di far propria la cultura espressa in un periodo così distante dai giorni nostri dà ancor più risalto a questo splendido e maturo album. Dieci tracce cariche di intensità, ben suonate in cui cuore, calore e passione si fondono in un unico elemento. (www.longliverocknroll.it)
(Rino De Cesare)
“RADI@zioni” è un programma curato da Camillo Fasulo, Marco Greco, Antonio Marra e Angelo De Luca, con la radi@ttiva collaborazione di Rino De Cesare, Fernando Falcolini, Angelo Olive e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì e venerdì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica Ciccio Riccio di Brindisi – www.ciccioriccio.it.

sabato 9 ottobre 2010

KORN - Ritorno alle origini???


KORN “Korn III - Remember Who You Are” (Roadrunner, 2010)
www.korn.com


Tracklist:
Uber-time
Oildale (Leave me alone)
Pop a pill
Fear is a place to live
Move on
Lead the parade
Let the guilt go
The past
Never around
Are you ready to live?
Holding all these lies


Ritornano dopo una pausa di 3 anni i padrini indiscussi della scena nu-metal. Con questo lavoro i Korn ritornano sui propri passi, abbandonando le sonorità degli ultimi deludenti lavori, orientando il sound verso il mitico debutto e sfornando un disco malato e malsano dove chitarre dissonanti e ritmiche quasi tribali accompagnano i deliri dell'isterico Jonathan Davis. Considerato inoltre che della formazione di partenza sono rimasti in 3 degli originari 5 (più un nuovo batterista), di più davvero non si poteva chiedere ai Korn. Ben tornati, comunque!... (http://www.pulashock.it/musica/recensioni/1461-korn-iii-remember-who-you-are.html)
“Remember Who You Are” è il nono album di inediti per i Korn, e dovrebbe rappresentarne il punto di svolta, che in questo caso equivarrebbe a dire “il grande ritorno”, dato che gli ultimi lavori non saranno sicuramente ricordati a lungo nella storia della musica. Si deve però render noto a tutti che questa band, per quanto ben poco aiutata dal supporto degli headbangers dai gusti più classici e sebbene nel corso della propria carriera sia stata sconvolta da abbandoni importanti (il chitarrista Brian “Head” Welch nel 2005 e il batterista David Silveria nel 2006), non si è lasciata abbattere da situazioni sfavorevoli, ed anzi, con la speranza di poter tornare a rinverdire i fasti del loro pur recente passato, hanno messo a punto un album importante per se stessi e per i fans più fedeli, e delle nuove esibizioni. Provate ad assistere ad una delle loro performances: ne rimarrete folgorati! È infatti dal vivo che questa band riesce ad esprimersi al meglio.
Era il 27 maggio 2010 quando la Roadrunner ha messo a disposizione dei fans, anche se soltanto per un giorno, il download gratuito del nuovo brano “Are You Ready To Live?”; due mesi prima, il 26 marzo, i Korn avevano suonato dal vivo il primo singolo dell’album “Oildale (Leave Me Alone)”. La promozione di “Korn III - Remember Who You Are” è stata sicuramente particolare: la band ha infatti tenuto un live all’interno di un crop circle, ovvero un cerchio di presunta origine aliena tracciato in un campo di grano, all’interno del quale era stato disegnato il logo della band! Il concerto (senza pubblico) è stato filmato e caricato sul loro MySpace ufficiale, dove i fans hanno la possibilità di rivederlo ogni volta che lo desiderassero.
Volendo analizzare in modo più approfondito l’album, ci troviamo di fronte a 11 brani, per una durata totale di quasi 45 minuti, che scorrono tranquilli senza mai incappare in qualcosa di estremamente diverso dal consueto stile tipico dei Korn, con un Jonathan Davis ispirato ed in forma, Reginald “Fieldy” Arzivu, fedelissimo bassista, capace di creare basi ritmiche assolutamente eccezionali, e con la chitarra di James “Munky” Shaffer, che svolge il suo compito senza esagerazioni o particolari spunti di creatività; unica new entry è il batterista statunitense Ray Luzier, un tempo nella band di David Lee Roth, che già aveva dato loro una mano nel “Bitch We Have A Problem Tour” del 2008. Il titolo “Korn III - Remember Who You Are” vorrebbe essere, a detta del cantante Jonathan Davis, un ritorno al passato, un voler ricordare da dove il proprio cammino (suo e del gruppo in generale) ha avuto inizio, e da questo punto di vista bisogna sottolineare la scelta di avere come produttore quel Ross Robinson che già aveva lavorato con loro per i primi due eccellenti albums. (http://www.metallized.it/recensione.php?id=4167)
L’impatto con Remember Who You Are” è potente ed energico; batteria e voce sono in primissimo piano, la produzione è grandiosa, il suono grezzo ed immediato. Ma infine i pezzi, più che altro, si lasciano ascoltare, anche se a tratti un po’ a fatica, riproponendo con poche variazioni una formula ormai canonizzata. È vero che l’effetto “già sentito” ha, per forza di cose, un peso non indifferente nella questione ma, alla fine, il dubbio sorge: non sarà meglio andarsi semplicemente a riascoltare i loro primi due album, per ritrovare i Korn degli esordi? (http://www.rockshock.it/korn-recensionekorn-iii-remember-who-you-are/)
“RADI@zioni” è un programma curato da Camillo Fasulo, Marco Greco, Antonio Marra e Angelo De Luca, con la radi@ttiva collaborazione di Rino De Cesare, Fernando Falcolini, Angelo Olive e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì e venerdì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica Ciccio Riccio di Brindisi www.ciccioriccio.it

HACIENDA: blues in chiave tex-mex


HACIENDA “Big Red E Barbacoa” (2010)
Se volete ascoltare il miglior blues in chiave tex-mex in circolazione allora dovete ascoltare il 2° disco di questa band di San Antonio (Texas). Prodotti da Dan Auerbach dei Black Keys gli Hacienda si divertono a sfornare ballate che ricordano i classici pop-rock degli anni 60. Mentre il loro 1° disco era più sullo stile beatlesiano, questo, invece, si avvicina di più allo stile Beach Boys e con esso gli Hacienda riescono a far emergere, dopotutto, un particolare e caratteristico suono abbastanza personalizzato. “Big Red E Barbacoa” è stato registrato durante il loro precedente tour tra club e festival del Nord America dove, a quanto pare, gli Hacienda hanno fatto tutta l’esperienza necessaria per poter affrontare uno sbarco in Europa.
(Carmine Tateo)

domenica 3 ottobre 2010

GRINDERMAN: il capitolo 2° non delude le aspettative... morde!!!


GRINDERMAN “Grinderman 2” (Mute, 2010)
www.grinderman.com

Tracklist:
Mickey Mouse And The Goodbye Man
Worm Tamer
Heathen Child
When My Baby Comes
What I Know
Evil
Kitchenette
Palaces Of Montezuma
Bellringer Blues


Secondo album per la creatura/side project di Nick Cave, coadiuvato come sempre dai fedelissimi Warren Ellis, Martyn P. Casey e Jim Sclavunos, colonne portanti dei Bad Seeds. La band, così come era stato per l’album precedente, fonde echi di Birthday Party al blues sia più moderno e sperimentale che a quello “classico”, aggiungendoci un pizzico in più di drammaticità espressiva e accompagnamenti che, a tratti, sfiorano antiche melodie mistiche e tribali, il tutto con una consapevolezza ancora superiore rispetto al passato. Il lavoro assolutamente non è di facile digeribilità, infatti si passa da atmosfere da cowboy sperduti in mezzo al deserto a veri e propri attacchi sonori post-punk, fino a giungere a litanie oscuramente oniriche con una facilità inaudita, e non aspettatevi che almeno il singolo “Heathen Child” possa rappresentare un passo avanti verso la forma canzone più radio-oriented. Questo prodotto trasuda sudore e sangue a mente libera, punto. (http://www.metallus.it/recensione.asp?id=9605&p=0)
In questo disco non si raccontano balle e non si fanno sconti: qui dentro c’è un sacco di quel Nick Cave radicale e diretto che piace tanto ai fan della prima ora. Niente orchestre o raffinatezze da riciclaggio crooner, niente hit da classifica, solo sporchissimo blues e tracce di vecchio punk-rock. Signori: Nick Cave, Punkrocker classe 1957.
Il vecchio Nick si lascia andare a qualcosa di viscerale e crudo, con ansimi sexy e clamori da bordello, con tutti i “Beibe Beibe” di rigore e le chitarre arrugginite infilate nella pancia di chi ascolta. Smanetta sulla chitarra e ne esce una bestia; Warren Ellis, che è un disgraziato feroce e rumoroso, pareggia i conti sia con la Telecaster che con mandolino, bouzuki, viola e violino. La ritmica spacca tutto ma è precisa e costante ed in certe occasioni tiene insieme le debordanti improvvisazioni portando tutto dentro margini di buona fattura, tra stoffe rubate ai Rolling Stones (“Palaces of Montezuma”) e liquori presi sullo scaffale degli Animals (“Worm Tamer”). (http://fardrock.wordpress.com/2010/09/22/grinderman-grinderman-2/)
"Grinderman 2" stupisce per come Cave riesca ormai da oltre trent'anni a non deluderci (quasi) mai, rinnovandosi continuamente senza mai aver bisogno di reinventarsi. Questo secondo capitolo rimane comunque fedele ai principi del progetto: l'animalità nell'uomo (la copertina degli esordi raffigurava una scimmia intenta a masturbarsi, quella per questo disco mostra un lupo con tanto di denti digrignati che si aggira minaccioso nel salotto di casa) e il blues inteso come divino big bang della musica tutta. È un disco che mette d'accordo i fan dei Bad Seeds che si preoccupavano di questa "perdita di concentrazione" di Re Inkiostro, i fan di Grinderman e chi invece non ne era rimasto entusiasta. (http://www.ondarock.it/recensioni/2010_grinderman.html)
“RADI@zioni” è un programma curato da Camillo Fasulo, Marco Greco, Antonio Marra e Angelo De Luca, con la radi@ttiva collaborazione di Rino De Cesare, Fernando Falcolini, Angelo Olive e Carmine Tateo, in onda tutti i lunedì e venerdì tra le ore 22 e le 24 sull’emittente radiofonica Ciccio Riccio di Brindisi – www.ciccioriccio.it.

!!! con qualche freno inibitorio. Strano, no???


! ! ! “Strange Weather, Isn’t It?” (2010)
La band dei 3 punti esclamativi, meglio nota come “Chk Chk Chk” è ormai giunta al 3° album. Tre album, tre ottimi risultati… potenzialmente una band perfetta, capace di esprimersi miscelando e shakerando punk-pop newyorkese e house-dub in maniera ottimale, soprattutto in sede live!
Avremmo anche potuto scommettere sulla riuscita di questo nuovo album ed avremmo vinto! Il loro groove è sempre stato molto apprezzato, del resto, perché cambiare formula? Bassi che dominano incontrastati, tastiere che girano come fossero pale d’elicottero, fianchi dimenati senza imbarazzo alcuno… sono tutti inconfondibili segni di riconoscimento. Un buon disco, insomma, ma potrebbero fare mooolto di più se solo togliessero completamente i freni e spingessero a fondo il pedale dell’acceleratore...

(Carmine Tateo)

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